Covid. Per la pandemia reclutate oltre 83 mila unità di personale. Ma solo per il 20% è scattata assunzione a tempo indeterminato

Covid. Per la pandemia reclutate oltre 83 mila unità di personale. Ma solo per il 20% è scattata assunzione a tempo indeterminato

Covid. Per la pandemia reclutate oltre 83 mila unità di personale. Ma solo per il 20% è scattata assunzione a tempo indeterminato
In totale attivati contratti per 21.414 medici, 31.990 infermieri e 29.776 tra operatori sociosanitari ed altre professionalità necessarie per fronteggiare l’emergenza sanitaria (tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio, assistenti sanitari, biologi, etc.). Ma in totale solo per 17.151 operatori è scattata l’assunzione a tempo indeterminato.

Con lo scoppio della pandemia va dato atto al Governo di essere intervenuto massicciamente per potenziare la dotazione di personale dopo i numerosi tagli dell’ultimo decennio. Sulla base dei dati trasmessi dalle regioni e Province autonome a fine aprile 2021 come riporta la Corte dei conti, risultano essere state reclutate a vario titolo dall’inizio della emergenza sanitaria 83.180 unità di personale. Si tratta per il 25,7 per cento di medici (21.414) e per il 38,5 percento di infermieri (31.990). Il restante personale (29.776 unità) è costituito da operatori sociosanitari ed altre professionalità necessarie per fronteggiare l’emergenza sanitaria (tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio, assistenti sanitari, biologi, etc.).
 
Ma solo per il 20,6% (17.151 unità) è scattata l’assunzione a tempo indeterminato. Effettivamente un dato molto basso anche considerando la necessità di contrastare ancora la pandemia e soprattutto guardando al futuro prossimo, la necessità di recuperare le migliaia di prestazioni che sono state bloccate nell’ultimo anno.
 
Ma tornando ai reclutamenti si nota come dei medici il 23,5 per cento è rappresentato da specializzandi, sia quelli che hanno potuto sottoscrivere un rapporto di collaborazione libero-professionale con le aziende sanitarie (4.068), sia quelli (971) che frequentano l’ultimo o il penultimo anno di specializzazione, c che hanno avuto incarichi individuali a tempo determinato di non più di sei mesi ex articolo 2-ter, comma 5 del d.l. 18/2020. Oltre il 26 per cento sono invece medici abilitati ma non specializzati. Degli altri rapporti instaurati solo per il 12,5 per cento (6,3 per cento del totale) si è trattato di assunzioni a tempo indeterminato (1.350).
 
Maggiore è la quota di personale che ha sottoscritto un contratto a tempo indeterminato tra gli infermieri: dei 31.990 infermieri, il 27,4 per cento ha instaurato rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Inferiore è invece la definizione di un rapporto di lungo termine nel caso delle altre figure professionali: sono solo il 23,7 per cento del totale quelle per cui si è prevista tale soluzione contrattuale. Significative le differenze tra aree territoriali.
 
 
Nel Nord-ovest risulta sopra la media la quota dei medici e soprattutto di quelli abilitati ma non specializzati (che rappresentano il 38,2 per cento di questi operatori). Sono molto limitate le assunzioni a tempo indeterminato (circa il 3,1 per cento del totale). Nel Nord-est e nel Centro cresce in misura rilevante il peso degli infermieri sul totale degli operatori a cui le regioni hanno fatto ricorso (rispettivamente il 41,8 e il 42,2 per cento del personale). Aumenta nel Centro, ben al di sopra della media nazionale, la quota dei medici con contratto a tempo indeterminato (il 10,4 per cento) ma sale soprattutto, seppur con una qualche variabilità tra regioni, la quota media di quello infermieristico che nelle due aree è stato assorbito stabilmente (rispettivamente al 44,5 e al 52,5 per cento).
 
Nelle regioni del Sud si riduce il peso dei medici (poco più del 18,8 per cento), ma cresce di molto la quota di quelli con un contratto a tempo indeterminato (il 16 per cento). Nonostante invece il forte rilievo del personale infermieristico tra quello su cui si è basato il potenziamento delle risorse umane impiegate per rispondere alla crisi (il 42,6 per cento del totale), solo per l’8,5 per cento il rapporto instaurato è a tempo indeterminato. Nelle Isole la quota di incremento maggiore ha riguardato le altre professioni sanitarie (il 43,3 per cento) mentre medici ed infermieri presentano quote simili. In tutti i casi tuttavia limitatissimo è il rilievo dei rapporti a tempo indeterminato.

 
L.F.

L.F.

31 Maggio 2021

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