Con quali soldi faremo funzionare le nuove strutture del Pnrr?

Con quali soldi faremo funzionare le nuove strutture del Pnrr?

Con quali soldi faremo funzionare le nuove strutture del Pnrr?
Le prime stime del costo corrente a regime del complesso delle nuove strutture della sanità territoriale previste dal Pnrr si aggirano attorno ai 38 miliardi annui, quasi impossibili da rintracciare negli attuali conti del fabbisogno standard nazionale. Una difficoltà seria e da risolvere sin da ora, e con non poche difficoltà

Giorni orsono rappresentavo in un interessante convegno organizzato alla Cattolica di Milano, a conclusione di un apposito corso di perfezionamento, la difficoltà di mettere a terra, perfettamente funzionante, il nuovo sistema di assistenza territoriale disegnato dal decreto del Ministro della Salute del 20 gennaio 2022. Un provvedimento provvidenziale a fare sì che il Distretto sanitario possa diventare finalmente quello che il Legislatore del 1978 aveva sognato e sancito.

Comprata la bicicletta occorre pedalare 
Al riguardo – facendo mie le perplessità ribadite da Filippo Palumbo e Maria Giuseppina La Falce (si veda QS 7 marzo) e ribadendo qui quelle da me sottolineate sul DM71 (si veda QS 4 maggio) – sorge il dubbio che, una volta realizzate le strutture (le 1.350 CdC e i 400 OdC,) e le iniziative organizzate (600 COT) previste nell’emanando Dpcm, ci sarà un grande problema applicativo. Quello di riempirle di personale, attrezzature e tecnologie indispensabili per rendere appropriatamente i Lea corrispondenti alla collettività. Come dire, attrezzato il ristorante per essere tale occorre riempirlo di cuochi, maître di sala, camerieri e quant’altro necessario.

L’assistenza non si promette, si assicura 
Insomma a parte i dubbi sulla efficiente realizzazione del tutto – eccepiti sulla prima ipotesi Agenas, anche dall’Area tecnica ministeriale di monitoraggio e attuazione PNRR sulla obsolescenza delle tecnologie previste (budgettati peraltro su prezzi vecchi di qualche anno) e per il conseguente sottofinanziamento concretizzato a causa della mancata previsione dei lavori di montaggio e smaltimento delle apparecchiature – occorre fare due conti. Ciò in quanto i costi relativi saranno segnatamente consistenti, tali da mettere ulteriormente in pericolo lo spessore del welfare state esistente ad oggi, verosimilmente destinato ad essere definanziato per la bisogna.

In assenza di risorse nuove e in presenza di un naturale dirottamento dei quattrini destinati all’attuale assistenza ospedaliera, sarà impossibile alle Regioni finanziare l’occorrente alle loro aziende della salute per assicurare un funzionamento a regime del loro segmento distrettuale. Dunque, si rischia di avere, dal 2027, il “ristoratore” (il direttore del distretto sanitario) davanti all’ingresso senza potere dare il benvenuto e assicurare “i pasti” (i Lea) ai suoi “avventori” (gli utenti stanziali del Ssn). E già perché ci vorranno tanti soldini per mettere in moto il neo-introdotto sistema assistenziale distrettuale, arricchito di tali importanti strutture, tali da esigere anche una sua riscrittura legislativa statale. E di guisa occorreranno ogni anno miliardi di euro a copertura dei costi di esercizio delle aziende della salute, più alti in quelle esercenti nei territori difficili con le viabilità impervie del sud.

Le previsioni di costo sono preoccupanti e le abitudini sono pessime
A proposito, si presume che il costo complessivo, a partire dal 2027, sarà non inferiore ai 38 miliardi di euro, quasi impossibili da rintracciare negli attuali conti del fabbisogno standard nazionale. Una difficoltà seria e da risolvere sin da ora, e con non poche difficoltà. Tali da fare ironicamente dire, ad un mio caro e iper-competente amico, in risposta ad un interrogativo che poneva il titolo di un mio articolo sul come si risolverà e dove saranno rintracciate le risorse relative: «Nel PRNN 2027-2032 e così a seguire! Elementare, Watson!».

Ha proprio ragione lui e noi torto a non preoccuparci come dovremmo. Se non ci si discosta da questa insana metodologia, che sta portando da decenni il Paese alla rovina e la Nazione al disastro sociale, ci sarà un futuro così tremendo, specie per i ceti più deboli, da mettere paura persino ad immaginarlo. E non solo nella tutela della salute.

Anche l’UE pare metterci del suo 
Basta, con lo spostare sempre in avanti, ad libitum, i problemi di oggi. E’ puro cinismo politico.
I presupposti perché tutto ciò di tremendo accada ci sono tutti. Nessuno parla, calcola, individua le risorse che serviranno per trasformare da subito la Componente 1 della Missione 6 del PNRR in risorsa godibile dai cittadini. Persino in Europa, si comincia a parlare dell’esigenza di un Recovery Fund 2, con a valle altri debiti da assumere.

Ettore Jorio
Università della Calabria

Ettore Jorio

16 Maggio 2022

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