La nostra solidarietà ai precari Aifa

La nostra solidarietà ai precari Aifa

La nostra solidarietà ai precari Aifa

Gentile Direttore,
fanno bene i “precari AIFA” a scrivere la loro lettera su Quotidiano Sanità e a non arrendersi alle decisioni del MEF. La loro stabile precarietà è uno dei tanti segnali del disinteresse verso la necessità di creare le condizioni affinché la nostra Agenzia del Farmaco possa competere con quelle degli altri Paesi in Europa.

Al NICE inglese, alla HAS francese, all’IQWIG tedesca, ci sono numeri e strumenti che non possono essere comparati con quelli di AIFA. In queste agenzie si cerca invece di selezionare e trattenere i migliori talenti, di costruire una rete stabile di rapporti con le Università e di interagire in modo strutturato e ufficiale con tutti gli stakeholder.

Per fare questo ci vogliono risorse e persone! Non ci sono spoil system che rendono “precari” i Direttori Generali ad ogni cambio politico, facendo dubitare del fatto che l’Agenzia sia un’agenzia tecnica e “super partes”, e non ci sono le decine di giovani o meno giovani precari ai quali vengono affidati i più importanti dossier sui nuovi farmaci.

Le imprese farmaceutiche, la società nel suo complesso e il governo non dovrebbero accettare questo stato delle cose, così come non dovrebbero sottovalutare l’impatto che questo ha sull’attrattività degli investimenti nel nostro Paese.

Piaccia o no il settore farmaceutico rappresenta una importante fonte di ricchezza per il Paese ed è anche uno tra quelli a maggiore contenuto tecnologico. Ogni giorno le decisioni su questo comparto viaggiano nelle rassegne stampa internazionali e vengono discusse nei bollettini delle agenzie di consulenza del settore.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo impoverimento del settore e non è stata posta la  necessaria attenzione alla necessità di un significativo ammodernamento del processo di valutazione e monitoraggio dei farmaci, in corso in tutti i Paesi.

Il decreto del 2 agosto 2019 sui processi di rimborso dei farmaci ha reso purtroppo evidente, anche a livello internazionale, la volontà di non affrontare in modo strutturale la politica del farmaco, come hanno invece fatto la maggior parte dei Paesi, confermando un approccio difensivo e burocratico senza una visione più complessiva del settore.

La riforma attesa dell’AIFA, che dovrebbe portare a migliorare i tempi e soprattutto aumentare la qualità dei processi valutativi, non è stata ancora pubblicata e solo pochi giorni fa abbiamo atteso la consueta proroga delle commissioni, anch’esse, di fatto, precarie.

Ci dovremmo affidare, nell’industria e in AIFA, a questi giovani “precari” che non accettano la loro condizione, perché esprimono almeno la loro voglia di migliorare le cose e dovremmo chiedere a loro di che cosa avrebbero/avremmo bisogno per rendere, anche agli occhi del mondo che ci guarda, rispettabile e rispettata, prima di tutto nel nostro Paese, la nostra Agenzia, le sue decisioni, i suoi processi, la sua comunicazione.

Dovremmo non accettare più che si consideri questo settore poco prioritario ed anche molto tollerante nei confronti delle decisioni che vengono prese.

Il mio appello è alle istituzioni, alla società, ai ricercatori, ai pazienti, all’industria.

Aiutiamo i precari AIFA, e stringiamoci tutti intorno al mondo del farmaco, così importante per ognuno di noi quando purtroppo siamo colpiti da una malattia e così secondario quando si tratta di rivedere processi, competenze, risorse e strumenti.

Tutti insieme potremo ancora ritornare ad essere protagonisti nello scrivere il futuro del farmaco in Europa e nel mondo, affrontando i grandissimi temi che l’Europa cerca di affrontare dopo i recenti eventi, come la pandemia, che hanno reso più chiara la correlazione tra salute, farmaci e “ricchezza” del Paese.

Francesca Patarnello
VP Market Access & Government Affairs AstraZeneca

28 Giugno 2022

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