Ambulatorio infermieristico al PS. Smi: “Dubbi, le competenze mediche vanno assicurate”

Ambulatorio infermieristico al PS. Smi: “Dubbi, le competenze mediche vanno assicurate”

Ambulatorio infermieristico al PS. Smi: “Dubbi, le competenze mediche vanno assicurate”
Michele Tamburini, segretario regionale Emilia Romagna del Sindacato Medici Italiani, interviene sul progetto in partenza all’ospedale di Rimini: “Non è questa la risposta alla mancanza dei medici nei Pronto soccorso perché le competenze mediche rappresentano maggiori garanzie per la cura e l’assistenza dei pazienti. Grande rispetto per la professionalità degli infermieri ma devono essere chiari i limiti tra le due professioni”.

“L’ambulatorio infermieristico nel Pronto Soccorso per i codici minori che sarà attivato ad aprile, nell’Ausl Romagna e in particolare all’ospedale di Rimini, pone molti interrogativi”. A dirlo è Michele Tamburini, segretario regionale Emilia Romagna del Sindacato Medici Italiani (Smi), che “pur capendo che la scelta della parte pubblica mira a colmare la carenza dei medici nei Pronto Soccorso”, è del parere che “le competenze mediche vanno assicurate nelle prestazioni di urgenza. Le competenze mediche non possono essere trasferite a chi non è medico e, allo stesso tempo, indicare al cittadino la libertà di scelta se farsi visitare da un medico o da un infermiere”.

Per Tamburini “non è questa la risposta alla mancanza dei medici nei Pronto soccorso perché le competenze mediche rappresentano maggiori garanzie per la cura e l’assistenza dei pazienti. Grande rispetto per la professionalità degli infermieri ma devono essere chiari i limiti tra le due professioni che hanno compiti diversi e ben specifici. Gli infermieri non possono avere compiti diagnostici e prescrittivi”.

Per il segretario regionale dello Smi occorre, invece, puntare a misure strutturali affinché le strutture di Pronto Soccorso e di Medicina d’Urgenza siano attrezzate per rispondere alle nuove istanze di salute e per affrontare la crisi che li coinvolge. Molti ormai sono i fattori che hanno contribuito a creare queste criticità: una errata programmazione a livello nazionale dell’accesso alle scuole di specializzazione, la programmazione non allineata con le necessità; la diminuita attrattività del servizio sanitario pubblico da parte dei professionisti e, in particolare, del sistema di emergenza urgenza”.

“Abbiamo bisogno – sostiene Tamburini – di risposte strutturali nel medio-lungo periodo: – la revisione della programmazione del numero di specialisti in Medicina d’Emergenza – Urgenza, con un incremento dei posti disponibili nelle aree di maggiore sofferenza; – l’attivazione di procedure concorsuali aperte agli specializzandi del quinto anno, in modo da accorciare i tempi amministrativi per l’assunzione al momento del completamento del ciclo di formazione curricolare. Solo in questo modo si potrà garantire la presenza dei medici nei Pronto Soccorso ed erogare livelli di cura adeguati a tutelare la salute dei cittadini” conclude.

27 Gennaio 2023

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