Violenza, social e fragilità genitoriale. Abbaticchio (Smi): “Servono nuove norme per la formazione e il benessere dei minori” 

Violenza, social e fragilità genitoriale. Abbaticchio (Smi): “Servono nuove norme per la formazione e il benessere dei minori” 

Violenza, social e fragilità genitoriale. Abbaticchio (Smi): “Servono nuove norme per la formazione e il benessere dei minori” 
Il presidente del Sindacato dei Medici Italiani interviene sui casi di violenza tra i giovanissimi. “Educare allo ‘star bene’ è un compito sì legato ai genitori ma è anche dovuto all’impegno istituzionale e legislativo dello Stato”. Per Abbaticchio servono nuovi metodi di intervento educativo nelle scuole, che prevedano anche la partecipazione dei genitori. L’obiettivo è fare “nascere e rigenerarsi una coscienza collettiva sia nel mondo giovanile che in quella degli adulti!”.

“Il Parlamento deve legiferare nuovi sistemi e metodi di intervento educativo nelle scuole anche prevedendo l’obbligo di presenza alla formazione per i genitori, esempio possibilità di creare distacchi dal posto di lavoro mensili dove entrambi i genitori prendono parte a corsi di formazione educativi e informativi per loro e per il bene dei loro figli. Se è vero che il processo tecnologico è inarrestabile, non è accettabile di conseguenza l’inerzia istituzionale legislativa e quella “distratta“ della figura genitoriale. Deve nascere e rigenerarsi una coscienza collettiva sia nel mondo giovanile che in quella degli adulti”. A dirlo, in una nota, è Ludovico Abbaticchio, presidente nazionale Sindacato Medici Italiani (Smi), che interviene sui numerosi casi di violenza tra i giovani che riempiono la cronaca nazionale.

“La violenza sessuale, quella di gruppo, quella esercitata alcune volte da minori come strumento di sopraffazione, affondano purtroppo in radici antiche”, dice Abbraticchio. “Le cause sono tante e diverse, alcune nascono dall’idea del dominio, desiderio inconscio degli esseri umani, altre ad esempio legate al potere esercitato su di un essere su di una persona collegato spesso a quello della frustrazione sessuale dell’aggressore. Il dramma è che queste varie cause, in parte citate, trasformano la vittima in oggetto su cui sfogare le proprie patologie fortemente psicoemotive. Non tutto però è patologia perché altre persone possono scegliere la via della violenza come atteggiamento quasi collegato ad un vissuto normale. La violenza di gruppo, di cui abbiamo avuto notizia in questi ultimi giorni, è ancora più grave sia per chi diventa attore ma anche per chi è solo partecipe visivo non trascurando il dramma vive la persona che subisce l’azione violenta. I minori che vivono questa esperienza criminale collettiva, come la violenza di gruppo tipica delle baby gang ,quello della responsabilità sia singola che collettiva di chi commette violenza, non devono essere esenti da percorsi di pena improntati su una seria riabilitazione socioeducativa”.

Per il presidente nazionale dello Smi “una cosa è certa che la responsabilità istituzionale non può attenuare quella singola o collettiva di chi commette violenza. In questo contesto il ruolo dei social media, il loro utilizzo distorto, l’assenza e/o l’inadeguatezza per formazione dei genitori collegata anche alla velocità delle notizie e dei messaggi, alle capacità di attivare percorsi che portano ad una forma educativa deviante verso la prevaricazione, la prepotenza e alla cultura del possesso fine a se stessa”.

“Nell’era digitale – prosegue Abbaticchio nella sua analisi – i minori, sono perennemente connessi e trascorrono davanti al computer, agli smartphone gran parte del loro tempo libero. La rete web diventa possibilità di sviluppo della loro personalità. A conferma, basta volgere lo sguardo al massiccio uso – talora improprio – da parte dei ragazzi di Facebook, YouTube, Twitter, Instagram, WhatsApp e altri social di cui spesso gli adulti ignorano l’esistenza. Su internet sono nati nuovi fenomeni di grande allarme sociale come il cyberbullismo che – a differenza del bullismo – si connota per l’insidia dell’anonimato sfruttata dall’aggressore, per la velocità di diffusione dei contenuti denigratori e/o offensivi, nonché per l’ampiezza degli effetti lesivi della condotta. La scuola e la formazione non solo verso i ragazzi ma anche i genitori sono centrali per prevenire i fenomeni distorsivi derivanti da internet”.

Per il presidente dello Smi, dunque, occorre “ribadire la necessità di una totale rivisitazione della formazione all’educazione alla salute nelle scuole affinché non diventi un momento occasionale formativo, ma materia fondamentale di insegnamento nelle Scuole come la letteratura, la storia, la geografia ,la matematica e altro ancora. Educare allo “star bene” è un compito sì legato ai genitori ma è anche dovuto all’impegno istituzionale e legislativo dello Stato”.

05 Settembre 2023

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