L’Infermiere, meglio approfondire “di cosa si deve occupare” e “come valorizzare”

L’Infermiere, meglio approfondire “di cosa si deve occupare” e “come valorizzare”

L’Infermiere, meglio approfondire “di cosa si deve occupare” e “come valorizzare”

Gentile Direttore,
ho molto apprezzato l’approfondimento del Dott. Silvestro Giannantonio riguardante il quesito “di chi è l’infermiere” … e questo è stato un primo incipit per alcune riflessioni.

Un secondo incipit arriva dall’approfondimento di Ivan Favarin, riportato dal Giornale da Lei diretto, che concentra l’attenzione non tanto su “di chi è l’Infermiere” quanto sul “per chi e con chi” opera l’Infermiere.

Le due argomentazioni necessitano di un terzo approfondimento che riguarda il “di cosa si deve occupare l’Infermiere” (e di cosa si devono occupare i singoli livelli dell’articolazione organizzativa, di cui alla l. 43/2006).

Questo approfondimento è articolato e complesso e deve fare riferimento:
– alle evoluzioni normative che regolamentano e disciplinano le professioni infermieristiche (profili professionali, l. 42/1999, l. 251/2000, l. 43/2006, l. 3/2018);
– alle evoluzioni formative che hanno interessato le professioni infermieristiche (CL I liv., CL II liv., master di I e II liv., Dottorato di Ricerca);
– ai cambiamenti nel lavoro e nelle organizzazioni (la Sociologia del Lavoro e la Psicologia del Lavoro evidenziano il superamento dei concetti multi-professionale e multi-disciplinare a favore di “interprofessionale” e “interdisciplinare”, evidenziando nuove e diverse integrazioni e inter-connessioni tra singoli professionisti, con conoscenze e competenze specifiche e caratterizzanti, non mutuabili tra loro);
– alle resilienze di tanti, ostili o preoccupati dai cambiamenti (anche se è ben definito dalle Discipline sopra richiamate che, a fronte di evoluzioni normative e formative di categorie professionali, vanno riviste le organizzazioni e vanno rivisti i ruoli ed i percorsi formativi anche delle professioni sotto-ordinate rispetto a quelle “in crescita e sviluppo”)

Da un punto di vista teorico “di cosa si deve occupare l’infermiere” è chiaro (è quanto definito dalle norme sopra richiamate).

Da un punto di vista pratico il “gap” tra quanto definito dalle norme e quanto riscontrabile nell’operatività quotidiana è presente … anche in maniera importante ( “a macchia di leopardo” sul territorio nazionale), con la necessità di interventi per allineare “la pratica” alle conoscenze e competenze acquisite (a tutela e garanzia degli utenti e degli stessi professionisti).

Chi deve essere coinvolto?

a) Il Ministero della Salute:
– per una più chiara definizione delle figure professionali (tipologia e numerosità) necessarie a garantire l’adeguatezza della risposta ai bisogni di salute della popolazione (strutture ospedaliere, territoriali, residenziali) e una nuova determinazione di staffing e skill-mix, maggiormente in linea con le nuove necessità sia degli utenti, sia delle aziende, tenuto conto delle evoluzioni normative e formative che hanno riguardato la professione infermieristica e gli infermieri;
– per una rivisitazione del profilo professionale e della formazione delle professioni di supporto (OSS), con l’auspicio del rispetto dei principi richiamati dalla l. 3/2018 (evitare il proliferare di professioni con competenze sovrapponibili);
– per una definizione delle figure dirigenziali infermieristiche, nel rispetto dei dettati contrattuali da prevedere in ogni azienda (a livello ospedaliero e territoriale) e per i necessari indirizzi all’ARAN (e/o i necessari provvedimenti normativi) per il riconoscimento di pari diritti e pari dignità alla Dirigenza Infermieristica, al pari delle altre Dirigenze Sanitarie);
– per uno sviluppo nelle competenze specialistiche degli infermieri, unitamente alla possibilità di crescita professionale e di sviluppo di carriera;
– per chiari indirizzi alle Regioni per la valorizzazione delle figure infermieristiche (ad ogni livello dell’articolazione organizzativa di cui alla l. 43/2006)

b) Il Ministero dell’Università e della Ricerca:
– per un adeguamento dei curricola formativi alle evoluzioni scientifiche, tecnologiche e metodologiche che hanno interessato il sistema sanitario;
per un investimento nei Professori Disciplinari, con una definizione di criteri minimi di riferimento per la dotazione di Professori e Ricercatori Disciplinari per ogni Ateneo e per ogni Corso attivato;
– per un riconoscimento reale delle posizioni di “Direttore del Corso di Laurea” (nell’ambito di accordi con le Regioni)
– per uno sviluppo anche nella clinica del percorso formativo di II livello

c) Le Regioni
– per chiari indirizzi alle Aziende in merito alle applicazioni delle determinazioni stabilite a livello centrale;
– per una chiara definizione delle necessità di professionisti (tipologia e numerosità), tenuto conto delle necessità di funzionamento delle strutture, nel rispetto dei contenuti del DM 70/2015 e del DM 77/2022;
– per il monitoraggio delle evoluzioni epidemiologiche, demografiche e socio-economiche, incidenti nella domanda di salute della popolazione;
– per il monitoraggio di out-put e out-come;

d) Le Aziende
– per la revisione dei modelli organizzativi e dei sistemi di cura e assistenza, tenuto conto delle evoluzioni normative e formative che hanno riguardato gli infermieri;
– per un utilizzo corretto e razionale delle risorse;
– per una valorizzazione vera delle figure infermieristiche, ad ogni livello dell’articolazione organizzativa di cui alla l. 43/2006, nel rispetto dei dettati contrattuali, sia a livello organizzativo, sia a livello professionale;

e) Le organizzazioni sindacali
– per la corretta valorizzazione professionale, nel rispetto dei dettati contrattuali;

f) Gli Infermieri
– per una diversa consapevolezza del proprio ruolo, delle proprie funzioni e delle relative responsabilità.

C’è tanto da lavorare … e serve l’impegno di tutti!

Marcello Bozzi
Segretario nazionale ANDPROSAN – Associata COSMED

07 Settembre 2023

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