Medici di famiglia: non sarà il rapporto fiduciario che salverà la convenzione

Medici di famiglia: non sarà il rapporto fiduciario che salverà la convenzione

Medici di famiglia: non sarà il rapporto fiduciario che salverà la convenzione

Gentile direttore,
mentre si allarga il fronte dei medici di famiglia che chiedono una revisione della Convenzione o il suo superamento con un rapporto di dipendenza, in questo fine settimana Fimmg, Enpam, Fnomceo riunite a Bari con i loro massimi rappresentanti, hanno lanciato le “cooperative dei medici di medicina generale”, per l’organizzazione delle cure primarie in autonomia suggellando di fatto il mantenimento della convenzione.

Mentre sui social (LinkedIn, Facebook, whatsapp etc) ma anche su riviste di settore, la base discute, i vertici della professione sembrano aver blindato le loro posizioni. “La convenzione come è diventata oggi ha sempre più le caratteristiche di una dipendenza mascherata senza però le garanzie riservate ai dipendenti. I medici di medicina generale da tempo sono ostaggio dei cittadini, segretari degli specialisti e oggetto di vessazioni da parte dei dirigenti” è quanto scrivono su MD alcuni colleghi e chiedono di aprire una riflessione che porti o a un cambiamento importante della convenzione attuale o alla dipendenza, sostenendo che è “sacrosanto ripensare alla collocazione giuridica del mmg nel Ssn“.

I vertici della professione però non sembrano per niente intenzionati ad ascoltare queste voci e aprire un dibattito in tal senso.

In nome del rapporto fiduciario e della capillarità delle cure la convenzione sembra essere l’unico modello possibile per la medicina del territorio.

Ma che Scotti, segretario Fimmg difenda a spada tratta la convenzione non è una novità; per lui rapporto fiduciario e autonomia organizzativa sono irrinunciabili.

Stupisce semmai la presa di posizione di Oliveti, presidente Enpam, che per difendere la convenzione, arriva a distinguere tra medico di fiducia e medico d’ufficio (“Nel caso di un problema legale, preferiresti farti difendere da un avvocato d’ufficio o da uno di fiducia?”), tacciando come medici d’ufficio le migliaia di colleghi che da dipendenti negli ospedali curano e salvano vite senza avere alcun rapporto fiduciario di libera scelta.

Non da meno Anelli che dal sito della Fnomceo fa sapere che altri “modelli” che non siano la convenzione, presentano “rischi evidenti” quali “non poter più garantire la libera scelta del cittadino, quel rapporto continuativo di fiducia che è alla base dell’alleanza terapeutica e della riuscita dei percorsi di prevenzione e cura, nonché la capillarità della presenza del medico in ogni angolo del Paese.”

Non fossero sufficienti queste nette prese di posizione a favore della convenzione è arrivata dall’Enpam l’idea di finanziare l’acquisto di immobili per i medici che lo richiedano per farci delle case di comunità spoke. Si legge nel sito che “Concretamente i team dei medici interessati potranno individuare l’immobile da destinare a Casa di comunità spoke; i locali verranno quindi acquistati, ristrutturati e attrezzati da un fondo immobiliare e quindi dato in affitto o in leasing agli stessi medici che ci lavoreranno”.

Queste posizioni dei vertici della nostra professione suscitano in me più di qualche perplessità.

  • Possibile che non sia realizzabile un confronto chiaro, costruttivo, senza pregiudizi che veda oltre ai possibili punti di forza della convenzione (rapporto fiduciario, autonomia del lavoro, capillarità delle cure) tutti gli svantaggi che ci stanno soffocando: Il ricatto della scelta, le vessazioni delle aziende che orami ci comandano a bacchetta, l’assenza dei principali diritti lavorativi (ferie., malattie, infortuni?) Perché il presidente Anelli che per il suo ruolo dovrebbe essere garante di tutti, non si fa carico di queste legittime posizioni e invece si schiera come un sindacalista?
  • E’ davvero il rapporto fiduciario il diritto inalienabile per un cittadino o non è invece il diritto alla salute sempre più bistrattato dalle condizioni contingenti? Cosa fanno per esempio le migliaia di pazienti che rimangono senza medico di famiglia, perdono forse il diritto alle cure perché senza medico di famiglia?
  • Quale convenienza intravede l’Enpam nell’acquistare gli immobili destinati a divenire case della comunità spoke? E davvero sarà un investimento per i giovani medici che dovranno metterci il proprio lavoro e i propri soldi? E sarà davvero alla portata di tutti la costruzione di cooperative di medici per la gestione del personale da mettere nelle case di comunità? Perché per fare i medici di famiglia bisognerà avere una vocazione imprenditoriale?

Personalmente trovo stucchevoli le posizioni dei nostri vertici e molto più vere e realistiche quelli dei colleghi che vogliono la dipendenza. Il desiderio di un inquadramento giuridico diverso nasce dalle condizioni di lavoro attuali, che non ci permettono più di avere una vita privata normale. Perché chi ci rappresenta, al posto di ripetere come un disco rotto sempre le stesse cose a difesa della convenzione, non si occupa di cambiarla concretamente introducendo le giuste tutele (malattia, ferie etc) e creando condizioni di lavoro più accettabili e dignitose? Non sarà il rapporto fiduciario che salverà la convenzione!

Ornella Mancin

27 Settembre 2023

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