Accesso alla Facoltà di Medicina. Smi: “Occorre una scuola di specializzazione universitaria con uno specifico settore” 

Accesso alla Facoltà di Medicina. Smi: “Occorre una scuola di specializzazione universitaria con uno specifico settore” 

Accesso alla Facoltà di Medicina. Smi: “Occorre una scuola di specializzazione universitaria con uno specifico settore” 
“Riformare il sistema di accesso alla Facoltà di Medicina non è sufficiente. Servirebbe un percorso specialistico che consenta di acquisire maggiori competenze, omogenee sul territorio nazionale nelle cure primarie/assistenza sanitaria primaria” ha detto  il Segretario generale del sindacato  Onotri

“Non basta riformare il sistema di accesso alla Facoltà di Medicina, per di più con l’idea di una selezione dopo sei mesi di corso. Servirebbe una scuola di specializzazione universitaria, con uno specifico settore, che formi medici specialisti nelle cure primarie/assistenza sanitaria primaria. Un percorso specialistico che consenta di acquisire maggiori competenze, omogenee sul territorio nazionale, per affrontare le sfide del futuro”.

Così Pina Onotri, Segretario Generale dello SMI, nel giorno in cui parte la discussione presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati del provvedimento inerente la ‘Delega al Governo per la revisione delle modalità di accesso ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia’. Provvedimento, aggiunge Onotri che “potrebbe sembrare una soluzione per filtrare gli studenti, ma in sostanza non supera o abolisce il cosiddetto numero chiuso che viene semplicemente rinviato al secondo semestre: “Superare tutti gli esami del primo semestre è la pre-condizione per entrare nella graduatoria unica nazionale che deciderà, in base ai posti disponibili, chi accederà al secondo semestre. Avremmo bisogno, invece, che la parte pubblica (Stato e Regioni) programmasse in maniera adeguata, il fabbisogno di medici, tenendo conto di tutte le variabili in campo. A partire del numero dei medici che ogni anno, per scarsa attrattività del nostro Ssn, emigrano all’estero. Un fenomeno in forte crescita e che potrebbe incidere in maniera decisiva sul calcolo del fabbisogno dei sanitari.

Ci chiediamo, a questo punto, ma le università private decideranno loro stesse le regole di accesso ai propri corsi? Per non parlare delle università telematiche che offrono corsi on line per i loro iscritti, senza tener conto che la medicina non è solo una disciplina teorica ma richiede competenze pratiche, abilità cliniche e una profonda comprensione. Tutto questo potrebbe rappresentare una criticità che potrebbe creare delle difformità e sulla selezione e sulla preparazione degli studenti. Per questi motivi solleviamo forti dubbi sull’efficacia delle università telematiche e on line per gli studi di medicina e chirurgia.

Sosteniamo, per queste ragioni, da tempo, un vero e proprio salto culturale che porti a una nuova formazione per la medicina generale. Servirebbe una scuola di specializzazione universitaria, con uno specifico settore, che formi medici specialisti nelle cure primarie/assistenza sanitaria primaria. Un percorso specialistico che consenta di acquisire maggiori competenze, omogenee sul territorio nazionale, per affrontare le sfide del futuro. La costituzione di un settore scientifico disciplinare, consentirebbe a giovani medici di intraprendere ruoli universitari portando a sviluppare la ricerca sul territorio, elemento indispensabile per una qualità delle prestazioni e allo stesso tempo di garantire l’attività sul territorio nel caso di carenza.

Occorrerebbe, infine, prevedere specifici bandi/ concorsi per quei medici di medicina generale che negli anni hanno acquisito competenze in ricerca e formazione”.

25 Febbraio 2025

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