Mieloma multiplo: in Sicilia la rete ematologica permette accesso equo alle cure innovative
In una regione vasta come la Sicilia, la rete ematologica tra hub e spoke è la chiave per garantire a tutti i pazienti con mieloma multiplo l'accesso alle terapie innovative
Grazie all’allungarsi della sopravvivenza e al susseguirsi delle linee di trattamento, oggi il mieloma multiplo assomiglia sempre più a una malattia cronica. “Il mieloma oggi è una patologia con cui i pazienti convivono per diversi anni e richiede quindi percorsi terapeutici lunghi, che possono variare per intensità”, spiega Fabrizio Accardi, dirigente medico della UO di Oncoematologia dell’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo. Un percorso in cui le terapie cambiano nel tempo, adattandosi all’evoluzione della malattia e alle condizioni del paziente.
Un ventaglio terapeutico in continua espansione A rendere possibile questa cronicizzazione è stata soprattutto l’innovazione farmacologica degli ultimi anni. “Oggi, grazie ai progressi della ricerca, disponiamo di terapie innovative come le Car-T, gli anticorpi bispecifici e di nuove opzioni terapeutiche”, osserva Accardi, che cita tra queste anche belantamab mafodotin, al momento disponibile in Italia in regime di classe C non negoziata (Cnn) in associazione ad altri farmaci. Si tratta di approcci diversi per meccanismo e logistica di somministrazione, che ampliano le possibilità di scelta lungo le varie linee di terapia e permettono di mantenere la malattia sotto controllo più a lungo. La loro disponibilità, però, pone una sfida organizzativa: portare strumenti complessi e ad alta specializzazione a tutti i pazienti, anche a quelli che vivono lontano dai grandi centri.
La rete come garanzia di equità La Sicilia, per estensione e conformazione, è un territorio in cui le distanze possono pesare. “La Sicilia è una regione vasta, ma questo non vuol dire che, nonostante alcune difficoltà logistiche, i pazienti non possano avere accesso alle ultime terapie o agli ultimi vantaggi diagnostici e tecnologici per la gestione del mieloma multiplo”, sottolinea Alessandra Romano, professore associato di Ematologia all’Università di Catania, AOU Policlinico G. Rodolico – San Marco.
Il merito, spiega Romano, è di una rete ematologica attiva da diversi anni, in cui i centri di riferimento (come i Policlinici di Catania e di Palermo) lavorano in stretta connessione con le realtà più piccole. “Lo sforzo è di far viaggiare i campioni e i referti in modo da avere la corretta diagnosi, il corretto inquadramento del rischio e della prognosi con le tecnologie più innovative identificate dalle linee guida internazionali”, prosegue. Un’organizzazione che consente, ad esempio, l’accesso alle Car-T: “In Sicilia abbiamo un solo centro che al momento può disporre della somministrazione delle Car-T, ma tutti gli ematologi siciliani, attraverso la rete, possono avere accesso a questo servizio”. Accardi nota che bisogna migliorare gli aspetti organizzativi. “Le terapie innovative richiedono percorsi rapidi, laboratori specializzati e personale dedicato, ed è su una rete efficiente tra hub e spoke che occorre continuare a lavorare per rendere i farmaci innovativi realmente accessibili in modo diffuso e capillare”.
L’esperienza del Policlinico di Catania Il Policlinico di Catania ha partecipato al programma che ha poi dato origine allo studio registrativo DREAMM-7, in cui belantamab mafodotin è stato valutato in combinazione con bortezomib e desametasone (BVd) e confrontato con una tripletta a base di daratumumab in pazienti con mieloma recidivato o refrattario già dalla prima recidiva. Insieme allo studio DREAMM-8, che ha testato l’anticorpo coniugato in associazione a pomalidomide e desametasone (BPd), DREAMM-7 ha fornito le evidenze sulla base delle quali, nel luglio 2025, l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha approvato le due combinazioni per il trattamento del mieloma multiplo recidivato o refrattario. “Grazie a questa esperienza abbiamo lavorato moltissimo sui programmi di formazione”, racconta Romano. Un lavoro che ha avuto una ricaduta sulla gestione multidisciplinare. “Oggi, accanto agli ematologi, c’è una rete di oculisti in Sicilia capace di identificare precocemente gli eventi avversi correlati all’utilizzo di questo farmaco e di modularli insieme, per permettere al paziente di continuare il trattamento”, spiega.
Avvicinare le cure al paziente Il paziente con mieloma è spesso fragile, per l’età avanzata e le comorbidità, e richiede un’assistenza che va oltre la sola somministrazione del farmaco. “Ha bisogno di una presa in carico completa e continua”, ricorda Accardi. Per questo è importante ridurre il carico logistico delle terapie che, nota il clinico, dovrebbero essere somministrate il più vicino possibile al domicilio del paziente, limitando gli spostamenti e migliorando la qualità di vita. Accardi individua nelle triplette con belantamab, somministrabili ogni tre settimane, o anche con cadenza mensile, una possibile risposta a questa esigenza. Il rafforzamento della rete tra hub e spoke e l’avvicinamento delle terapie al territorio in una regione estesa come la Sicilia segnano la differenza tra un’innovazione disponibile e un’innovazione davvero accessibile.
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