L’Agenzia europea per il controllo delle malattie (Ecdc) ha annunciato il rafforzamento della sua presenza sul campo per supportare le aree colpite dall’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, mentre parallelamente ha pubblicato una guida operativa per preparare i Paesi europei all’eventualità – per ora molto remota – di un caso importato.
“Il Centro sta rafforzando le sue azioni sul campo per sostenere una risposta efficace a questa epidemia di Ebola – ha dichiarato la direttrice dell’Ecdc, Pamela Rendi-Wagner -. Le conoscenze aggiuntive che acquisiremo ci permetteranno anche di aggiornare tempestivamente la nostra valutazione del rischio e le raccomandazioni per l’Europa, rafforzando la sicurezza sanitaria quando e dove è necessario”.
Esperti dell’Ecdc e degli Stati membri dell’Ue stanno monitorando l’implementazione delle procedure di screening dei passeggeri nei principali aeroporti dei Paesi colpiti, nell’ambito di un team dell’EU Health Taskforce. Dopo aver iniziato nella Rdc, il team proseguirà le valutazioni in Uganda. Un secondo team, che include un esperto dell’Ecdc, è in arrivo in Sud Sudan per rafforzare la preparazione nazionale, con particolare attenzione alla comunicazione del rischio e al coinvolgimento delle comunità. Dall’inizio dell’epidemia, l’Ecdc ha fornito supporto diretto, con esperti ruotati presso l’Africa Cdc in Etiopia per supportare sorveglianza, preparazione e analisi dei dati.
La nuova guida operativa: quattro aree di intervento
Il documento “Preparedness and response for imported cases of Ebola disease into an EU/EEA country”, pubblicato dall’Ecdc, fornisce ai Paesi membri un quadro operativo per gestire un eventuale caso importato di Ebola, dividendo la preparazione in quattro aree di intervento.
Primo contatto sanitario (Focus area A): un caso sospetto o probabile di Ebola potrebbe presentarsi in un contesto non specializzato, come un pronto soccorso, un punto di ingresso (aeroporto, porto) o un’ambulanza. La guida chiede di formare il personale a riconoscere i sintomi, isolare il paziente e allertare immediatamente le autorità sanitarie.
Trasporto interno (Focus area B): una volta identificato il caso, il trasporto verso un ospedale di riferimento deve avvenire in sicurezza, con mezzi dedicati, protocolli di disinfezione e personale formato sull’uso dei dispositivi di protezione individuale.
Ospedale di riferimento (Focus area C): la struttura designata deve essere in grado di offrire cure di supporto di livello critico, garantire il contenimento delle infezioni e disporre di personale formato per la gestione del paziente e delle salme. Particolare attenzione è posta alla gestione dei rifiuti e delle acque reflue.
Evacuazione medica (Focus area D): per i casi che richiedono il rientro in Europa da aree colpite, la guida sottolinea la necessità di una pianificazione complessa che coinvolge più autorità, con procedure di coordinamento tra l’Oms, la Commissione europea (DG Echo e DG Sante) e i singoli Stati.
Il rischio per l’Europa
L’Ecdc ricorda che l’attuale epidemia, dichiarata il 17 maggio 2026 e elevata a emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Pheic), rappresenta una minaccia significativa per le popolazioni locali. Tuttavia, il rischio per la popolazione generale nell’UE è valutato come “molto basso”. L’Ecdc stima una probabilità di importazione di circa un caso ogni 24.000 viaggiatori dalla regione colpita. L’Agenzia continua a monitorare l’evoluzione dell’epidemia attraverso le sue attività di intelligence epidemiologica, mantenendo il coordinamento con i partner internazionali e la Commissione europea per garantire che le linee guida europee siano sempre allineate alla situazione sul campo.