Cure primarie: il tempo delle scelte è finito

Cure primarie: il tempo delle scelte è finito

Cure primarie: il tempo delle scelte è finito

Gentile Direttore, sulle cure primarie il rischio è continuare a discutere degli strumenti dimenticando il problema reale. Da anni il dibattito è sugli assetti della medicina generale, sulle Case di Comunità e sui di-versi modelli organizzativi. Tutti temi importanti, ma la domanda da cui partire dovrebbe essere un’altra...

Gentile Direttore,
sulle cure primarie il rischio è continuare a discutere degli strumenti dimenticando il problema reale. Da anni il dibattito è sugli assetti della medicina generale, sulle Case di Comunità e sui di-versi modelli organizzativi. Tutti temi importanti, ma la domanda da cui partire dovrebbe essere un’altra: quali sono oggi i bisogni di salute prevalenti della popolazione e il nostro sistema territo-riale è davvero organizzato per soddisfarli?

L’Italia sta vivendo una trasformazione profonda. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento di cronicità e fragilità stanno modificando radicalmente la domanda di assistenza. Sempre più spesso il problema non è la malattia acuta ma la progressiva perdita di autonomia, la riduzione della mobilità, il rischio di caduta, la sedentarietà, il dolore muscolo-scheletrico persi-stente e la difficoltà a mantenere una vita indipendente. In altre parole, una quota crescente della domanda di salute riguarda la funzione.

È in questo contesto che assume particolare rilievo la recente analisi pubblicata su The Lancet Primary Care sulla crisi della medicina generale europea. Lo studio ci dice che i modelli tradizio-nali fanno sempre più fatica a rispondere ai bisogni contemporanei e indica una direzione chiara: la risposta non è trovare nuovi eroi solitari ma nel costruire team multidisciplinari, sostenuti da una governance forte e da una pianificazione coerente delle competenze. È una riflessione che ri-guarda direttamente anche il nostro Paese.

La crisi della medicina generale non rappresenta soltanto una carenza di professionisti: è il segna-le che le cure primarie devono evolvere verso un modello più maturo, che integri competenze di-verse attorno ai bisogni delle persone.

In questo quadro il MMG mantiene un ruolo centrale. È il professionista chiamato a leggere il bi-sogno clinico, garantire continuità assistenziale, orientare i percorsi di cura e coordinare l’accesso ai livelli specialistici se necessario – ma proprio per questo non può essere lasciato solo.

Le Case di Comunità previste dal DM 77 sono un’opportunità importante se diventano il luogo nel quale operano veri team di prossimità, composti da medici, infermieri di famiglia e comunità, as-sistenti sociali e professionisti della riabilitazione. Tra queste competenze continua, tuttavia, a mancare un tassello fondamentale. Se il XX secolo sanitario è stato costruito attorno alla diagnosi e alla cura della malattia, il XXI richiede una crescente attenzione alla conservazione della fun-zione. Non basta vivere più a lungo: bisogna mantenere più a lungo autonomia, mobilità e parteci-pazione sociale.

La perdita di funzione è oggi uno dei principali determinanti di fragilità, disabilità, istituzionaliz-zazione e consumo di risorse, e intervenire quando il problema è conclamato significa arrivare tardi. La vera sfida consiste nell’identificare precocemente i fattori di rischio e attivare percorsi di prevenzione prima che la perdita di autonomia si manifesti. È in questo quadro che il fisioterapi-sta assume un ruolo strategico nelle cure primarie.

La fisioterapia di oggi non è soltanto riabilitazione: è valutazione funzionale, individuazione pre-coce della fragilità, prevenzione delle cadute, promozione dell’attività fisica, educazione alla sa-lute e supporto al mantenimento dell’autonomia nelle persone anziane e con cronicità. Inserire stabilmente queste competenze nelle reti territoriali significa rafforzare la capacità del sistema di leggere anzitempo i bisogni della popolazione e di intervenire prima che la perdita di funzione si trasformi in maggiore domanda di assistenza sanitaria e sociale.

La vera sfida, quindi, non consiste nel ridefinire confini professionali, ma nel costruire un’organizzazione nella quale ciascuno faccia ciò che sa fare meglio e che serve davvero ai citta-dini. Le cure primarie devono essere il primo livello di risposta ai bisogni di salute e le cure spe-cialistiche devono intervenire successivamente, quando necessarie: continuare a sovrapporre que-sti livelli genera soltanto inappropriatezza e dispersione di risorse.

Le riforme necessarie sono note da tempo. Le evidenze scientifiche sono disponibili. Gli investi-menti del PNRR hanno creato un’occasione irripetibile. Oggi serve soprattutto la capacità di tra-durre questi principi in modelli organizzativi concreti e di accompagnare il cambiamento con una governance forte, capace di guardare ai bisogni della popolazione prima che agli interessi delle singole categorie.

Il tempo delle discussioni è finito. Le cure primarie del futuro si costruiranno attorno a team di prossimità integrati, nei quali il medico di medicina generale coordina la risposta clinica e il fisio-terapista contribuisce a presidiare uno dei terreni decisivi per la sostenibilità del sistema: la pre-venzione della perdita di funzione e della non autosufficienza.

Fabio Bracciantini
Presidente OFI Toscana Centro

Melania Salina
Presidente OFI Friuli Venezia-Giulia

24 Giugno 2026

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