Camerae Sanitatis. Intervista a Ylenia Zambito (Pd): “Il Governo ha smesso di credere nel Servizio sanitario nazionale”

Camerae Sanitatis. Intervista a Ylenia Zambito (Pd): “Il Governo ha smesso di credere nel Servizio sanitario nazionale”

Camerae Sanitatis. Intervista a Ylenia Zambito (Pd): “Il Governo ha smesso di credere nel Servizio sanitario nazionale”

Dalla riforma della farmaceutica, giudicata “un’occasione mancata”, alla mancata definizione di misure per l’early access ai farmaci innovativi, fino alle sfide dell’industria tra dazi e nuovi scenari internazionali. Per la senatrice del Pd il Governo non ha una strategia per rilanciare il Ssn: “Servono più risorse, valorizzare il personale, rendere più attrattive le professioni sanitarie e portare il Fondo sanitario al 7% del Pil”

Il vero nodo della sanità italiana non è soltanto la disponibilità di risorse economiche, ma la volontà politica di continuare a credere nel Servizio sanitario nazionale.

È questa la convinzione da cui parte la senatrice del Partito Democratico Ylenia Zambito nel nuovo confronto di Camerae Sanitatis, dedicato ai principali dossier aperti della sanità: dalla riforma della farmaceutica alla sanità integrativa, fino alla crisi del personale. Sullo sfondo, le priorità della prossima legge di Bilancio.

Secondo la parlamentare dem è l’impostazione stessa del Governo a dimostrare una progressiva rinuncia al rilancio del Ssn, mentre il sistema avrebbe bisogno di maggiori investimenti, di una riforma organica e di interventi capaci di restituire fiducia a professionisti e cittadini.

Farmaceutica: “Un’occasione mancata”

La prima critica riguarda il Testo unico della farmaceutica, attualmente all’esame del Parlamento. Per Zambito il provvedimento contiene alcuni principi condivisibili, ma rischia di concludersi senza incidere realmente sulle criticità del settore. “Come Partito Democratico abbiamo scelto di collaborare, presentando un numero limitato di emendamenti e individuando anche le relative coperture finanziarie. Purtroppo, questa disponibilità non è stata raccolta e il testo è rimasto sostanzialmente una dichiarazione di principi”, osserva.

Tra le questioni rimaste aperte cita il superamento del payback farmaceutico, sul quale esiste un consenso ormai diffuso ma che, a suo giudizio, avrebbe richiesto risorse certe. Restano inoltre irrisolti il tema delle disuguaglianze territoriali nell’accesso ai farmaci innovativi e quello dell’early access alle nuove terapie: “Ci sono esempi di buone pratiche in Europa che avrebbero potuto essere presi in considerazione. Penso, ad esempio, al modello francese, ma anche su questo non si è voluto precisare”.

Per la senatrice c’è poi la necessità di legare il prezzo dei medicinali al beneficio clinico effettivamente prodotto.

A conti fatti, dunque, il provvedimento rappresenta un’occasione mancata: “I decreti attuativi devono essere approvati entro il 31 dicembre, altrimenti il testo decade. Sono molto pessimista sulla reale possibilità che ci sia un cambiamento nella farmaceutica. Eppure, il settore ha bisogno di cambiamenti”.

Industria farmaceutica e innovazione: “Un Governo afono”

Manca, secondo la senatrice, anche una strategia incisiva per sostenere il comparto industriale. L’industria farmaceutica italiana rappresenta uno degli asset strategici del Paese e oggi deve confrontarsi con sfide decisive, dai dazi internazionali alla dipendenza dalle materie prime provenienti dai Paesi asiatici. C’è poi il tema del Most Favored Nation, che, sottolinea, “incide parecchio”. “I lanci di nuovi farmaci innovativi previsti quest’anno sono stati bloccati”. Di fronte a questi problemi concreti il Governo, conclude, “appare piuttosto afono”.

Sanità integrativa: “Deve restare complementare”

Altro tema centrale è quello della sanità integrativa. Per Zambito il punto non è negarne il ruolo, ma impedirne una progressiva sostituzione del Ssn: “La domanda da porsi è molto semplice: le agevolazioni fiscali destinate alla sanità integrativa producono un beneficio maggiore rispetto a quello che otterremmo investendo le stesse risorse nella sanità pubblica? Io credo di no”.

Secondo la senatrice il settore va riordinato, ma deve mantenere una funzione realmente complementare, finanziando esclusivamente le prestazioni non comprese nei Livelli essenziali di assistenza. Diversamente, avverte, si finirebbe per mettere in competizione il sistema pubblico con quello privato, indebolendo inevitabilmente il primo. Un servizio pubblico che pur attraversando una fase di profonda difficoltà continua a garantire esiti clinici migliori rispetto a molti sistemi sanitari europei che dispongono di risorse superiori, rimarca Ylenia Zambito.

Personale e medicina territoriale

La riflessione si sposta quindi sul personale sanitario. Per la parlamentare la priorità è ricostruire la fiducia di medici, infermieri e professionisti che oggi sempre più frequentemente scelgono il settore privato oppure rinunciano a partecipare ai concorsi pubblici. “Dobbiamo rendere di nuovo attrattive queste professioni, eliminare definitivamente i tetti di spesa sul personale e investire davvero sulla valorizzazione economica dei professionisti. Il problema non è soltanto che mancano medici e infermieri: il problema è che il Servizio sanitario nazionale non riesce più ad attrarli”.

Pur riconoscendo l’importanza dell’investimento previsto dal Pnrr sulla medicina territoriale, Zambito osserva che Case e Ospedali di comunità rischiano di restare scatole vuote senza personale necessario a renderli realmente operativi: “Abbiamo tante inaugurazioni di fabbricati, ma non abbiamo ancora i servizi che quei luoghi dovrebbero garantire ai cittadini”.

Le priorità della prossima manovra

In vista della prossima legge di Bilancio, l’ultima della legislatura, il Partito Democratico confermerà alcune richieste considerate prioritarie: portare gradualmente il Fondo sanitario nazionale al 7% del Pil, superare definitivamente i tetti di spesa sul personale, ridurre le disuguaglianze territoriali e destinare maggiori risorse alla salute mentale.

Accanto a questi obiettivi, Zambito richiama anche la necessità di rilanciare la ricerca clinica. Per la senatrice rafforzare la ricerca significa formare nuovi ricercatori, sostenere uno dei principali asset industriali del Paese e consentire ai pazienti di accedere più rapidamente alle terapie innovative attraverso i trial clinici.

Infine, torna sul tema del finanziamento della sanità pubblica. A suo giudizio gli aumenti contrattuali destinati al personale sanitario non dovrebbero essere conteggiati all’interno del Fondo sanitario nazionale, perché rappresentano un investimento sulla valorizzazione dei professionisti e non risorse aggiuntive per ampliare i servizi o ridurre le liste d’attesa.

È proprio da questa convinzione che nasce anche la sua critica più netta all’Esecutivo: “Quando si sostiene che il Servizio sanitario nazionale non potrà mai essere finanziato a sufficienza e che bisogna puntare sempre di più sulla sanità integrativa, significa che non si crede più fino in fondo nel nostro sistema pubblico. Io continuo invece a pensare che il Servizio sanitario nazionale sia uno dei patrimoni più importanti del Paese e che debba essere rilanciato, non ridimensionato”.

Ester Maragò

Ester Maragò

20 Luglio 2026

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