“Utilizzare la crescita della sanità privata come prova di un arretramento del Servizio sanitario nazionale alimenta slogan, ma non trova riscontro nei dati.” Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo oggi in Aula alla Camera a un question time presentato da Avs.
I finanziamenti al Ssn
Schillaci ha illustrato i dati relativi al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, sottolineando che “negli ultimi anni il finanziamento del Ssn è cresciuto costantemente. Tra il 2023 e il 2026, l’incremento complessivo è stato di circa 14 miliardi di euro. Nel 2026, il finanziamento sanitario corrente aumenta del 4,65 per cento, a fronte di un’inflazione programmata dell’1,5 per cento.”
“Non siamo di fronte a un disimpegno dello Stato, ma a un investimento strutturale”, ha aggiunto il ministro, ricordando i 500 milioni di euro per la prevenzione e le nuove risorse per la salute mentale, le dipendenze e le comunità terapeutiche.
Il rapporto spesa sanitaria-PIL
Il ministro ha poi precisato che “il rapporto tra spesa sanitaria e PIL è un indicatore utile, ma non può misurare, da solo, la qualità e l’universalità di un sistema. Risente dell’andamento dell’economia, dei costi dei servizi e delle diverse modalità di contabilizzazione adottate nei vari Paesi. Paragonare sistemi nei quali le prestazioni sanitarie vengono contabilizzate in modo differente può dare argomenti, ma non restituisce un confronto attendibile.”
“Per valutare un sistema sanitario – ha proseguito – bisogna considerare anche gli esiti di salute, la qualità dell’assistenza, l’accessibilità e la capacità di trasformare le risorse in prestazioni concrete.”
La rinuncia alle cure
Sul tema della rinuncia alle cure, Schillaci ha osservato che “il dato richiamato dagli interroganti deriva da un’indagine basata sulle dichiarazioni degli intervistati. Misura una percezione autodichiarata: non certifica una prescrizione medica negata né una prestazione rifiutata dal Servizio sanitario nazionale. L’indagine riguarda, inoltre, la rinuncia a una visita o a un esame specialistico. Non è corretto trasformare automaticamente questo dato nella rinuncia a un intero percorso di cura.”
“Questo non significa sottovalutare il problema – ha precisato il ministro – Il Ministero utilizza questi indicatori per valutare l’equità e l’accessibilità dei servizi regionali. Prendere sul serio un dato non significa accettarne una rappresentazione imprecisa. Significa utilizzarlo per intervenire.”
Il rapporto tra pubblico e privato accreditato
Schillaci ha poi affrontato il tema del rapporto tra pubblico e privato accreditato. “I numeri non confermano una progressiva sostituzione del Servizio sanitario nazionale. Gli acquisti di prestazioni specialistiche e ospedaliere dai soggetti privati accreditati sono sottoposti a limiti stabiliti dalla legge.”
“Nel 2026 questi limiti sono stati incrementati di circa 370 milioni di euro rispetto al 2025. Ma il finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale è cresciuto in misura molto maggiore. Tra il 2011 e il 2026, le risorse complessive sono aumentate di circa 36 miliardi di euro, quasi il 34 per cento. Quindi la spesa destinata al privato accreditato è cresciuta significativamente meno del finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale.”
Le liste d’attesa
Infine, il ministro ha ricordato le misure adottate dal Governo per affrontare il problema delle liste d’attesa: “Il Governo ha scelto di affrontare un problema storico con strumenti nuovi e verificabili, ha previsto prestazioni anche il sabato e la domenica, l’ampliamento degli orari e il rafforzamento dei controlli. A breve sarà operativo l’Organismo con poteri ispettivi presso le strutture pubbliche e private accreditate. Avrà il compito di verificare il rispetto delle regole, controllare le agende di prenotazione e proporre interventi correttivi per le strutture pubbliche e private accreditate.”