Gentile Direttore,
Snami Emilia-Romagna non contesta il lavoro in équipe, che pratichiamo ogni giorno. Contestiamo il metodo delle Linee di indirizzo Agenas: scrivere il regolamento della squadra prima di verificare quanti giocatori esistano, con quale contratto, e chi paghi il campo.
La premessa che si autoannulla. La prefazione presenta il testo come evidence-based. A pagina 11 il documento stesso scrive che le revisioni indicano esiti eterogenei dei team multidisciplinari, che la continuità relazionale può ridursi e che l’efficacia dipende da obiettivi e contesto. Da un’evidenza condizionata si ricava un’organizzazione universale. Il capitolo 10 elenca poi con precisione le barriere reali: tempi insufficienti, assenza di spazi, ambiguità di ruolo, finanziamenti non coerenti col lavoro di squadra. Elenco esatto. Poi il testo prosegue come se fosse una premessa retorica.
L’aritmetica che manca. La rilevazione Agenas di marzo 2026 conta 781 Case con almeno un servizio attivo, su un target PNRR ridotto a 1.038. Di quelle 781 solo 204 hanno presenza medica conforme al DM 77 e 216 presenza infermieristica: da qui la stima di oltre 2.500 medici e quasi 7.000 infermieri a tempo pieno mancanti. Meno di un quarto delle Case aperte rispetta lo standard del decreto che le ha istituite.
L’équipe di base richiede quattro figure: medico del ruolo unico o pediatra, infermiere, assistente sociale, supporto amministrativo. Su 1.038 Case, con una sola équipe e una persona per ruolo, servono 4.152 professionisti, e per l’h12 il fabbisogno si triplica. Da dove arriverebbero? GIMBE stima 5.716 medici di famiglia mancanti al 1° gennaio 2025, 502 in Emilia-Romagna, con 5.197 professionisti persi fra 2019 e 2024. Quei calcoli, tuttavia, non erano fatti evidentemente con il nuovo “ruolo unico”, dato che con quello i numeri peggiorerebbero significativamente e oggi nella sola Emilia-Romagna sono oltre 1200 le carenze certificate dei soli medici di assistenza primaria a seguito delle assegnazioni (poche) di luglio. L’OCSE certifica 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro 8,4 di media europea e definisce quella carenza un ostacolo alla transizione verso modelli di assistenza integrati: esattamente il modello che il Quaderno prescrive. Gli assistenti sociali sono dipendenti comunali, non delle Aziende, e l’UPB ne stima oltre 3.200 mancanti rispetto al livello essenziale. La spesa sanitaria resta al 6,4% del PIL fino al 2029, con un divario di 30,6 miliardi nel triennio 2027-2029. Nessuno di questi numeri compare nelle 66 pagine.
La risposta è una formula: le indicazioni non sono cogenti, le Regioni adatteranno ai propri contesti in relazione alla sostenibilità. Tradotto: costruite voi il modello, coi soldi che non avete e le persone che non ci sono.
Chi ha scritto e chi non c’era. A pagina 63, nell’elenco di autori e revisori, non compare una sola rappresentanza sindacale della medicina convenzionata. Un documento che descrive minuziosamente il lavoro dei convenzionati è stato scritto senza i convenzionati. Orari, sedi, compiti e compensi si definiscono in ACN e in AIR, non in una linea di indirizzo.
Tre nodi irrisolti. La co-locazione è elemento cardine senza che si ponga la domanda decisiva: per creare prossimità fra professionisti si toglie prossimità al paziente, e in Appennino l’ambulatorio del medico è l’ultimo presidio pubblico rimasto. Il testo dichiara di non modificare ruoli e responsabilità, ma istituisce un case manager referente costante accanto al referente clinico: la responsabilità professionale in Italia è personale, e quella zona grigia non è un tema organizzativo, è il perimetro di un’imputazione. Infine 37 indicatori qualitativi su scala da 1 a 10, fra cui la profondità della fiducia: ogni minuto speso a quantificarla è sottratto alla relazione che la produce.
Le Case della Comunità possono (forse) essere una buona idea. Ma un modello che parla di interdipendenze generative ed ecosistemi collaborativi mentre mancano (sottostimando) 5.716 medici di famiglia, 7.000 infermieri per le sole Case già aperte e 30 miliardi nel triennio non è una linea di indirizzo tecnica. È un libro dei sogni. E per chi tiene in piedi il servizio con i turni scoperti e gli ambulatori che chiudono, i sogni scritti da altri hanno un altro nome.
Roberto Pieralli
Presidente SNAMI Emilia-Romagna