Accesso a trattamenti efficaci, uso corretto degli inalatori, monitoraggio regolare dei sintomi e capacità di riconoscere tempestivamente un peggioramento.
Sono alcuni dei punti chiave sui quali l’Organizzazione mondiale della sanità punta per rafforzare la sicurezza delle persone con asma, una sicurezza che non si esaurisce negli ospedali e nelle strutture sanitarie, ma deve accompagnare il paziente nella vita quotidiana.
Nel 2023 l’asma ha colpito circa 363 milioni di persone nel mondo e causato 442mila decessi. La maggior parte delle morti correlate alla malattia si registra nei Paesi a basso e medio-basso reddito, dove sottodiagnosi e sottotrattamento restano diffusi. Trattamenti efficaci sono disponibili, ma l’accesso alle cure continua a rappresentare una sfida importante.
Su questo fronte l’Oms sta elaborando linee guida aggiornate sull’asma per l’assistenza primaria, la cui pubblicazione è prevista all’inizio del 2027. Un recente editoriale del Bollettino dell’Organizzazione mondiale della sanità, dedicato alle linee guida Oms per asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva, richiama la necessità di ridurre il divario tra gli interventi basati sulle evidenze e la loro effettiva applicazione nella pratica clinica.
Il nodo dell’uso eccessivo degli inalatori di sollievo Una delle principali criticità nella gestione dell’asma è l’eccessiva attenzione al sollievo dei sintomi senza affrontare l’infiammazione sottostante delle vie aeree. Gli inalatori broncodilatatori, o “di sollievo”, dilatano le vie aeree ristrette e alleviano i sintomi, ma il loro utilizzo frequente può essere il segnale di uno scarso controllo della malattia e di un maggiore rischio di attacchi gravi. L’abuso di questi inalatori è stato associato a un aumento degli attacchi d’asma e della mortalità.
I corticosteroidi per via inalatoria, al contrario, riducono l’infiammazione delle vie aeree e il rischio di attacchi gravi e di decessi correlati all’asma. Il loro impiego rimane tuttavia insufficiente. Il mancato trattamento dell’infiammazione aumenta infatti la probabilità di sintomi e riacutizzazioni e può rendere necessari cicli ripetuti di steroidi in compresse, che nel tempo possono provocare effetti collaterali.
Nei Paesi più poveri resta il problema dell’accesso La disponibilità dei farmaci inalatori continua, inoltre, a essere problematica in molti Paesi. Secondo dati riferiti dall’Oms nel 2023, gli inalatori broncodilatatori erano disponibili nelle strutture pubbliche di assistenza sanitaria primaria in meno di due terzi dei Paesi a basso e medio-basso reddito, mentre gli inalatori steroidei erano disponibili in meno della metà.
In alcuni contesti persistono inoltre trattamenti obsoleti o inappropriati, compreso l’impiego di farmaci per via orale o endovenosa al posto delle terapie inalatorie. Disponibilità e sostenibilità economica dei farmaci condizionano quindi sia le possibilità prescrittive degli operatori sanitari sia le terapie alle quali i pazienti possono effettivamente accedere.
A confermare l’ampiezza del problema sono anche i dati del Global Asthma Network. La sua indagine ha rilevato che, a seconda della fascia d’età, tra il 45% e il 60% delle persone con sintomi asmatici gravi non assumeva corticosteroidi per via inalatoria, con lacune terapeutiche ancora maggiori nei Paesi a basso reddito. “Disponiamo di farmaci efficaci, ma è fondamentale che le persone possano accedervi e utilizzarli correttamente per migliorare i sintomi e ridurre gli attacchi d’asma”, ha sottolineato Refiloe Masekela, co-presidente del Global Asthma Network.
Non basta avere il farmaco: decisivi informazione e follow-up La disponibilità della terapia appropriata rappresenta però soltanto una parte della gestione dell’asma. I pazienti devono ricevere informazioni chiare sulla funzione dei diversi farmaci, sulla corretta tecnica di utilizzo degli inalatori, sui segnali di peggioramento della malattia e sul momento in cui è necessario chiedere assistenza.
In questo percorso gli operatori sanitari hanno un ruolo centrale: devono mostrare come utilizzare correttamente l’inalatore, monitorare nel tempo il controllo dell’asma e accompagnare il paziente nelle decisioni terapeutiche.
È un principio richiamato anche dalla Giornata mondiale per la sicurezza del paziente 2026, celebrata il 17 settembre, che sottolinea come le persone con malattie non trasmissibili debbano essere partner attivi nella propria cura. Gli appelli all’azione lanciati dall’Oms in occasione della Giornata pongono quindi l’accento sulla condivisione delle decisioni, sul corretto utilizzo dei farmaci e dei dispositivi medici, sulla continuità assistenziale e su un follow-up efficace dopo gli attacchi d’asma gravi.
Le nuove linee guida Oms puntano proprio a rafforzare l’assistenza basata sulle evidenze e a ridurre i danni evitabili, affinché ogni persona con asma possa accedere a trattamenti appropriati e ricevere il supporto necessario per utilizzarli in maniera efficace.