Assistenza protesica. Perché l’aggiornamento di 129 tariffe non è una revisione organica

Assistenza protesica. Perché l’aggiornamento di 129 tariffe non è una revisione organica

Assistenza protesica. Perché l’aggiornamento di 129 tariffe non è una revisione organica

Gentile Direttore, nell’articolo pubblicato ieri da Quotidiano Sanità, il passaggio dedicato all’assistenza protesica può far pensare che le tariffe dei dispositivi su misura siano state riesaminate nel loro complesso. Per la componente ortopedica, non è così

Gentile Direttore,

nell’articolo pubblicato ieri da Quotidiano Sanità, «Articolo Q.S. 21.9.2026 “Specialistica ambulatoriale e protesica, da oggi scattano le nuove tariffe. Prime visite a circa 26 euro, più risorse per dialisi, diagnostica e riabilitazione”», il passaggio dedicato all’assistenza protesica può far pensare che le tariffe dei dispositivi su misura siano state riesaminate nel loro complesso. Per la componente ortopedica, non è così.

L’aggiornamento ha riguardato 129 voci su circa 1.000 codici: in termini semplici, quasi nove tariffe su dieci sono rimaste invariate. Parlare genericamente di «revisione dei dispositivi su misura» rischia quindi di attribuire al provvedimento una portata molto più ampia di quella effettiva.


Vi è poi un secondo elemento che merita di essere spiegato. Per le 129 voci modificate, gli aumenti variano dal 5% al 450%. Una differenza così ampia richiede criteri tecnici ed economici chiari, voce per voce. Dalla documentazione resa disponibile, tuttavia, non emerge in modo sufficientemente analitico e verificabile perché alcune prestazioni siano state rivalutate in misura minima e altre in misura tanto elevata.

Questo è il punto centrale già sollevato da FIOTO nel comunicato del 21 luglio e nella lettera pubblicata da Quotidiano Sanità il 29 luglio. Non contestiamo gli aumenti riconosciuti ad alcune prestazioni.
Chiediamo di comprendere come siano stati determinati e, soprattutto, come siano state calcolate le tariffe dell’intero comparto rimasto escluso dall’aggiornamento.

La sentenza n. 22313/2025 del TAR Lazio ha posto al centro della vicenda la qualità dell’istruttoria e la necessità di una rilevazione dei costi attendibile e verificabile. Nel settore ortoprotesico questo passaggio è decisivo perché il costo non coincide con il solo dispositivo materiale.

La prestazione ortoprotesica comprende la valutazione della persona, la progettazione, la fabbricazione o personalizzazione, le prove, l’adattamento, il collaudo, l’addestramento all’uso e il follow-up. Prima di attribuire una tariffa occorre quindi definire con precisione quali attività sanitarie sono comprese nella prestazione LEA e, successivamente, valorizzarne tutte le componenti. È quanto FIOTO, ANTOI e la Commissione d’Albo nazionale dei Tecnici ortopedici hanno ribadito in un recente documento congiunto.

L’attuale metodologia non consente di riconoscere con sufficiente chiarezza, per ciascuna voce, il valore attribuito a queste attività. Senza tale passaggio non è possibile verificare se la tariffa remuneri correttamente l’intera prestazione e non soltanto il prodotto fornito. Anche il richiamo al coinvolgimento delle associazioni del settore deve essere letto correttamente. FIOTO ha partecipato al confronto istruttorio e ha formulato osservazioni e proposte, ma la partecipazione non equivale alla condivisione del metodo né alla validazione dei risultati. Il confronto, inoltre, si è svolto al di fuori della Commissione permanente tariffe. Le criticità metodologiche da noi segnalate restano pertanto aperte.

Il nuovo decreto introduce dunque alcuni adeguamenti, anche rilevanti, ma non realizza una revisione organica della protesica su misura. Questa distinzione è essenziale per consentire a operatori, istituzioni e cittadini di comprendere che cosa cambia realmente e quali problemi restano da risolvere.

FIOTO continuerà a chiedere una revisione complessiva, trasparente e partecipata dei LEA e del Nomenclatore tariffario dell’assistenza protesica, fondata sulla definizione delle prestazioni, sulla rilevazione verificabile dei costi e sulla garanzia di uniformità dell’assistenza nel territorio nazionale.

L’obiettivo non è tutelare soltanto la sostenibilità delle imprese del settore. Tariffe costruite su prestazioni chiaramente definite servono innanzitutto a garantire ai cittadini dispositivi appropriati, qualità professionale, continuità dell’assistenza e risultati verificabili.

Confidiamo che Quotidiano Sanità possa dare spazio a questo chiarimento, affinché l’entrata in vigore del Decreto Tariffe sia rappresentata nella sua effettiva portata.

Nicola Perrino, Presidente FIOTO

22 Settembre 2026

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