Morte Dj Fabo. Governo si costituisce alla Consulta. “Resti legge contro istigazione a suicidio”

Morte Dj Fabo. Governo si costituisce alla Consulta. “Resti legge contro istigazione a suicidio”

Morte Dj Fabo. Governo si costituisce alla Consulta. “Resti legge contro istigazione a suicidio”
Inascoltato l'appello dell'associazione Coscioni che aveva raccolto 15mila firme, tra cui quelle di molti giuristi. Fonti del Ministero di Giustizia riportate nel pomeriggio da alcuni quotidiani spiegano che "non è un intervento contro Cappato, concerne invece la legittimità della norma sull'istigazione al suicidio su cui è stato sollevato un incidente di costituzionalità".

Il Governo Gentiloni si è costituito davanti alla Consulta nel procedimento sollevato dalla Corte di Assise di Milano alle prese con il processo a Marco Cappato, rinviato a giudizio per aver accompagnato dj Fabo a morire in una clinica svizzera.
 
Immediata la replica dell’Associazione Coscioni, tramite l’avvocato della difesa Filomena Gallo: “La scelta del Governo è, oltre che del tutto legittima, anche pienamente politica, visto che l’esecutivo avrebbe potuto altrettanto legittimamente agire in senso opposto e raccogliere l’appello lanciato da giuristi come Paolo Veronesi, Emilio Dolcini, Nerina Boschiero, Ernesto Bettinelli e sottoscritto da 15.000 cittadini, che chiedevano al Governo italiano di non intervenire a difesa della costituzionalità di quel reato e dunque di non dare mandato all’ Avvocatura di Stato di costituirsi in tale procedimento”.

Fonti del Ministero di Giustizia riportate nel pomeriggio da alcuni quotidiani spiegano che "non è un intervento contro Cappato, concerne invece la legittimità della norma sull'istigazione al suicidio su cui è stato sollevato un incidente di costituzionalità" e che la decisione si è resa "necessaria perché è possibile un'interpretazione della norma che sia rispettosa dei principi costituzionali".
 
“Il nostro obiettivo non cambia – precisa ancora Filomena Gallo – vogliamo far prevalere i principi di libertà e autodeterminazione riconosciuti dalla Costituzione italiana e dalla Convezione europea dei diritti umani, nella convinzione che Fabiano Antoniani  avesse diritto a ottenere in Italia il tipo di assistenza che -a proprio rischio e pericolo- ha dovuto andare a cercare all’estero con l’aiuto di Marco Cappato”.
 

03 Aprile 2018

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