La meglio gioventù

La meglio gioventù

La meglio gioventù

Gentile direttore,
c’era una volta la “meglio gioventù” di “belle speranze e fantasioso ingegno” di questo paese che grazie al mirabile sistema formativo, i sacrifici economici delle proprie famiglie, la propria vocazione e caparbietà, decideva di intraprendere un lungo e faticoso cammino che l‘avrebbe portato a praticare la professione più bella del modo: il medico.
 
Le società cambiano, si evolvono, diventano globalizzate e anche i camici bianchi italici vengono coinvolti in questi cambiamenti. Cosi il “libero mercato” coinvolge una professione, proponendo condizioni lavorative migliori.
 
Ebbene facciamo il punto:
1)Sono anni che parliamo di aumento spropositato del contenzioso giudiziario, risultato: aumento dei premi assicurativi e della medicina difensiva.
2)Sono anni che parliamo di “gogna mediatica medica” risultato: carenza di specialisti ad alto indice di “rischio di denuncia”
3)Sono anni che parliamo di contratti bloccati risultato: nascita di “cacciatori di teste” che propongono contratti molto più gratificanti in paesi che prima di noi hanno commesso errori di “programmazione”
4)Sono anni che parliamo di burocratizzazione eccessiva della professione medica, nella quale “Kapò” asserviti alla politica di turno fanno la caccia alle streghe a chi non si allinea alla loro logica “del travet”, risultato: i pochi giovani che rimangono nello stivale vanno a lavorare nel privato ed i “diversamente giovani” lasciano anzitempo il lavoro pubblico e migrano verso climi più miti e gratificanti.
 
L’elenco potrebbe essere più lungo e tedioso ma adesso veniamo alle domande. Davvero qualcuno pensa che i pochi giovani medici figli dell’Erasmus e della I.T. (Information tecnology) possano decidere di rimanere in un paese che li sottopaga, li coinvolge nel quotidiano tritacarne mediatico senza prospettive di carriera e vessati da frustrati funzionari pronti a redarguire minacciare e sminuire il loro operato? Qualcuno pensa che l’arrivo di medici da paesi molto lontani in cui formazione ed esperienza, di dubbia certificazione, che accettano paghe da fame, condotti da intermediari senza scrupoli, possa risolvere la carenza di medici conservando l’altissima qualità del nostro Sistema Sanitario Nazionale? E a proposito di servizio sanitario, che di Nazionale ormai ha solo il nome, qualcuno pensa ancora che la regionalizzazione sia stata una scelta “sensata” con l’aumento di discrepanze tra regioni e d’aumento spropositato di costi e poltrone?
 
Ormai la situazione è tragica, ma non vorremmo che le “brillanti” soluzioni che aleggiano nell’aria siano peggio del problema, l’aumento di richiesta di autonomia delle regioni, la legalizzazione di contratti sottopagati e vessatori, il silenzio contro le aggressioni e la violenza verso chi dedica la propria esistenza a lenire le sofferenze altrui sono segnali che ci preoccupano.
 
E’ giunto il momento di smetterla con la solita scusa della situazione ereditata, occorre tornare alla cultura della responsabilità e forse come diceva un filosofo ad evitare una collettività caratterizzata da tolleranza indiscriminata perché essa è inevitabilmente destinata ad essere stravolta e successivamente dominata dalle frange intolleranti presenti al suo interno.
 
Biagio Papotto
Segretario nazionale Cisl Medici

24 Gennaio 2019

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