Staphylococcus aureus. Trattare i genitori riduce colonizzazione neonatale

Staphylococcus aureus. Trattare i genitori riduce colonizzazione neonatale

Staphylococcus aureus. Trattare i genitori riduce colonizzazione neonatale
Uno studio condotto dalla Johns Hopkins University di Baltimora ha dimostrato che trattare, con opportuni presidi, i genitori dei neonati ricoverati nelle unità di terapia intensiva riduce la colonizzazione dello Staphylococcus aureus.

(Reuters Health ) – Il trattamento dei genitori con mupirocina intranasale e clorexidina topica può ridurre la colonizzazione neonatale da Staphylococcus aureus nell’unità di terapia intensiva. “Per la maggior parte dei bambini, l’esposizione a S. aureus non causa malattie; ma per alcuni neonati, è mortale – dice Aaron Milstone della Johns Hopkins University di Baltimora, autore dello studio pubblicato da JAMA –Come clinici, incoraggiamo i genitori a far visita al proprio figlio il più spesso possibile e vogliamo rendere questo importante momento il più sicuro possibile”.
 
Lo studio


Milstone e colleghi hanno condotto uno studio randomizzato in doppio cieco in due unità di terapia intensiva neonatale e hanno coinvolto neonati i cui genitori erano stati colonizzati da S. aureus. I genitori sono stati assegnati a essere trattati con una pomata di mupirocina intranasale al 2% e con panni impregnati di clorexidina al 2% (trattamento attivo; 117 genitori) o con una pomata intranasale al petrolato e con panni con sapone (placebo; 119 genitori) per cinque giorni.

L’end point primario era la colonizzazione concorde di S. aureus entro 90 giorni, definita come acquisizione neonatale di un ceppo di S. aureus che era lo stesso di un ceppo parentale al momento dello screening. Come riportato da Jama,190 neonati sono stati inclusi nell’analisi: il 55% era di sesso maschile; il 76% erano bambini singoli, senza gemelli; il peso alla nascita medio, 1,985 grammi. Il 76% era nato da parto vaginale e l’età media dei genitori alla nascita era di 31 anni.

Settantaquattro (il 38,9%) hanno acquisito la colonizzazione da S. aureus entro 90 giorni. Fra questi, 42 (il 56,8%) avevano un ceppo concordante con un ceppo basale parentale. Più specificamente, 13 neonati (il 14,6%) nel gruppo di intervento e 29 (il 28,7%) nel gruppo placebo hanno acquisito una colonizzazione concorde di S. aureus (hazard ratio, 0,43). Inoltre, 28 neonati su 89 (il 31,4%) nel gruppo di intervento e 46 su 101 (il 45,5%) nel gruppo di controllo hanno acquisito qualsiasi ceppo di S. aureus (HR, 0,57).

Un neonato nel gruppo di intervento (l’1,1%) e uno nel gruppo di controllo (l’1,0%) hanno sviluppato un’infezione da S. aureus prima della colonizzazione.
Le reazioni cutanee dei genitori erano comuni e riguardavano il 4,8% del gruppo di intervento e il 6,2% del gruppo placebo.

Secondo Lisa Saiman del Columbia University Irving Medical Center di New York City, coautric di un editoriale correlato, questo studio “è il primo a valutare sistematicamente che i ceppi di S. aureus sono condivisi dalle famiglie e dai loro bambini ricoverati in terapia intensiva neonatale e a dimostrare che il nuovo intervento di trattamento dei familiari colonizzati con S. aureus può ridurre il rischio che i bambini vengano colonizzati a loro volta. Mentre la colonizzazione è un fattore di rischio molto importante per l’infezione, la maggior parte dei neonati colonizzati non sviluppa infezioni. Sarà necessario fare uno studio multicentrico molto più ampio condotto in diverse popolazioni che confermi che l’intervento ha decolonizzato con successo i membri della famiglia e ha ridotto le infezioni da S. aureus nei loro bambini”.

Fonte: JAMA

Marilynn Larkin

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Marilynn Larkin

09 Gennaio 2020

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