Case della comunità. Schillaci: “Oltre 1.150 quelle già operative. La medicina territoriale non è più uno slogan”. E su accordo con i medici di famiglia: “Un buon primo passo ma non è un punto d’arrivo”

Case della comunità. Schillaci: “Oltre 1.150 quelle già operative. La medicina territoriale non è più uno slogan”. E su accordo con i medici di famiglia: “Un buon primo passo ma non è un punto d’arrivo”

Case della comunità. Schillaci: “Oltre 1.150 quelle già operative. La medicina territoriale non è più uno slogan”. E su accordo con i medici di famiglia: “Un buon primo passo ma non è un punto d’arrivo”

Il ministro della Salute risponde a un'interrogazione presentata in aula da Forza Italia: "Si parlava da quindici anni di medicina territoriale. Quindici anni di convegni, slogan, proclami elettorali. Con il lavoro e con pochi slogan, abbiamo realizzato quello che altri sbandieravano: una medicina più vicina ai cittadini, disponibile quando serve. Non è retorica. Sono le Case che stanno aprendo, oggi, con date e numeri verificabili".

“Dietro le tabelle c’è un’idea di medicina a cui tengo. Una medicina che mette al centro i pazienti, soprattutto i più fragili, offre loro un nuovo punto di riferimento per la cura, la prevenzione, la presa in carico”. Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo oggi pomeriggio in aula al Senato a un’interrogazione di Forza Italia sulle Case della Comunità.

Il ministro ha fatto il punto sullo stato di attuazione dell’investimento più importante della Missione Salute del PNRR: “L’investimento PNRR è di 2 miliardi di euro. L’obiettivo: almeno 1.038 Case della Comunità, con i servizi minimi previsti dal Decreto Ministeriale 77 del 2022. Un decreto a cui abbiamo dato corpo con questo governo”.

Le risorse e i numeri
Alle risorse Pnrr si aggiungono 240 milioni dal Fondo opere indifferibili e circa 560 milioni dai bilanci regionali e aziendali. “Oggi le Case della Comunità comprese nei Contratti istituzionali di sviluppo sono oltre 1.400“, ha dichiarato Schillaci. “Di queste, 1.038 valgono per il target europeo”.

Il ministro ha quindi fornito un dato aggiornato: “Le Regioni hanno comunicato l’operatività di 1.156 Case di comunità. È un dato importante che è stato fornito oggi dai miei uffici con una verifica effettuata stamattina”.

Un cambio di passo dopo quindici anni di attesa

Schillaci ha sottolineato la portata politica del risultato: “Si parlava da quindici anni di medicina territoriale. Quindici anni di convegni, slogan, proclami elettorali. Con il lavoro e con pochi slogan, abbiamo realizzato quello che altri sbandieravano: una medicina più vicina ai cittadini, disponibile quando serve. Non è retorica. Sono le Case che stanno aprendo, oggi, con date e numeri verificabili”.

Il ministro ha riconosciuto le difficoltà di alcune Regioni: “È vero: alcune Regioni hanno avuto più difficoltà. Non lo nascondo, sarebbe disonesto farlo. Ma il quadro generale è positivo. E permetterà una migliore presa in carico dei pazienti”.

L’accordo con i medici di medicina generale
Il 26 giugno è stata sancita l’Intesa sull’Accordo collettivo nazionale per la medicina generale. “Non è solo un accordo tecnico. È il momento in cui il progetto delle Case della Comunità parte davvero”, ha affermato il ministro, ringraziando le Regioni “che hanno avuto il coraggio di proporre, con il Ministero, una riforma completa e ambiziosa”.

“Le esigenze dei pazienti sono cambiate e con esse dovrà cambiare anche l’assistenza – ha proseguito –. Questo accordo è la base e ci dice che si deve guardare di più al lavoro di squadra, non più al singolo professionista nel suo studio, ma ad una equipe che si occupa davvero di prevenzione, che torna ad ascoltare e a visitare i pazienti”.

Lo sguardo al futuro
Schillaci ha concluso il suo intervento guardando ai giovani medici: “Questa volta abbiamo ascoltato le esigenze dei liberi professionisti attuali che sono ben organizzati con le loro associazioni, il futuro però è dei giovani medici, di chi ci chiede modernità, telemedicina e allo stesso tempo più attenzione a quei troppi cittadini che, in assenza di riferimenti, ancora oggi si riversano nei Pronto soccorsi”.

“Questo è sicuramente un buon primo passo. Non è un punto di arrivo – ha aggiunto il ministro –. Il coraggio di parlare di problemi veri, io non l’ho perso. E abbiamo ancora tempo per mettere a punto altri interventi, penso alle scuole di specializzazione per chi vuole fare il medico di medicina generale. Sono i più giovani a chiedermele, quando li incontro”.

02 Luglio 2026

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