Ddl Antiviolenza. Omceo Roma: “Bene Grillo. Ma solo inasprimento non è sufficiente”

Ddl Antiviolenza. Omceo Roma: “Bene Grillo. Ma solo inasprimento non è sufficiente”

Ddl Antiviolenza. Omceo Roma: “Bene Grillo. Ma solo inasprimento non è sufficiente”
Per l’Ordine dei medici capitolino il disegno di legge va nella giusta direzione ma occorre fare di più: “Non è sufficiente come deterrenza al fenomeno la sola integrazione dell’art. 61 del codice penale. È necessario che il personale sanitario nell’esercizio delle sue funzioni sia inquadrato nella figura di pubblico ufficiale o, in alternativa, prevedere la procedibilità d’ufficio”

“Come OMCeO di Roma e provincia ringraziamo il Ministro Giulia Grillo aver preso, come promesso, provvedimenti fattivi e in tempi rapidi per cercare di combattere l’escalation di violenza contro i medici e gli operatori sanitari. Eravamo certi che avrebbe dato seguito alle sue parole, visto che ha più volte dimostrato grande sensibilità su questo tema.” Così l’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO), commenta il Ddl “Anti violenza sugli operatori sanitari” presentato dalla responsabile della Salute e approvato ieri sera dal Consiglio dei Ministri.
 
“L’Ordine della Capitale il più grande d’Europa con i suoi 42 mila iscritti e anche alcuni di questi sono stati recentemente vittime di violenza durante lo svolgimento delle loro attività – si evidenzia. “Come Ente sussidiario dello Stato ci rendiamo sin da ora disponibili a dare il nostro contributo al provvedimento di legge. Infatti, a nostro avviso, non è sufficiente come deterrenza al fenomeno la sola integrazione dell’art. 61 del codice penale che disciplina le circostanze aggravanti nei confronti di chi commette reati con violenza o minacce in danno degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni prevedendo solo l’inasprimento delle pene per questo specifico reato”, osserva l’OMCeO di Roma.”
 
“È necessario – suggerisce l'Ordine – che il personale sanitario nell’esercizio delle sue funzioni sia inquadrato nella figura di pubblico ufficiale o, in alternativa, prevedere la procedibilità d’ufficio contro gli aggressori; ciò permetterebbe, tra l’altro, di conoscere i reali dati del fenomeno oggi ancora sottostimati. Va tenuto conto, infatti, che spesso e per vari motivi gli operatori sanitari non denunciano le aggressioni subite: devono querelare da soli e a loro spese, senza il supporto dell’azienda sanitaria per cui operano, poi per salvaguardare prima di tutto il rapporto di fiducia con gli assistiti, infine perché molto spesso intimoriti da ulteriori minacce di ritorsioni in caso di denuncia”, conclude il presidente dei camici bianchi capitolini.
 

09 Agosto 2018

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