Farmacie di capitali. Da Trizzino (M5S) un ddl per rendere vincolante che il 51% del capitale sia intestato a farmacisti 

Farmacie di capitali. Da Trizzino (M5S) un ddl per rendere vincolante che il 51% del capitale sia intestato a farmacisti 

Farmacie di capitali. Da Trizzino (M5S) un ddl per rendere vincolante che il 51% del capitale sia intestato a farmacisti 
Il provvedimento riprende i contenuti degli emendamenti presentati dallo stesso Trizzino prima alla legge di Bilancio e poi - insieme alla Lega - durante la discussione del Dl semplificazioni. L'assenza di una maggioranza delle quote in mano a farmacisti iscritti all'Albo costituirà causa di scioglimento della società. Entro 3 anni saranno tenute a conformarsi alle nuove disposizioni anche le società già costituite. IL TESTO
 

Dopo i vari tentativi falliti negli ultimi mesi, è stato assegnato alla Commissione Affari Sociali della Camera il disegno di legge a prima firma Giorgio Trizzino (M5S) che punta a modificare quanto previsto dalla legge sulla concorrenza del 2017. La norma attualmente in vigore prevede la possibilità per ciascuna società di capitali di possedere fino al 20% delle farmacie presenti a livello regionale. 
 
Con questo disegno di legge, invece, si punta a far sì che "i soci rappresentanti almeno il 51 per cento del capitale sociale e dei diritti di voto, debbano essere farmacisti iscritti all'albo o società interamente detenute da farmacisti iscritti all'albo". Questo allo scopo di assicurare, nella compagine sociale e quindi nella vita societaria, un maggior peso decisionale ai soci farmacisti professionisti rispetto agli altri soci.

Come dicevamo inizialmente, il testo del ddl non fa che ricalcare il contenuto di un emendamento presentato, per la prima volta, sempre dal M5S lo scorso dicembre durante l'esame della legge di Bilancio. In quel caso, dopo aver passato l'esame della Commissione Bilancio, l'emendamento venne espunto dalla presidenza della Camera in quanto di natura ordinamentale e dunque non compatibile con la manovra. 
 
Successivamente, si fece un ulteriore tentativo con il Decreto fiscale. Anche in quel caso, dopo il via libera dalla Commissione Bilancio, non se ne fece nulla. Allora lo stop arrivò direttamente dal Quirinale che, a seguito dell'approvazione di ben 83 emendamenti fece capire che non avrebbe firmato un decreto omnibus. Da qui lo stralcio da parte del governo di diverse proposte di modifica, tra le quali proprio questa sulle farmacie.
 
Nel testo di Trizzino si prevede dunque che il 51% del capitale delle società di farmacie venga riservato ai farmacisti iscritti all'Albo. Se questa condizione non viene rispettata, la società va sciolta, a meno che non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci farmacisti professionisti nel termine perentorio di sei mesi. In caso di scioglimento della società, viene meno anche l'autorizzazione all'esercizio di ogni farmacia di cui la società sia titolare. Entro tre anni sono tenute a conformarsi alle nuove disposizioni anche le società già costituite. In caso di mancato adeguamento, è prevista una sanzione di 50mila euro che andrà a finanziare un Fondo a tutela delle piccole farmacie.

Su queste proposte, ricordiamo, già dallo scorso dicembre si era sbilanciato in prima persona anche il ministro della Salute, Giulia Grillo, auspicando l'approvazione di quegli emendamenti ora ripresi integralmente dal Ddl Trizzino. 
 
G.R.

26 Luglio 2019

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