Gestione integrata insufficienza respiratoria: ecco il documento strategico di indirizzo 

Gestione integrata insufficienza respiratoria: ecco il documento strategico di indirizzo 

Gestione integrata insufficienza respiratoria: ecco il documento strategico di indirizzo 
Il documento approda domani in Stato-Regioni, ma la commissione Salute delle Regioni ha già espresso il suo assenso al testo. Cinque le fasi previste: di valutazione per sospetto clinico; di conferma diagnostica; di gestione territoriale; di gestione ospedaliera; cure palliative dell'insufficienza respiratoria cronica. IL DOCUMENTO.

Insufficienza respiratoria: definita la proposta di percorso clinico assistenziale di presa in carico, secondo la logica di un modello di gestione multiprofessionale e multidisciplinare integrata ospedale-territorio, all'interno del quale si inserisce l'intervento sinergico dello specialista e del medico di medicina generale/pediatra di libera scelta.

Il documento approda domani in Stato-Regioni, ma la commissione Salute delle Regioni ha già espresso il suo assenso al testo.

Cinque le fasi previste: di valutazione per sospetto clinico; di conferma diagnostica; di gestione territoriale; di gestione ospedaliera; cure palliative dell'insufficienza respiratoria cronica.

Nella fase di sospetto clinico il ruolo principale è svolto dal Mmg/Pls perché la maggior parte di questi pazienti è assistita nel setting delle cure primarie.

A domicilio il Mmg può basare il sospetto di insufficienza respiratoria sui sintomi e i segni fisici corrispondenti oltre che sulle condizioni di rischio proprie del paziente e un'importante risorsa diagnostica è costituita dal saturimetro.

Dove presenti nell'organizzazione territoriale le figure sanitarie non mediche, quali infermieri e fisioterapisti con elevate competenze in materia, possono supportare il medico nell’identificazione dei soggetti a rischio e mettere in atto interventi di informazione ed educazione delle persone affette.

Nella seconda fase entra in gioco lo pneumologo con l’esecuzione, possibilmente m regime ambulatoriale, in base alle necessità del paziente, di emogasanalisi arteriosa e test funzionali respiratori ritenuti opportuni e la  condivisione di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale con il Mmg.

n caso di conferma della diagnosi e in base allo stadio di gravità della malattia, Mmg e pneumologo attivano la rete di servizi per la presa in carico e l'attivazione dei servizi ritenuti necessari (per es. la riabilitazione precoce).

La terza fase di gestione territoriale riguarda pazienti con insufficienza respiratoria cronica stabilizzata non dipendenti dal ventilatore; pazienti stabilizzati dipendenti dal ventilatore con necessità di ausili (aspiratori, ausili per la tosse assistita, alimentazione, mobilità, allettamento ecc.).

Qui entrano in gioco personale sanitario (infermieri-fisioterapisti-medici), dell'ADI/ADIR. Mmg, specialista pneumologo, infermiere e fisioterapista con elevate competenze in materia, pediatra con competenze specifiche. caregiver dove possibile. Stabilito il livello di gravità clinica e lo stato di stabilità/evolutività dell'insufficienza, la presa in carico del paziente comporta l’intervento di diversi attori con la definizione di un PDTA ed avvalendosi di un case manager.

La fase ospedaliera riguarda pazienti con insufficienza acuta o cronica riacutizzata che necessitano di ossigeno terapia o ventilazione meccanica invasiva o non invasiva; pazienti stabilizzati ma non praticamente gestibili, anche transitoriamente, a domicilio; pazienti già adattati alla vewntilazione meccanica non invasiva o invasiva per via tracheostomica in fase di aggravamento o di riacutizzazione; pazienti in ventilazione meccanica invasiva in fase di possibile svezzamento da questa e/o dalla cannula tracheostomica; pazienti non svezzabili per training gestionale.

Infine, l'assistenza palliativa nelle insufficienze respiratorie croniche  deve essere avviata precocemente, quando il paziente presenta indicatori clinici e/o di progressione di malattia che possono far ipotizzare un rischio di morte nell'anno. L'avvio di cure palliative precoci ha l'obiettivo di ottenere, per il paziente e per i suoi familiari, la migliore qualità di vita possibile, nel rispetto delle attitudini, cultura ed aspettative del paziente. La presa in carico dell'aspetto psicologico che consegue alla perdita progressiva della propria autonomia a causa della dispnea cronica e il conseguente nuovo stato sociale è un elemento fondamentale per una comunicazione tra il sanitario e il paziente che favorirà, nel tempo, la rimodulazione delle cure da trattamenti farmacologici e/o strumentali a terapia di sollievo e conforto. Le cure palliative domiciliari inoltre hanno aumentato sensibilmente la soddisfazione del paziente, riducendo l'uso dei servizi medici e il costo della cura mediche alla fine della vita.

24 Luglio 2019

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