Legge Lorenzin. Novelli (Tor Vergata): “Dalla norma un forte impulso alla collaborazione con medici e ricercatori stranieri”

Legge Lorenzin. Novelli (Tor Vergata): “Dalla norma un forte impulso alla collaborazione con medici e ricercatori stranieri”

Legge Lorenzin. Novelli (Tor Vergata): “Dalla norma un forte impulso alla collaborazione con medici e ricercatori stranieri”
La chiave è contenuta nel comma 2 dell’articolo 15. La novità interessa quei medici che per motivi di studio intendono venire in Italia per partecipare a corsi di formazione o aggiornamento professionale, e poi fare rientro nel proprio Paese. Tra le possibilità, quella di attivare borse di studio per ricerca clinica pari ai clinical fellowship degli altri Paesi, dottorati per medici indirizzati alla sperimentazione clinica, corsi di formazione e master clinici, dottorati di ricerca clinica aperti a medici di tutto il mondo e training formativi

Accordi internazionali sul fronte della didattica e della ricerca sono parte integrante del piano strategico di ogni Ateneo che non sia miope, e che sappia riconoscere il valore della circolazione della conoscenza e dello scambio di sapere. Ma in molti casi, con partner americani o di qualsiasi altro Paese extraeuropeo, i vincoli burocratici mettono un laccio alle enormi potenzialità derivanti dalla condivisione di expertise, procedure interventistiche e formazione. Oggi, il Ddl Lorenzin per la riforma delle professioni sanitarie e le sperimentazioni cliniche approvato in Senato prima di Natale, potenzia e supporta il lavoro di quanti si impegnano, ogni giorno, per una crescita costante della qualità dell’alta formazione in campo sanitario, ma non solo.
 
La chiave è contenuta nel comma 2 dell’articolo 15, quello che si riferisce alle “Disposizioni per i medici extracomunitari”. Non si tratta di facilitazioni per l’assunzione di personale straniero, né di corsie preferenziali per chi intenda iscriversi presso una delle nostre università, che pure sono sempre più apprezzate da studenti e specializzandi di tutto il mondo. La novità contenuta nel Decreto interessa, in modo particolare, quei medici che per motivi di studio intendono venire in Italia per un periodo di tempo limitato, per partecipare a corsi di formazione o aggiornamento professionale, e poi fare rientro nel proprio Paese.

Ma se noi, pur avendo ottime accademie e qualificati Policlinici, teniamo questi medici lontani dagli ospedali e dai pazienti, non potremo mai fare del nostro Paese un polo di attrazione per professionisti provenienti dall’estero, mettendo una vera e propria zavorra al processo di internazionalizzazione sia del nostro sistema universitario che di quello sanitario.
 
Cosa cambia, con la nuova normativa? Molto è quello che si potrà realizzare non appena il Ddl sarà diventato legge. Tra le possibilità, quella di attivare borse di studio per ricerca clinica pari ai clinical fellowship degli altri Paesi, dottorati per medici indirizzati alla sperimentazione clinica, corsi di formazione e master clinici, dottorati di ricerca clinica aperti a medici di tutto il mondo e training formativi. Potremmo inoltre reclutare dei supervisori per procedure interventistiche innovative, o dare la possibilità ai professori visitatori di offrire ai nostri studenti lezioni che non siano solo teoriche, ma anche pratiche, “avvicinandosi” al letto del malato, sempre nel massimo rispetto della salute dei cittadini.
 
Enorme, quindi, la rilevanza di questo specifico aspetto del Decreto per chi riconosce il valore della formazione degli Atenei italiani, sempre più protesi verso un ampliamento del proprio raggio di azione, anche in termini di partnership e collaborazioni, al netto di una qualità internazionalmente riconosciuta e premiata. Non da meno, va considerato che – come si legge in una nota Ministeriale – la disposizione non comporta oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato, in quanto i costi della formazione vengono sostenuti dal Paese di origine dei medici extracomunitari, (…) ed anzi può contribuire allo sviluppo del sistema produttivo italiano, in quanto la circostanza che tali professionisti abbiano acquisito nel nostro Paese conoscenze tecniche e capacità operative può fungere da volano anche per l’instaurarsi di rapporti economici e di collaborazione con le aziende italiane impegnate ad esempio nella produzione di dispositivi medici, di apparecchiature elettromedicali ed altro.
 
Va quindi reso merito al lavoro di tanti, al Ministro Lorenzin e al suo staff, per questo importante passo avanti. Se in futuro i nostri medici saranno ancora più bravi e i nostri studenti più preparati, lo dobbiamo anche a loro.
 
Giuseppe Novelli
Genetista e Rettore dell’Università degli Studi di “Tor Vergata”, Roma

Giuseppe Novelli

29 Dicembre 2017

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