Verso le elezioni. Le sette proposte Altems per salvare il Ssn

Verso le elezioni. Le sette proposte Altems per salvare il Ssn

Verso le elezioni. Le sette proposte Altems per salvare il Ssn
Rivedere la spending review procedendo a tagli mirati, ripensare i Lea, identificare le opzioni assistenziali più costo-efficaci, puntare su innovazione e qualità, promuovere i fondi integrativi. Queste le priorità dell'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica per la prossima Legislatura. 

“I continui tagli alla spesa sanitaria, nell’ottica di una pressione al risparmio acuita dalla crisi economica globale, stanno seriamente minando il volto universalistico del Ssn, sia perché di fronte a bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana e comorbidità in continua crescita, sono in proporzione diminuiti progressivamente i finanziamenti destinati alla sanità, sia perché i tagli lineari imposti alla sanità dalla spending review stanno indebolendo ulteriormente tutto il comparto senza fare distinguo tra sanità efficiente e che funziona e sanità che produce solo sprechi”. Per cambiare la rotta verso “l’inesorabile declino del Ssn” i ricercatori della Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore diretta da Americo Cicchetti hanno messo a punto un documento di lavoro intitolato “Il Servizio sanitario nazionale alla luce delle manovre finanziarie 2011 e 2012: tra accessibilità delle cure e contenimento della spesa”.

Un programma in sette punti da proporre al prossimo Ministro della Salute. Eccolo:

Primo punto per la tenuta del sistema è modificare l’approccio della spending review, basata su tagli orizzontali, orientandola verso meccanismi di allocazione delle risorse alle strutture capaci di livelli più elevati di efficacia ed efficienza – dando piena parità a strutture pubbliche e private sotto rigidi vincoli di accreditamento e monitoraggio dei risultati – ottenendo così un sistema sanitario globalmente più efficiente, che tenga anche in un contesto in cui si renda necessario un contenimento della spesa pubblica, e dunque anche della spesa sanitaria.

Secondo punto è che i tagli, che finora si sono abbattuti principalmente su beni e servizi, dispositivi medici e grandi apparecchiature elettromedicali, devono intervenire su quei comparti del sistema che, negli ultimi 10 anni, hanno maggiormente contribuito alla crescita della spesa sanitaria e che non sono stati in alcun modo toccati dalla manovra 2011 e solo marginalmente coinvolti con la legge n. 135/2012: ci riferiamo in particolare all’area dell’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata (cresciuta in media del 6,2% all’anno negli ultimi 10 anni), dell’integrativa e della protesica (+ 6,3%/anno) e dell’”Altra assistenza convenzionata ed accreditata” (+9,4%/anno) in cui ritroviamo le cure termali e la medicina dei servizi, oltre che l’assistenza ai tossicodipendenti

Terzo punto: bisogna inoltre favorire l’adozione di tecnologie innovative efficaci e “cost saving”, velocizzandone l’introduzione nella pratica clinica, sostenendo nel contempo l’innovazione proveniente anche dalle piccole e medie imprese nazionali. Un grande piano nazionale sarebbe auspicabile per facilitare la diffusione di quelle tecnologie che, una volta introdotte, porterebbero ad un risparmio complessivo: in sostanza un “fast track” per la buona innovazione.

Quarta raccomandazione: occorre riformulare il concetto stesso dei LEA passando dalla definizione di una “lista negativa” (è nei LEA tutto ciò che non è esplicitamente escluso) a una “positiva”. Per questo sono indispensabili due azioni, stabilire dei principi espliciti e condivisi di giustizia distributiva per l’individuazione delle priorità tra Governo centrale e Regioni, che preveda un sistematico coinvolgimento dei principali stakeholder di sistema (cittadini e associazioni di pazienti, industria ecc.); adottare l’approccio dell’health technology assessment per identificare le opzioni assistenziali che si sono dimostrate maggiormente costo-efficaci e preferite da pazienti e cittadini, giungendo a un programma nazionale coordinato dal livello centrale e in grado di coinvolgere le Regioni e le strutture di ricerca più qualificate in materia.

Quinto punto: bisogna anche ripensare ai meccanismi di contrattazione delle risorse tra Stato e Regioni, ridando centralità al ruolo di indirizzo e monitoraggio del livello centrale. In tal senso, il nuovo Patto per la Salute 2013-2015 potrebbe essere un’occasione a livello nazionale e regionale, per iniziare a promuovere interventi di aumento dell’efficienza e di riorganizzazione razionale del sistema: dall’ottimizzazione degli acquisti, alla scelta di regole chiare e stabili per la programmazione delle risorse e il loro riparto tra Regioni, al pieno coinvolgimento della leva fiscale regionale per la copertura anno per anno delle sovra-spese, alla responsabilizzazione di mandato/ufficio per politici e amministratori inadempienti rispetto ai target.

Sesta raccomandazione: bisogna investire sullo sviluppo della qualità delle persone nel Ssn sotto il profilo tecnico e morale, adottando meccanismi di reclutamento, selezione e valutazione fondati sul merito, sia per i profili manageriali sia per le figure professionali, prevedendo il meccanismo dell’accreditamento dei professionisti presente da decenni in molti paesi, per incrementare l’accountability e ridurre l’ingerenza della politica nelle nomine dei dirigenti.

Settima raccomandazione: promuovere il definitivo avvio dei fondi integrativi in modo da ampliare le opzioni del finanziamento del Ssn, offrendo l’opportunità della detassazione per coloro che scelgono opzioni di copertura “privata” a più ampio spettro. In questo contesto va valutata la possibilità di rivedere gli attuali meccanismi di co-payment, passando dalla forma del ticket alla franchigia modulata in relazione al reddito e che possa a sua volta essere soggetta a copertura assicurativa.
 

21 Febbraio 2013

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