Anaao Giovani, ALS e GMI: “Slogan che confondono. Viene solo rinviato di 6 mesi l’esame, la priorità è evitare la pletora medica”
Le tre realtà associative maggiormente rappresentative dei giovani medici (Anaao Giovani, ALS e GMI) commentano con forte preoccupazione il via libera odierno della commissione Cultura del Senato al disegno di legge delega che rivede le modalità di accesso ai corsi di laurea in medicina e chirurgia.
Il cosiddetto “numero chiuso”, spiegano in una nota congiunta, non viene in nessuna forma “abolito o superato”, viene semplicemente “rinviato di 6 mesi il test di accesso. Una ottimizzazione delle modalità di accesso a tutti i corsi di laurea sanitari, non solo della facoltà di Medicina, non è mai stato per nessuno un tabù e un sistema come quello attuale, basato su test a crocette salito puntualmente agli onori della cronaca per domande sbagliate da parte dei funzionari ministeriali, può e deve essere ottimizzato per abolire l’angoscia e paura che decine di migliaia di giovani hanno nel non riuscire a coronare il loro sogno di diventare medici che possano erogare salute ai cittadini italiani con passione, professionalità e dedizione.
Senza alcun meccanismo volto a programmare rigorosamente il numero annuale di laureati in medicina – proseguono – si contribuisce concretamente a creare la cosiddetta pletora medica poiché “aprire” la facoltà di medicina a 70.000 giovani e “richiuderla” dopo 6 mesi con ingresso effettivo di 20.000 di essi significa spendere miliardi di soldi degli italiani per formare un numero di medici quadruplo rispetto a coloro che andranno in pensione.
Posto che si voglia seguire il modello francese, oggetto di ripensamenti nella stessa Francia, ovvero che si accettino 70.000 studenti al primo anno per rinviare la selezione al secondo, occorre dare risposta a due interrogativi elementari. Come faranno le università, che hanno problemi di organico non molto differenti da quelli del SSN visto che già oggi lamentano una carenza di docenti e infrastrutture, a soddisfare le esigenze formative di un corso di studi fondamentalmente pratico? Si insegnerà attraverso il metaverso? O sorgeranno ologrammi di docenti che si agiteranno in cinema e palazzetti dello sport reclutati alla occorrenza? E inoltre, che fine faranno gli studenti (80% in Francia) che non superano lo sbarramento al secondo anno? Perderanno un anno? O saranno dirottati, loro malgrado, su un binario di seconda scelta?
Troppi gli interrogativi per non pensare che dietro talune proposte non ci sia la volontà di assestare il colpo di grazia a una professione da tempo in crisi e a un sistema sanitario in stato preagonico perché definanziato e marginalizzato rispetto alle scelte della Politica.
Il problema non è solo di chi oggi sta, male, dentro il sistema, ma di chi ci dovrà entrare prossimamente per garantire il disposto dell’articolo 32 della Costituzione. Ci auguriamo che i giovani non si facciano illudere da una proposta che mira solo a distogliere l’attenzione dai reali problemi del mondo del lavoro nella sanità pubblica di oggi, uno specchietto per le allodole che prepara per loro un futuro da sottooccupati se non disoccupati.
Insomma – concludono – l’abolizione del numero programmato a Medicina e Chirurgia è un provvedimento sbagliato, incapace di rispondere alla grave criticità attuale perché temporalmente sfasato, foriero di ulteriore spesa per la necessità di aumentare parallelamente gli investimenti nella formazione post laurea, per assicurare che per ogni laureato sia disponibile un contratto di formazione specialistica o una borsa di formazione in medicina generale”.
16 Ottobre 2024
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