Iran, Anelli (Fnomceo): “Ferma condanna per la repressione contro i medici”

Iran, Anelli (Fnomceo): “Ferma condanna per la repressione contro i medici”

Iran, Anelli (Fnomceo): “Ferma condanna per la repressione contro i medici”

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini di Medici Filippo Anelli commenta quanto giunge dall'Iran: 15 medici imprigionati e torturati per estorcere testimonianze. "Tali notizie non possono lasciarci indifferenti".

La Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri è vicina ai medici e ai sanitari imprigionati in Iran” ed esprime una “ferma condanna” per la repressione ai danni degli operatori e le “terribili condizioni in cui sono costretti a portare avanti il loro lavoro”, raccontate dai media.

“Ci giungono notizie – afferma Filippo Anelli, presidente Fnomceo – di almeno 15 tra medici e altri operatori che sono stati imprigionati, torturati per estorcere loro testimonianze, che rischiano di essere giustiziati. Di irruzioni delle guardie rivoluzionarie e della polizia negli ospedali, fino dentro le sale operatorie, nei reparti di terapia intensiva e persino negli obitori. Tali notizie, che arrivano non solo dalla stampa generalista ma che sono confermate anche da un editoriale sul British Medical Journal, non possono lasciarci indifferenti, come medici e come esseri umani”.

“Un medico – commenta Anelli – ha l’imperativo etico di curare, in qualunque parte del mondo si trovi, in qualunque contesto operi. E di farlo senza discriminazione alcuna. Un imperativo etico che è universale, e che può essere, a volte, più forte della legge. Per questo ci sentiamo vicini a questi medici, che sono stati imprigionati e che rischiano le loro vite per aver curato i manifestanti e per aver portato la loro testimonianza di verità e di pace agli occhi del mondo”.

“Questi medici – conclude Anelli – rappresentano oggi tutta la comunità medica, l’essenza stessa dell’essere medico: sono i nostri occhi che non si chiudono di fronte all’orrore, sono i nostri cuori che rimangono vicini alle persone che soffrono, sono le nostre mani che non rifiutano aiuto e soccorso senza chiedersi se chi ha bisogno sia o meno dalla parte “giusta”. Questi medici siamo noi. E, ancora una volta, è come se, rinchiudendoli, avessero imprigionato tutti i medici del mondo. Allora, è compito adesso della comunità medica internazionale diventare la loro voce, per gridare forte che questo orrore deve cessare e che i medici, in qualunque parte del mondo, in qualunque condizione, devono rispondere per prima cosa al dovere di curare”.

09 Febbraio 2026

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