Verso gli Stati Generali della professione medica. Attenti a non perdersi in un fiume di parole

Verso gli Stati Generali della professione medica. Attenti a non perdersi in un fiume di parole

Verso gli Stati Generali della professione medica. Attenti a non perdersi in un fiume di parole
Da una parte si apprezza lo sforzo di delineare un quadro completo delle questioni, dall’altra il rischio è di perdersi nel fiume delle parole. Una perplessità metodologica iniziale è la seguente: manca un’indagine documentata della realtà descritta; le affermazioni non sono suffragate da dati obiettivi né da fonti bibliografiche. Inoltre la scelta delle questioni, per quanto ampia, non può esaurire il campo delle idee e degli argomenti. Incerto è anche l’oggetto della discussione

Come noto la FNOMCeO propone agli Ordini Provinciali e a tutti i medici il tema affascinante ed impegnativo di un “cambio di passo” nel pensare una medicina ed una sanità all’altezza dei tempi. Come base di discussione viene proposto un documento “Cento tesi per discutere il medico del futuro” del Prof. Ivan Cavicchi. Il documento è molto lungo e articolato (328 pagine nella versione integrale, 225 in quella ridotta).

Il campo di indagine è suddiviso in dieci macroaree. Ogni area suddivisa in temi. Ogni tema, introdotto da una sinossi, viene approfondito con proposizioni, aporie, tesi, quesiti. Occorrono lettori volonterosi per affrontare l’imponente mole dello scritto. Da una parte si apprezza lo sforzo di delineare un quadro completo delle questioni, dall’altra il rischio è di perdersi nel fiume delle parole.

Una perplessità metodologica iniziale è la seguente: manca un’indagine documentata della realtà descritta; le affermazioni non sono suffragate da dati obiettivi né da fonti bibliografiche. Non si può che rimanere dubbiosi di fronte ad un approccio tanto distante da quanto oggi richiesto dalla letteratura scientifica e dalla saggistica.

Inoltre la scelta delle questioni, per quanto ampia, non può esaurire il campo delle idee e degli argomenti. L’impostazione limita l’estensione del dibattito. Un compito tanto gravoso può essere affidato ad una persona o piuttosto, vista l’ambizione del progetto, non dovrebbe nascere dai contributi della base?
Non sono chiari poi il programma e gli obiettivi che ci si prefiggono, i tempi, i modi con cui i contributi degli Ordini potranno essere raccolti.

Incerto è anche l’oggetto della discussione. Medicina e medico sono assunti come realtà omogenee. La realtà medica che conosciamo è invece molto più articolata per prassi, contenuti, metodi, collocazioni professionali etc. La crisi della medicina, di cui si vuol prendere coscienza, richiederebbe analisi più circostanziate e circoscritte per non rischiare di restare ancora ad affermazioni generiche.

Analogamente si individua come paradigma da superare una medicina scientifica- positivista cui i medici, consapevolmente o meno, sarebbero subordinati, esecutori passivi di linee guida dettate dall’alto.

Pare a noi che si sia costruito un obiettivo polemico rivolto a qualcosa (lo scientismo positivista della seconda metà dell’Ottocento) che la medicina ha da tempo superato, dai tempi di Augusto Murri in Italia, di William Osler nel mondo anglosassone. Il malato con il suo vissuto, la relazione empatica, il contesto sociale e culturale. Di tutto ciò da molto si parla. Ma soprattutto da molto tempo la clinica quotidiana non è fatta di conoscenze impersonali, di malati ridotti ad organo, di proceduralismo.

Questo quando si cerca di praticare una buona medicina.

E infine quando nella critica allo scientismo sembra vengano avvalorate evidenze empiriche ed esperienziali (non è chiaro in che modo finora validate) il pensiero non può non andare, nel nostro Paese dalla perdurante debole cultura scientifica, alle tristi vicende Di Bella e Stamina, non così lontane nel tempo.

Non scientismo quindi, ma metodo scientifico: umile, critico, per nulla autoritario, disposto al confronto e alla discussione dei risultati. Ma forte di uno stile razionale e di una dimensione etica non negoziabili.

Chiediamo quindi che quanto prodotto in termini di riflessioni e di esperienze nella medicina italiana negli anni trascorsi non sia trascurato, ma tenuto in rispettosa, attenta considerazione. Non veniamo da un vuoto di pensiero e di prassi. Certamente dobbiamo andare avanti. Molti sono gli argomenti da affrontare.

Ci auguriamo che la discussione sia ordinata e feconda di proposte.
 
Dott. Ottavio Di Stefano
Presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Brescia

Ottavio Di Stefano

15 Marzo 2019

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