Accessi inappropriati al Ps e il contributo dei medici di famiglia

Accessi inappropriati al Ps e il contributo dei medici di famiglia

Accessi inappropriati al Ps e il contributo dei medici di famiglia

Gentile Direttore,
quello degli accessi inappropriati al PS dei codici minori – per il 15-20% bianchi e per il 50% circa verdi – è un vero rompicapo organizzativo di non facile soluzione. Il nodo problematico attiene all’autopresentazione dei 3/4 circa degli assistiti che al triage non presentano disturbi riconducibili ad un codice “maggiore”. Gli studi sull’autopresentazione in PS hanno individuato quattro categorie di motivazioni oggettive e soggettive, che interagiscono con l’offerta territoriale ed ospedaliera, nel favorire l’utilizzo di un servizio a scapito dell’altro.

Ecco una schematica rassegna.

A – Fattori oggettivi dell’offerta in PS

  • facilità di accesso per mancanza di appuntamento;
  • fascia oraria illimitata (apertura 24 ore su 24) e in tutti i giorni della settimana (inclusi i festivi);
  • ampia offerta di prestazioni mediche e diagnostico-terapeutiche anche per i codici minori:
  • assenza di procedure burocratico-amministrative per accedere alle cure;
  • costo delle prestazioni nullo o vantaggioso.

B – Fattori soggettivi della decisione di accesso (soddisfacimento del bisogno percepito

  • maggiore fiducia nei medici e infermieri del PS rispetto ai professionisti del territorio;
  • PS come “ultima spiaggia” per una risposta al problema che non è stato risolto sul territorio;
  • convinzione personale di dover effettuare rapidamente esami d laboratorio e/o strumentali, senza la preventiva consultazione del proprio medico;
  • necessità di tranquillizzazione in caso di sintomi improvvisi soggettivamente percepiti come allarmanti;
  • difficoltà degli operatori a dimettere i pazienti senza eseguire accertamenti diagnostici.

C – Fattori soggettivi che incentivano il by-pass dei servizi territoriali;

  • scarsa fiducia di alcuni utenti verso l’assistenza primaria;
  • scarsa soddisfazione nelle prestazioni del generalista, per mancanza di tempo o insufficiente preparazione;
  • livelli di ansia per la salute in generale, con bisogno di risposte tecno-specialistiche;
  • fattori come età, sesso o etnico-culturali, spesso con scarsa conoscenza dei servizi territoriali.

D – Fattori oggettivi che orientano il bisogno verso il PS (limiti dell’offerta territoriale)

  • difficoltà a consultare il MMG per appuntamento, fascia oraria limitata e in alcuni giorni della settimana;
  • assenza di diagnostica strumentale di primo livello sul territorio;
  • peggioramento della condizione clinica dal paziente, anche soggettiva;
  • lunghe attese per visite specialistiche o esami strumentali ed accesso per by-passare le procedure burocratiche ed amministrative.

La pluralità e complessità delle variabili in gioco nell’autopresentazione rende conto della difficoltà ad influenzare le scelte di una parte di assistiti, che spiazza le strategie di governo della domanda centrate sul ruolo di gate keeper attribuito ai professionisti dell’Assistenza Primaria. Il primo obiettivo per tentare di risolvere il problema è quello di incidere sulle preferenze dei codici minori, intervenendo sulla decisione di recarsi in PS senza aver prima consultato un professionista del territorio.

In tal senso qual è il possibile contributo della MG? Negli ultimi ACN si era ipotizzato che il coordinamento dei medici aderenti alle forme associative territoriali, a copertura delle 12 ore nei giorni lavorativi, potesse attirare i codici bianchi evitando accessi impropri al PS. La realtà, com’era ampiamente previsto, ha dimostrato l’infondatezza di questa ipotesi, per motivi facilmente intuibili: basti solo pensare al “rebus” di conoscere, trovare e raggiungere uno studio medico aperto e disponibile nella zona nel momento del bisogno urgente o psicologicamente tale.

Allora si è puntato sulle Case della Salute (CdS), come possibile “attrattore” alternativo alle strutture dell’Emergenza Sanitaria. Tuttavia i risultati conseguiti del centinaio di CdS emiliano-romagnole sono stati deludenti, con un modesto -16% di accessi al PS che sale al -25% tra i pazienti dei MMG attivi nella struttura. Tant’è che anche nella regione più dotata di strutture sociosanitarie si è deciso di puntare sulla rete autonomia dei CAU, alternativa alle CdS, ad imitazione di modelli attivi nel Nord Europa.

Se le 935 Case della Comunità finanziate dal PNRR, con un bacino di utenti superiore a 60mila cittadini, potranno arginare in minima parte gli accessi impropri al PS ancor più aleatorio sarà il contributo degli Ospedali di Comunità. Al massimo potranno favorire le dimissioni dal PS o dall’ospedale ma non certo fare da filtro agli ingressi e tanto meno contenere il boarding dei pazienti “parcheggiati” nelle sale o in OBI, in attesa di un posto letto in corsia, il collo di bottiglia che si ripercuote su tutta la filiera, vera emergenza nell’emergenza sanitaria. Queste sommarie note rievocano l’aforisma di Umberto Eco: “per ogni problema complesso c’è una soluzione semplice, ma è sbagliata”.

Dott. Giuseppe Belleri
Ex MMG – Brescia

30 Gennaio 2024

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