Caro Panti, no al paternalismo ed evitiamo le autocelebrazioni

Caro Panti, no al paternalismo ed evitiamo le autocelebrazioni

Caro Panti, no al paternalismo ed evitiamo le autocelebrazioni

Gentile Direttore,
in questi giorni sui social, e non solo, si sta parlando molto di Simone, il ragazzino di 15 anni che è riuscito a tenere testa a un capo politico di Casa Pound a Torre Maura semplicemente dicendo “ A me nun me sta bene che no”. L'episodio ha avuto un'eco mediatico notevole perché c'è voluto un ragazzetto per dire cose che molti adulti pensano ma che, spesso per convenienza e cheto vivere, non dicono.
 
Tuttavia nonostante l'encomio dei più, è sorta la voce di chi ha trovato  da ridire perché il giovanissimo Simone non è capace di esprimersi  in un italiano forbito (“Per carità, il pischello di Torre Maura , che gli vuoi dire, coraggioso…ma che uno a quell'età non sappia parlare in italiano  non vi fa impressione?” Elena Stancanelli su Twitter)
 
Con i dovuti distinguo, la risposta del dr. Panti alle due giovanissime dottoresse che frequentano i nostri mercoledì filosofici, assomiglia a quella di Elena Stancanelli al giovane Simone.
 
Il dr. Panti si preoccupa molto del sapere erudito di cui fa spesso sfoggio nei suoi scritti,  e poco  della sostanza  di cui è fatto il loro ragionamento e che si può riassumere in poche righe: fare il medico oggi è  molto diverso  che fare il medico del '900.
 
Ce lo ricordava bene qualche giorno fa su questo stesso giornale il nostro collega Gasparini (Qs 3.04.2019): lo sviluppo tecnologico  avanza a una velocità estrema e i giovani medici (nativi digitali) hanno da affrontare sfide inimmaginabili solo qualche anno fa e per farlo hanno strumenti vecchi e inadeguati.
 
La società si è fatta più complessa, il paziente è più esigente e anche l’idea di scienza è cambiata e noi stiamo a ricordarci i fasti del passato?
 
Onore al merito a chi ha contribuito a rendere migliore la sanità negli anni passati ma nello stesso tempo da un personaggio “storico” davvero interamente del '900 come il dottor Panti ci aspettiamo anche un minimo di autocritica. Possibile mai che la sua generazione e il dirigente sindacale e di Ordine che lui è stato per tanti anni, nei confronti della “questione medica” non abbia niente da rimproverarsi o niente da insegnarci  per  eventuali errori  fatti  che non si dovrebbero ripetere?
 
In tutta franchezza dottor Panti con il rispetto dovuto a medici anziani comelei è , nel suo articolo, rivolto specificatamente alle  due giovani colleghe che lavorano con me  e che mi creda, rispetto a lei, sono sicuramente, per noi, per la Fnomceo, il nostro vero futuro, ho trovato fuori posto il tono paternalistico da lei usato (mi creda il paternalismo è finito da un pezzo e non solo rispetto ai nostri malati) e il modo  svalutante con il quale si è rivolto alle nostre colleghe  (non si valorizzano i giovani con la saccenza per farli sentire degli ignoranti).
 
Infine mi consenta di dirle, proprio per l'interesse che nutro per i suoi articoli,  si decida dottor Panti: ogni volta che scrive sembra di stare sulla giostra, una volta ci dice che il medico è morto, un’altra volta che è risorto, un’altra volta  ancora che non c’è la questione medica, il giorno dopo ci dice che c’è, e ora da ultimo alle nostre giovane colleghe dice “Il medico attraversa un periodo di incertezza di ruolo”.
 
Ma questo andirivieni di posizioni tra loro contraddittorie non serve ai giovani ma non serve neanche agli Stati Generali. Abbiamo capito che per lei dottor Panti non ci sarebbe molto da ridiscutere e mi creda comprendiamo il suo disagio ma che ci possiamo fare se siamo nel terzo millennio. Per farla contenta non possiamo fermare il tempo. Oggi dobbiamo pensare a Brenda e a Gaia investendo su di loro, dando loro fiducia, incoraggiamenti e, perché no,  mettendo su un pensiero che funzioni per loro. Sono queste le nostre speranze.
 
Io dico ben vengano quindi giovani medici che, come Brenda e Gaia, abbiano voglia di discutere del loro futuro e di dare un contributo al successo degli Stati Generali perché se è il cambio di passo quello che veramente vogliamo, questo non è possibile senza il contributo delle nuove generazioni.
 
“Per noi che abbiamo tutta la carriera davanti, far fronte ad una società così evoluta ed esigente e ad un concetto così rivoluzionario di scienza, avendo a disposizione i mezzi del ‘900 rappresenterebbe non solo una condanna, ma anche una sconfitta.“(Qs 30.03.2019)
 
Ecco ascoltiamo le loro parole ed evitiamo di guardare al dito anziché alla luna e siccome la “questione medica” è una realtà innegabile, evitiamo possibilmente le autocelebrazioni.
 
Ornella Mancin
Presidente Fondazione Ars Medica OMCeOVenezia
 
 
 

07 Aprile 2019

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