Coronavirus. Le “falle” nei controlli

Coronavirus. Le “falle” nei controlli

Coronavirus. Le “falle” nei controlli

Gentile Direttore,
sono tornato ieri sera da Dubai, dove sono rimasto esterrefatto per l'assoluta inesistenza di alcun tipo di controllo sanitario in aeroporto, sia in arrivo che in partenza, nonostante la massiccia presenza di passeggeri con caratteristiche somatiche cinesi. Anche nella città di Dubai non ci sono controlli; qualcuno gira con la mascherina ma è sempre successo, anche in momenti senza "emergenze" sanitarie.
 
Esiste davvero un'emergenza o è un timore infondato? Che senso ha bloccare i voli dalla Cina se persone potenzialmente infette possono uscire dalla Cina e, tramite altri Paesi, possono arrivare qui?
 
Per carità, all'arrivo a Fiumicino, il controllo esiste, ma si limita ad una scansione termica a distanza. Se malauguratamente un passeggero fosse stato infettato ma non avesse ancora i sintomi febbrili, potrebbe girare per la città diffondendo il contagio.
 
Leggo dell'impegno dell'OMS e dello stanziamento di oltre 600 milioni di dollari ma non ho capito per fare che cosa. Se l'OMS non è in grado di imporre i giusti controlli ai vari Paesi, che ci sta a fare?
 
Facciamo in modo che in tutti i Paesi vengano adottate idonee misure, anche minimali, di controllo per evitare la diffusione virale; altrimento le misure da noi adottate no serviranno a nulla
 
Prof. Roberto Verna 
Professor of Clinical Pathology, Sapienza University of Roma
President World Association of Societies of Pathology and Laboratory Medicine
President World Pathology Foundation

07 Febbraio 2020

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