Cure primarie. Psicologo non sia un lusso o elemento decorativo

Cure primarie. Psicologo non sia un lusso o elemento decorativo

Cure primarie. Psicologo non sia un lusso o elemento decorativo

Gentile Direttore,
ho letto con interesse le posizioni dei Medici di Medicina Generale e della Fnopi sul cambiamento delle Cure Primarie nel segno dell’appropriatezza, della competenza e della collaborazione, senza scorciatoie né chiusure preconcette. Le Cure Primarie sono chiamate a collaborare nella attuazione dei Lea e del Piano Nazionale Cronicità, che disegnano un “sistema salute” che funziona a rete, più integrato e centrato sui bisogni della persona.

Questo approccio si propone di salvaguardare la sostenibilità del sistema adeguandolo ad una visione più completa e aggiornata della salute, ed assegna un ruolo cruciale alle cure primarie come primo interfaccia dei bisogni e delle strategie di prevenzione e promozione della salute.
Coerentemente con questo disegno i Lea ed il Pnc hanno assegnato un ruolo definito allo Psicologo – oggi pienamente figura sanitaria – come elemento necessario dell’approccio alla persona. Infatti i comportamenti delle persone, sia in condizioni di salute che nella malattia, dipendono in gran parte da fattori soggettivi che non possono essere ignorati se si vuole essere efficaci ed efficienti.

Pertanto lo Psicologo non può più essere visto come un lusso o un elemento decorativo, bensì come un componente della rete, appropriatamente previsto nei percorsi assistenziali. A questo fine abbiamo anche attivato un tavolo con i Mmg e i Pediatri di libera scelta per attuare in modo organico la collaborazione dello Psicologo in questo livello strategico del sistema, per fare prevenzione, valutare correttamente i bisogni ed intercettarli prima che i problemi divengano più complessi e costosi.

I dati parlano da soli, circa il 40% degli assistiti nelle cure primarie ha problemi psicologici sia legati a disturbi ansiosi/depressivi che a disturbi funzionali o malattie fisiche, problemi che ricevono una risposta solo nel 20% dei casi (uno su cinque) e nel 75% solo farmacologica: quindi oggi su cento che avrebbero necessità di un aiuto psicologico solo cinque lo ricevono dal nostro sistema sanitario, una inappropriatezza clamorosa.
Se poi consideriamo che le linee guida e le evidenze ci dicono che spesso la risposta psicologica è indispensabile o più efficace, quando associata al farmaco ne raddoppia l’efficacia, che tre pazienti su quattro la preferiscono, che non ha problemi di astinenza (come nel 56% dei casi con i farmaci) allora ci sarebbe da che riflettere.

Noi Psicologi non siamo autoreferenziali, sosteniamo un ruolo moderno ed efficace del Medico, dell’Infermiere e delle altre figure, siamo aperti e collaborativi, in molti casi lavoriamo proprio per ridurre lo stress e migliorare le relazioni degli Operatori Sanitari, ci aspettiamo quindi che tutti recepiscano che una presenza finalmente più organica e funzionale degli Psicologi servirebbe a migliorare la performance di tutto il sistema.

David Lazzari


Esecutivo Cnop
 

11 Ottobre 2018

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