Elogi delle false perfezioni

Elogi delle false perfezioni

Elogi delle false perfezioni

Gentile Direttore, spesso questa rubrica propone opinioni chiaramente formulate, opportunamente documentate e caratterizzate da una discussione per tutti fruibile. Pur tuttavia, nel merito delle attuali evoluzioni riguardanti la sanità di questo paese...

Gentile Direttore,
spesso questa rubrica propone opinioni chiaramente formulate, opportunamente documentate e caratterizzate da una discussione per tutti fruibile. Pur tuttavia, nel merito delle attuali evoluzioni riguardanti la sanità di questo paese, ancora ritenuta – nel bene e nel male – forse ostinatamente come un’eccellenza nel panorama europeo e magari anche mondiale, alcune analisi risultano non così palesemente intelligibili.

Ad esempio non si capisce, dalla tanto corroborata analisi di un insaputo e sconosciuto compaesano [1] se la sanità si stia privatizzando, oppure no: ebbene, detto da chi è una testimonianza vivente della prima affermazione, in questo caso – spiace fortemente – non sono affatto sufficienti i soli raffronti forensi pur così eminentemente rappresentati, della Corte dei Conti (anche perché riferiti a delle finestre temporali non rappresentative al livello statistico generale) per affermare che la fiducia del popolo Italiano NON sia stata dirottata – non è detto «a torto», ma nemmeno «a ragione», visto l’emblematico caso del medico gettonista che lavorava al pronto soccorso dopo una condanna per 7 omicidi [2] , verso la sanità privata, anche per il tramite del riscoperto noto adagio popolare “del Cumenda” : Tanto per dover pagare PAGO, per cui è indiscutibile possa pretendere il (pur presunto) meglio.

Pure non si intende tutto il tenore di un intervento multifirmato da esponenti di una élite rappresentativa [3], che nascondendosi dietro improbabili dietrologie normative, vorrebbe denunciare (forse pure senza eccessivo convincimento) un reclutamento che vede una risultante realtà in tutta Italia, in nosocomi sia pubblici che privati, ormai forse irreparabilmente inflazionata, a causa della pressante richiesta di prestazioni sanitarie in campi da sempre critici: diagnostica per immagini, pediatria, anestesia e rianimazione, etc. , da professionisti medici e non medici provenienti da ogni parte del mondo, che vedono nella penisola Italica la loro “terra promessa”, ma che a stento parlano un Italiano anche difficilmente decifrabile … oltre ad interpretare in maniera esemplare il moderno “empirismo dei cialtroni”, che sostituisce integralmente ogni criterio di competenza, prudenza, perizia e diligenza che negli ultimi anni pre-pandemia ha dominato, martellando anche l’ambito dell’ecm, il panorama dottrinale della medicina Italiana.

È veramente quantomeno stravagante, pertanto, che a portare detta lagnanza sia proprio uno di quegli enti che da sempre (soprattutto dopo l’introduzione della L. 3/2018) dovrebbe vigilare – quale ente sussidiario dello Stato – sia su una ormai effettuata immissione negli albi di codesti assai discutibili “personaggi in cerca di autore” … sia su una più grave emergente problematica di oggettiva tendenza, che vede nuove generazioni di professionisti che troppo agevolmente si uniformano al “retaggio di sufficienza” degli pseudo-professionisti – proprio quello mediato dal d. lgs. 187/00 e successivi – ove è addirittura comodo sguazzare ex lege nella interpretazione di un ruolo minimalista, marginale ed ancillare – oltreché praticone – all’interno del quale non ci si deve prendere alcuna responsabilità; ove a decidere (addirittura sul congedo del paziente) è sempre il medico, ed ove il processo di giustificazione può anche essere coattamente interpretato da addetti al front office che nulla sanno di radiologia, in una umiliante “professione risultante” ormai obliata dalla valorizzazione del professionista e sconfitta dalla rassegnazione, ove ciò che più conta è comunque lavorare … quale alternativa all’essere ex abrupto lasciati a casa: un mantra ormai consolidato all’interno di nuovi confini sociologici definiti dalle attuali politiche, che invece che tendere alla eccellenza (pur pretendendone gli esiti), tendono ad una mediocrità di fondo, magari anche mediata dalla semantica: ad es. basta ri-denominare il processo di reclutamento delle donne allo screening mammografico (che dovrebbe basarsi su una analisi epidemiologica di fattori di rischio specifici) in «accoglienza» … ed ecco che gli infermieri ed i tecnici radiologi sono sostituiti addirittura da improbabili “volontari” , che pure nulla sanno né di radiologia né di epidemiologia …

Viene da domandarsi chi dovrebbe controllare simili bizzarre fattispecie: se gli Enti sussidiari dello Stato, il dipartimento Analisi e politiche del SSN, la Corte dei Conti … o chi altri?

Dulcis in fundo: sempre ricordando gli anni pre-pandemia, allorquando certi enti-postifici forse non esistevano ancora, ma sussisteva un SSN certamente migliore, è veramente curioso riscontrare l’attivismo di chi [4] pur con notevole ostentazione, ricalca orme rivelatesi da diverso tempo del tutto fallimentari: per la difesa giuridica dei radiographers Italiani (pure eventuale, perché anche qui forse nemmeno troppo convinta), quella della interpretazione del termine “practitioner”, utilizzato nelle direttive Euratom alla base delle ultime due novelle della legge sulla radioprotezione, è – come ben sa qualche altro stimato collega – una strada senza uscita, semplicemente perché quello Europeo è un terreno tanto disagevole quanto inadeguato per la risoluzione di una questione propriamente normativa nazionale, quella cioè della professione del Tecnico Sanitario di Radiologia Medica, che già da tempo – col placet del medesimo establishment che ora chiede «ordine», ma che al tempo, invece di invocare la incostituzionalità di un decreto folle, dichiarava, sulla base di deformi convincimenti qui già a più riprese discussi [5], di dover «presidiare» (?!?) quella medesima aberrante norma di legge e che poi (peggio) si è dilettato per decenni con questioni tanto ben più secondarie quanto esose, quali quelle della deontologia ed etica – necessiterebbe di una piena riforma, funzionale a finalmente ri-portare il radiographer Italiano (magari anche “deterso” dalla imbarazzante presenza degli empiristi cialtroni) a fianco di tutte le altre professioni non mediche, titolari della capacità giuridica di piena ed autonoma espressione delle attività tipizzanti la professione.

Nell’ultimo mio intervento [6] ho fatto riferimento alla «acqua stagnante ripestata nel medesimo mortaio» … forse è però il caso che qualche neo-autore (anche assieme a qualche autore “senior”) magari ripassi anche solo la rassegna di questa medesima rubrica …

Almeno eviterebbe di proporre elogi che non riguardano la follia, l’ignoranza e l’errore, la lentezza, il “margine” o le false imperfezioni …

Sono elogi … delle false perfezioni.

Dott. Calogero Spada
TSRM – Dottore Magistrale
Libero professionista


[1] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/la-sanita-si-sta-privatizzando/

[2] https://www.ilpost.it/2026/02/28/medico-gettonista-lecco-condannato-omicidio/

[3] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/legge-13-2020-una-parentesi-emergenziale-che-oggi-chiede-ordine/

[4] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/prescrizione-infermieristica-il-conflitto-sui-confini-nasconde-il-vuoto-normativo/

[5] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/la-legge-uguale-per-tutti-non-esiste/

[6] https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/niente-di-nuovo-sul-fronte-occidentale/


Calogero Spada

02 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

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