I soliti ignoti

I soliti ignoti

I soliti ignoti

Gentile Direttore,
Il 2 giugno, presso la Prefettura di Belluno, sono stati insigniti dell’onorificenza di Stato alcuni meritevoli esponenti della sanità bellunese, dirigenti delle categorie e direttori di distretto e Unità Operative, a buon titolo, visto il lavoro svolto in questi mesi. Mancavano solo i servi della gleba: i medici di base, per i quali nessun esponente sarà insignito di qualcosa.

Sono costernato, non in quanto medico di base, poiché il mio lavoro mi appaga da sempre senza bisogno di pacche sulla spalla. Sono costernato e avvilito in quanto cittadino di uno Stato che premia i generali ma troppo spesso dimentica i soldati che combattono tutti i giorni in prima linea. Nè Giulio Cesare, né Annibale lo avrebbero mai fatto, sapendo quanto è importante il cuore di un soldato quando combatte e quanto, da questo, dipende la sorte di una battaglia.

Noi medici di base, l’abbiamo persa la battaglia, nonostante le nostre mani siano le prime ad intervenire e alla base portante di tutto il servizio sanitario pubblico. Io l’ho visto il virus, negli occhi dei tanti che soffocavano e con la febbre alta. Li ho visti in ambulatorio e nelle loro case, li ho sentiti al telefono ogni giorno. Con l’aiuto prezioso dei giovani colleghi delle Usca, abbiamo seguito oltre duecento infetti, ricoverati in terapia intensiva una decina dei miei assistiti e sei di loro, non ce l’hanno fatta. Io l’ho visto il virus, ogni giorno per 18 mesi.

Il virus ha visto me, ma mi ha mancato, forse perché i miei genitori mi hanno regalato un buon sistema immunitario, o semplicemente perché non era giunta la mia ora, benchè per cinque mesi io abbia lavorato senza nessun dispositivo di protezione, nonostante la paura di infettare i miei pazienti o i miei famigliari, ma non avevo scelta: i dispositivi non si trovavano. Il virus mi ha graziato, ma cinque miei colleghi in Cadore si sono infettati e qualcuno è finito in ospedale.

Meno bene è andata per quei quattrocento medici di base, sul territorio nazionale che sono morti di Covid. L’esercito ha avuto le sue perdite, abbiamo pagato un prezzo altissimo. Lo sapevamo. E’ il nostro lavoro e l’abbiamo scelto noi. Speravamo che qualcuno si accorgesse di noi dopo decenni di lavoro, non con un encomio ma più semplicemente, fornendoci i mezzi per lavorare. Le armi per continuare a combattere: strumenti, aiuti, informazioni, collegamento con gli alti ufficiali del comando ma niente di tutto questo. Q

uando ho inviato alla Regione Veneto la mia richiesta perché venisse riconosciuta una indennità di disagio ai medici della montagna, ho ricevuto solo la solita risposta burocratica: giriamo a chi di competenza e le faremo sapere. Nulla di fatto: i generali tacciono.

Signor Presidente, Lei che depone ogni anno una Corona dedicata al Milite Ignoto sull’Altare della Patria, non dimentichi altri militi ignoti che sono quelli che combattono ogni giorno, ma sono finiti nell’ombra delle mistificazioni amministrative: i medici del territorio che diventano sempre più invisibili e alcuni non ci sono più: quei quattrocento che hanno perso la vita per combattere. Il riconoscimento, sia pure simbolico, è un dovere morale della collettività che Lei rappresenta. I grandi generali della storia sapevano benissimo quanto fosse importante scendere in trincea e incontrare i propri soldati per rincuorarli e sostenerli, perché per quanto sia fondamentale una strategia di comando, sono i soldati che si sporcano le mani.

Al solito, si premiano i dirigenti che nei loro uffici compilano i moduli della strategia e poi ci si dimentica di quelli che la mettono in pratica sul territorio, lasciandoci anche la pelle. Onore al merito di quanti hanno reso encomiabile la sanità bellunese, a loro, tutta la stima perché hanno lavorato affinché il sistema reggesse l’impatto della pandemia. In fondo, facevamo parte dello stesso esercito, ma noi, il due giugno, non ci saremo.

Bastava insignire un medico di base, il più giovane di tutti, per non sentire sulla pelle la sconfitta dell’oblio. Grazie, Signor Presidente, a nome di tutti i medici di base, ma soprattutto a nome di quelli che non ci sono più.

Enzo Bozza
Medico di base
Vodo di Cadore

07 Giugno 2021

© Riproduzione riservata

Tempo di bilancio: questo l’infausto costo del personale della ricerca sanitaria
Tempo di bilancio: questo l’infausto costo del personale della ricerca sanitaria

Gentile Direttore, mentre nelle aule parlamentari si discute di capitoli di spesa, decimali di PIL e tabelle contabili della Manovra 2027, c’è un comparto del nostro Servizio Sanitario Nazionale che...

Parliamo di patologie psichiatriche gravi e violenza
Parliamo di patologie psichiatriche gravi e violenza

Gentile Direttore, È importante tornare sulla questione della possibile violenza di persone con patologie psichiatriche gravi, spesso riproposta dalle cronache dei giornali. È infatti un ambito che ci chiarisce in...

Teleradiologia, innovare sì. Ma senza scorciatoie sulla sicurezza delle cure
Teleradiologia, innovare sì. Ma senza scorciatoie sulla sicurezza delle cure

Gentile Direttore, il 15 ottobre si è conclusa la consultazione promossa da Agenas sulla bozza del “Documento di Indirizzo per lo sviluppo e la gestione della Teleradiologia”. Un’iniziativa importante, che...

Case della Comunità, la sfida della diagnosi tra nuovi accessi e rischio di ritardi
Case della Comunità, la sfida della diagnosi tra nuovi accessi e rischio di ritardi

Gentile Direttore, il dibattito sulle Case della Comunità (CdC) si concentra su dotazioni, standard e personale, mentre resta in ombra un problema che tocca da vicino il medico di MG,...