La questione medica. Ecco perché è importante affrontarla

La questione medica. Ecco perché è importante affrontarla

La questione medica. Ecco perché è importante affrontarla

Gentile Direttore,
la questione medica è all'ordine del giorno e non solo in Italia. Le profonde trasformazioni sociali e il mutato comportamento del cittadino insieme al travolgente sviluppo della tecnologia rendono difficile l'esercizio professionale; nello stesso tempo la sanità è diventata un'impresa così complessa e costosa che necessita di essere amministrata.
 
Così la deriva economica ingabbia il medico finendo col limitare la sua tradizionale autonomia in cui si sono sempre giocati insieme interesse del paziente e conflitto di interesse.
 
Il medico, che funge da intermediario tra medicina e società, si trova a disagio; e allora, senza sognare un impossibile ritorno al buon tempo che fu, non resta che adeguarsi ai cambiamenti della scienza e dell'organizzazione sanitaria, alle mutate esigenze dei cittadini e all'invasione del diritto nel rapporto tra medico e paziente.
 
Però la questione medica esiste e porta con sé un rischio, che la soluzione sia considerata  esaustiva di tutti i problemi della sanità quasi che, eliminando il disagio dei medici, il cittadino diventi consapevole dei suoi doveri, si raggiunga un equilibrio decisionale con i professionisti e le leggi diventino miti e rispettose del rapporto tra medico e paziente.
 
Non è così. Quando  tredici Regioni si aggiungono alle quattro che hanno già concordato col Governo una particolare  autonomia è evidente che i problemi politici, malposti e peggio risolti – ha ragione Cavicchi -, condizionano fatalmente la questione medica che dovrebbe essere, ma non lo è, la chiave di volta per la vitalità del sistema salute.
 
I medici non lavorano serenamente e questo non è nell'interesse del paziente. Lombardia e Toscana hanno sistemi sanitari del tutto diversi. Eppure i medici chiedono la pensione anticipata in entrambe le Regioni e per gli stessi motivi: un'insofferenza crescente nella prassi quotidiana del servizio. C'è qualcosa che non va.
 
La questione medica nasce dai limiti posti alla libertà del professionista.Limiti posti dalla scienza (le linee guida), dall'economia (il budget), dall'amministrazione (l'organizzazione del lavoro), dalla società (il consumerismo imperante). A ciò aggiungiamo le nuove leggi che, nate miti, si trasformano in procedure soffocanti nel nostro paese "law saturated" e succubo della lotteria burocratico-giudiziaria.
 
Altresì i problemi del servizio sono inscindibili da quelli professionali. Alcuni fanno notare che il SSN raggiunge con scarsi finanziamenti risultati eccellenti e che basta apportare alcune correzioni per risolvere sia la questione medica che le difficoltà della sanità.
 
Altri mettono in guardia di fronte agli errori politici che potrebbero distruggere il servizio dall'interno, quali  l'esaltazione dei supposti benefici del secondo pilastro, che ci riporta in piena mutualità, oppure la licenza delle multinazionali del farmaco di decidere i prezzi, che potrebbe condurre al fallimento per eccesso di costi.
 
Ma vi è chi sostiene che il sistema sanitario, pilastro sociale e presidio contro le disuguaglianze, debba radicalmente essere ripensato e con esso la figura del medico.Un'idea avvincente se esprime una tendenza culturale e che non può fare aggio sui soli medici che sono effettori delle scelte politiche e delle conquiste della scienza.
 
Sembra ragionevole, in conclusione, favorire la consapevolezza culturale della categoria al fine di predisporre un reale equilibrio decisionale nel SSN. La sanità non è un'azienda in cui vi è chi decide e chi esegue. Quest'idea è fallace: il paziente chiede conto al medico dei suoi atti e il giudice lo chiama a risponderne.
 
I rapporti di forza nella sanità debbono essere riequilibrati a meno di non pensare a una medicina che ripari la macchina senza preoccuparsi che dentro vi è una persona. La "colpa professionale" come reato dovrebbe essere abolita come in quasi tutti i paesi: a chi sembra possibile?
 
In sintesi una cosa sono i problemi della sanità, il regionalismo versus l'uguaglianza dei diritti, la valutazione realistica value for money dei LEA, il finanziamento del servizio e l'allocazione delle risorse (trovare un accordo sui prezzi dell'innovazione), il consumerismo sanitario, un'altra è la questione della governance o dell'equilibrio decisionale tra amministrazione e professionisti.
 
Risolverli tutti a partire dalla questione medica è impossibile. Tuttavia una riflessione su quanto sia utile l'autonomia dei medici sia pur all'interno di un sistema che deve essere amministrato e su quanto sia inutile il contrario è assolutamente urgente.
 
P.S. Leggo che la Ministra Grillo prepara gli "Stati generali del benessere equo e sostenibile" mentre la Fnomceo propone gli "Stati generali della medicina". E' chiaro che le scelte dei primi condizionano le proposte dei secondi. Ma i primi non reggono senza i secondi. Cioè il benessere equo e sostenibile va oltre la questione medica ma non è affrontabile senza che questa sia risolta. Se l'argomento è la questione medica, risolverlo non significa definire la questione della sanità, tuttavia ne costituisce il pilastro maggiore. 
 
Antonio Panti 
Componente gruppo tematiche etico deontologiche Fnomceo

31 Luglio 2018

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