Le leggende metropolitane sui compensi dei medici di famiglia

Le leggende metropolitane sui compensi dei medici di famiglia

Le leggende metropolitane sui compensi dei medici di famiglia

Gentile direttore,
siamo alle solite: l’influenza mette ko la sanità italiana è la colpa viene fatta ricadere ad arte sui medici di famiglia, come sempre accusati di lavorare poco, di fare poche visite a domicilio e, chiaramente, tra le righe ma non troppo, di guadagnare molto. Questo il gioco di prestigio per distrarre l’opinione pubblica, fatto anche dall’assessore della Lombardia, Giulio Gallera, per coprire i tagli ai servizi e gli errori organizzativi suoi e, più in generale, della politica delle Regioni, nell’attuale epidemia influenzale. Rimandiamo al mittente le accuse e smontiamo questa ennesima campagna mistificatoria, questa caccia alle streghe, con conseguente tam-tam mediatico.
 
La premessa è semplice: venti anni di sotto finanziamento del Ssn, riduzione del personale e dei posti letto ospedalieri, assenza di investimenti adeguati per potenziare il territorio, e valorizzare i professionisti che vi operano, per implementare la medicina di gruppo, la continuità dell’assistenza di qualità e i filtri a monte del Pronto Soccorso, ormai depotenziato, precarizzato, e ridotto a imbuto di tutte queste disfunzioni. Questi gli ingredienti che portano al  caos nei picchi influenzali. In questo contesto, gli studi dei medici di famiglia, in questi giorni, sono sempre pieni e le visite a domicilio al collasso.  Basta andare a verificare per rendersene conto.
 
Per quanto riguarda, invece, poi le leggende metropolitane su orario di lavoro e compensi, dei medici di medicina generale consentiteci di dare alcuni dati del 2014, ma ancora attuali visto che la convenzione non viene rinnovata da 10 anni.
 
In questa indagine basata su dati certi (bilanci regione Lombardia certificati) si evince che il lordo per ciascuno dei 6500 medici di famiglia lombardi è di 98.660 euro annui in media, dei quali 74.224 di quota capitaria, il restante tra rimborsi spesa e contributi ENPAM. Queste cifre per una media di 1400 assistiti a medico, quindi parametrando ad un massimalista le cifre possono arrivare al massimo a 105 mila euro lordi a medico, dei quali 79.525 di quota capitaria (il reale compenso lordo). Altro che i 150 mila euro annui che stanno circolando su alcuni giornali.
 
Secondo una altra indagine on line sempre del Centro Studi Smi del 2015,  la mole media di attività di un medico, non in un momento di epidemia influenzale è la seguente: 5 ore e 24 minuti al giorno di ambulatorio, 1 ora e 51 minuti di visite domiciliari e 1 ora e 40 minuti di burocrazia, senza contare consulti telefonici e contatti di vario genere (mail, Whatsapp, sms ecc). Per un totale di 36,9 assistiti visitati al giorno, dei quali il 40% cronici e il 14% fragili.
 
Riassumendo: settimanalmente le visite in ambulatorio impegnano 27 h e 24 min, le visite domiciliari 8 h e 55 min, la burocrazia 7 h e 5 min, altri e vari 3h e 7 min. 
Un totale di 46h e 30 minuti su 5 giorni a settimana, esclusi tempi non stimabili (telefono,  ecc). Siamo quindi bel lontani dalle 15 ore di base minima di apertura dello studio, prevista dalla Convenzione. Questi i dati, il resto sono, appunto, manipolazioni, anzi bufale.
 
Enzo Scafuro
Responsabile nazionale dello Smi per la medicina generale e segretario Smi Lombardia
 
Maurizio Andreoli
Centro Studi SMI

E.Scafuro e M.Andreoli (Smi)

12 Gennaio 2018

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