Malattie sessualmente trasmissibili ed educazione sessuale

Malattie sessualmente trasmissibili ed educazione sessuale

Malattie sessualmente trasmissibili ed educazione sessuale

Gentile direttore,
quasi per caso mi sono ritrovato tra le mani un documento del 1916 sui “Consigli per impedire la diffusione delle malattie veneree e sifidiliche” della città di Torino. Il contesto storico è fondamentale, la Prima Guerra Mondiale era in pieno svolgimento e la preoccupazione prioritaria era quella di salvaguardare l’efficienza fisica dei militari in licenza che dovevano tornare al fronte.

Questi manifesti, affissi davanti i dispensari celtici (termine che non ha a che fare con la cultura dell’antica Gallia o a riferimenti filo fascisti, ma concerne ad un’antica terminologia per indentificare la sifilide ovvero Morbo Celtico), elencavano una serie di raccomandazioni sui sintomi che si possono manifestare al contrarsi della malattia e sui comportamenti da seguire, e termina con questa frase: “Per conoscere i pericoli delle malattie di genere e quelle del lavoro in ispecie, e i modi di prevenirle e di combatterle è utile la frequenza alla Scuola popolare d’Igiene, gratuita, tenuta, nei mesi invernali, per cura dell’Ufficio d’Igiene”. Elemento fondamentale, ritenuto tale anche secoli prima.

Ora catapultiamoci 100 anni dopo, ai giorni nostri. Tecnologie avanzate, farmaci innovativi, accrescimento di cultura sanitaria e delle abitudini d’igiene, ed invece il quadro che ne esce dai dati dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), pubblicati ad inizio mese, è quantomeno allarmante. Sifilide, gonorrea e clamidia sono in netto aumento, con i casi che tendono a raddoppiarsi rispetto alle rilevazioni del 2021. Anche per quanto riguarda il vaiolo delle scimmie – nonostante sia entrato a regime la fornitura del vaccino – i dati continuano a crescere, seppur in maniera contratta, dove nell’ultimo trimestre l’Italia ha registrato 26 nuovi casi. Senza dimenticare HPV (papilloma virus) ed HIV.

La conclusione che si può trarre dalla lettura dei dati epidemiologici è univoca: non vi è consapevolezza sui pericoli e sulle conseguenze delle malattie sessuali, per i cittadini; non vi sono politiche sanitarie attive, da parte dello Stato. Quindi come agire affinché si possa invertire questa triste situazione?

La salute sessuale, che non va intesa esclusivamente come tranquillità priva di malattie, ma va estesa ad uno stato di benessere fisico, emotivo mentale e sociale, è un aspetto fondamentale della crescita e dello sviluppo delle persone, specialmente in età adolescenziale, pertanto occorre averne cura ed evitare comportamenti dannosi e scorretti. Affinché vi sia consapevolezza c’è bisogno di educazione sessuale.

L’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA (Centro Federale per l’educazione sanitaria della Germania) ha redatto degli standard e dei piani d’azione per coinvolgere a 360° cittadini e professionisti sanitari. In primis vi è una traslazione fondamentale del concetto di educazione sessuale, ampliato al campo dell’affettività e alle relazioni, nel rispetto dei diritti umani e della parità dei sessi; poi vi è un approccio olistico basato sul concetto di affettività e sessualità come area del potenziale umano, che aiuta a far maturare nei ragazzi le competenze che li renderanno capaci di determinare autonomamente la propria sessualità e le proprie relazioni nelle varie fasi dello sviluppo.

Ed una volta terminato il percorso scolastico, la formazione deve continuare – o iniziare – anche in età adulta, nei luoghi di lavoro. Invece per quanto riguarda i professionisti sanitari un piano d’azione è già stato scritto, ma non ancora realizzato. Il PROGETTO CCM 2019 “Sperimentazione di nuovi modelli organizzativi integrati ospedale-territorio per la prevenzione e il controllo delle IST: percorsi diagnostico-assistenziali agevolati ed offerta di screening gratuiti mirati” dell’Istituto Superiore di Sanità prevede l’elaborazione urgente di un piano strategico nazionale e la necessità di offrire al cittadino una rete di servizi ben collegati tra di loro a cui accedere facilmente. Per attuare quest’ultima parte è necessario che vi sia un’inversione delle politiche economiche e manageriali messe in atto a discapito del Sistema Sanitario Nazionale.

Realizzare questi interventi richiede sicuramente tempo e programmazione, ma si potrebbero incrementare le ore di quei pochi corsi di educazione sessuale, realizzati da presidi volenterosi, per iniziare a spargere consapevolezza sessuale, e da parte del Ministero della Salute avviare una campagna di informazione e sensibilizzazione sull’utilizzo del preservativo, poiché non viene visto come strumento prevenzione e di protezione ma di insoddisfazione. Di fatti, notizia di qualche ora fa, per sensibilizzare all’utilizzo ed ai benefici, il direttore del Villaggio Olimpico per i Giochi Olimpici di Parigi distribuirà quotidianamente agli atleti dei profilattici.

Bastano poche semplici mosse per capovolgere l’incremento dei casi delle malattie sessualmente trasmissibili.

Massimiliano Cinque
Dottore in Farmacia

21 Marzo 2024

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