No al gioco a ribasso tra infermieri e Oss

No al gioco a ribasso tra infermieri e Oss

No al gioco a ribasso tra infermieri e Oss

Gentile direttore,
si sentono suonare trombe e rispondere campane nel complesso e variegato campo sanitario del comparto. I diversi suoni originano da alcune affermazioni del Migep – una delle aggregazioni degli Operatori socio sanitari – a cui hanno fatto seguito risposte per lo più piccate da parte di singoli infermieri e una presa di posizione della Presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi.

In quelle risposte sorprende non poco che si indichino gli Oss chiamandoli in modo quasi sprezzante “ausiliari”, che si rispolveri il termine “subordinati”, che si utilizzi un armamentario di toni e parole che richiamano a spocchiose superiorità professionali.

Tutte cose che gli infermieri hanno patito, subito – e forse in parte subiscono ancora – lamentandosene fortemente in tutte le sedi.

Abbiamo tanto letto della collaborazione, del lavoro di squadra, del rispetto reciproco, del riconoscimento dell’apporto di ognuno per il raggiungimento degli obiettivi di salute degli assistiti; se questo è, allora non si può essere collaborativi a fasi alterne o comunque solo nei confronti di alcuni gruppi professionali e non di altri.

La professionalità e le competenze acquisite e spese nei diversi luoghi di cura ed assistenza si sostengono e si “promuovono” ragionando sul profilo operativo e professionale di ognuno; sull’apporto che si costruisce nel gruppo di lavoro promuovendo il proprio e specifico pensiero, le proprie capacità e valorialità e prendendo atto che i muri (vecchi, anacronistici e diroccati) di rigida separazione tra i diversi gruppi professionali non possono più reggere il confronto con relazioni leali, trasparenti e orientate ad uno scopo comune.

Relazioni che riconoscono l’evoluzione delle scienze mediche e di quelle assistenziali, del contesto operativo e organizzativo, del mutato quadro demografico ed epidemiologico.

E che riconoscono anche che l’impegno per la crescita, l’evoluzione e lo sviluppo dello status sociale e contrattuale non può essere solo di alcuni e venire negato ad altri. Non può aversi per gli uni impedendo a priori e senza confronto ogni ridefinizione di ruolo ad altri.

E questo dato accettato e largamente diffuso, vale non solo nelle relazioni tra Oss e infermieri, ma anche tra infermieri e le altre professioni sanitarie e tra infermieri e medici.

Evitiamo, dunque, di rincorrere taluni pensieri che si posizionano ai limiti della curva di Gauss; cerchiamo di essere coerenti con le tante parole per la collaborazione spese in questi ultimi anni e facciamolo in maniera univoca e non a corrente alternata.

Una squadra assistenziale affiatata nei percorsi di cura ed assistenza, attenta ai bisogni degli assistiti, agli obiettivi da raggiungere e leale nelle relazioni interprofessionali richiede capacità, competenza e spirito di gruppo. Non si fa squadra parlando di subordinazione e lanciando anacronistici anatemi. Ci si incontra, si discute, ci si spiega, si produce materiale su cui confrontarsi e, nel rispetto reciproco, si ridefiniscono o si mantengono i diversi spazi professionali.

Qualche anno fa uno degli slogan utilizzato dagli infermieri era “chi ha paura di un infermiere più qualificato?” Oggi lo stesso slogan potrebbe essere utilizzato verso quegli infermieri che mostrano di temere lo sviluppo di altri.

Infermieri competenti, preparati, con competenze diversificate – generaliste, avanzate e specialistiche – non possono che giovarsi di un lavoro di squadra in cui tutti i componenti tendono all’alto.

La lentezza esasperante con cui colpevolmente si procede (o meglio si fa finta di procedere) per il riconoscimento delle competenze avanzate e specialistiche degli infermieri è ormai evidente e negativamente valutato da un numero sempre maggiore di infermieri che non temono certo l’eventuale evoluzione della figura dell’Oss perchè conoscono il loro specifico professionale e il livello di competenza operativa raggiunto.

Infermieri che, invece, disapprovano il gioco al ribasso perpetrato nei loro confronti, e che assistono con sempre maggiore frustrazione e un pizzico di rabbia al gioco dell’oca che riguarda le loro specializzazioni e che misconosce il loro qualificato contributo per il raggiungimento degli obiettivi del sistema salute.

Ma sono in molti, moltissimi con occhi ben aperti per guardare, testa per valutare e capaci di distinguere il grano dal loglio.

Dott. Antonio Torella
Presidente Associazione #Noisiamopronti 

08 Luglio 2017

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