Numero chiuso, qualità dello studio e sbocchi: pensare anche agli psicologi

Numero chiuso, qualità dello studio e sbocchi: pensare anche agli psicologi

Numero chiuso, qualità dello studio e sbocchi: pensare anche agli psicologi

Gentile direttore,
è caldo il tema del numero chiuso a Medicina: lo si vorrebbe abolire. Potremmo essere anche d’accordo sul principio. Ma i principi possono fallire sulle questioni pratiche: vogliamo medici che sappiano curarci? Riteniamo giusto che un ragazzo studi tanti anni per restare disoccupato?

Penso che la risposta sia un SI alla prima domanda e un no alla seconda.

E allora ci vuole una formazione di qualità e tarata sulle possibilità del mercato perché non ci ritrovi con medici poco qualificati e disoccupati.
Quindi, ok ai principi ma attuarli con intelligenza e non mandando i giovani allo sbaraglio.

Ma la stessa cosa deve valere per gli Psicologi, tanto più che sono oggi professione sanitaria a tutti gli effetti.

E’ un tema per me caldo da tempo: abbiamo oltre 60 mila iscritti ai corsi di laurea che non consentono una formazione adeguata per uno Psicologo rispondente a crescenti bisogni dell’oggi, che costringe gran parte dei laureati a lunghe e costose formazioni post-laurea per avere adeguate capacità operative.

Una frammentazione estrema di corsi di sforna 8000 triennalisti e 6500 magistrali l’anno, con un raddoppio degli Psicologi italiani in soli 10 anni e quasi uno Psicologo ogni 500 abitanti.
Al di là dei progressi della professione – tangibili e quantificabili, presenti e futuri, primo impegno per tutti – è ovvio che siamo in una situazione di “giovani allo sbaraglio”.

Che trovo ingiusta per i giovani, per gli Psicologi e per la dignità della professione.
L’Ordine è impegnato a promuovere, tutelare e difendere ma questa situazione non ci rafforza, ci indebolisce.

Quindi per gli Psicologi? No al numero chiuso come unico criterio per risolvere il problema ma SI ad una formazione di base di qualità che metta i giovani in condizioni di essere operativi dopo la laurea (e l’esame di stato).

Basata su una programmazione intelligente e flessibile ma non frammentaria (core curriculum “forte” per tutti, offerta didattica di qualità con laboratori ed esperienze pratiche e sbocchi professionali).

Questa è la posizione che ho espresso sempre e da ultimo a settembre in Consiglio Nazionale dell’Ordine che ha affrontato il tema anche alla luce della legge di professione sanitaria.

Il CNOP ha deciso di affrontare con decisione il problema, cercando l’alleanza degli accademici e di tutti i protagonisti della professione, per trovare una posizione unitaria (sinora mai trovata ma ormai indispensabile) che abbia la forza di passare al vaglio del Ministero dell’Università, che è quello che deve decidere.

E’ il momento della responsabilità collettiva, vedremo chi ci sta.
 
David Lazzari
Presidente Ordine Psicologi Umbria

18 Ottobre 2018

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