Osteopati. Attenzione a formazione e riconoscimento titoli o rischia di diventare una sanatoria

Osteopati. Attenzione a formazione e riconoscimento titoli o rischia di diventare una sanatoria

Osteopati. Attenzione a formazione e riconoscimento titoli o rischia di diventare una sanatoria

Gentile direttore,
ho apprezzato in ogni suo riferimento l'articolo fornito al Suo giornale dal collega di Milano, dott. Nicola Manta. Condivido appieno l'importanza di una corrispondenza tra un iter formativo che deve essere reso più qualificante per osteopati e chiropratici e i criteri di equipollenza dei loro titoli di studio.

Una sanatoria che si basi sull'accreditamento dei corsi di studio solo triennali e senza controllo terzo, non offrirebbe adeguate garanzie per il ruolo sanitario degli osteopati e per le potenzialità della professione. Una formazione più limitata rispetto agli standard ufficiali sfavorirebbe la prospettiva del confronto inter-disciplinare con la medicina generale e specialistica: ambiti di complementarietà e collaborazione in cui la medicina osteopatica trova la sua migliore collocazione.

Mi auguro che i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti da adottarsi entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge approvata in Senato (art. 4 DDL 1324) tengano in assoluta considerazione la norma CEN per quanto riguarda le competenze professionali, negli stessi termini con cui si procederà alla "definizione della formazione universitaria in osteopatia e chiropratica" nei sei mesi successivi alla stessa approvazione.

Accettare criteri minimi per l'equipollenza in contrapposizione ai criteri "europei" per l'ordinamento didattico o, peggio ancora, ridimensionare entrambi rispetto agli studi quinquennali previsti dalle indicazioni internazionali, rappresenterebbe a mio avviso un'inaccettabile discriminazione, oltre che l'autorizzazione di professionalità immature per le proprie interazioni sanitarie.

A supporto di questa tesi, vorrei segnalare le attuali indicazioni dell'Agenzia Nazionale Sanità (Age.Na.S.) circa l'accreditamento della formazione continua in tema di medicine non convenzionali. Nel caso specifico, rappresenta elemento essenziale la dimostrazione di efficacia per queste medesime professionalità e l'identificazione dei loro ambiti sanitari di interdisciplinarietà.

Pertanto, se lo stesso Ministero della Salute sostiene in tali termini l'integrazione culturale dell'osteopatia all'interno del Sistema Sanitario, pare una logica conseguenza che l'iter formativo professionale debba corrispondere ad una più coerente istruzione sanitaria da integrarsi alle conoscenze della materia.

Come potrebbe essere nel caso di un carico di lavoro accademico inferiore a 180 crediti formativi complessivi?

Se, infine, consideriamo la volontà degli stessi osteopati e chiropratici nel riferirsi ai criteri formativi quinquennali (EQF 7 – 300 ECTS), non vedo quale ostacolo possa frapporsi tra la definizione di un percorso di laurea adeguato e la corrispondente equipollenza dei titoli pregressi degli stessi professionisti.

Ritengo che gli attuali osteopati non abbiano timore di acquisire, nel caso, nuove competenze culturali anche attraverso corsi abilitanti in analogia ai metodi di aggiornamento ECM, se la posta in gioco sarà rappresentata dalla regolamentazione della loro professione nel rispetto delle più recenti e condivisibili indicazioni europee.

E i cittadini saranno grati.
 
Dott. Gianmarco Accarpio
Medico chirurgo e specialista in medicina del lavoro osteopata 

08 Giugno 2016

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