Per la sanità, solo “fumo negli occhi” nel contratto M5S-Lega

Per la sanità, solo “fumo negli occhi” nel contratto M5S-Lega

Per la sanità, solo “fumo negli occhi” nel contratto M5S-Lega

Gentile direttore,
fumo negli occhi della sanità (e non solo), è quello che emerge dall’improbabile contratto di Governo. Preoccupa l’irresponsabilità nel volere di fatto annullare una legge, quella sui vaccini, che ha dato importanti risultati di salute, e ha rappresentato un crinale fra scienza, cultura e stregonerie, pregiudizi interessati. E questo per chi lavora in sanità è più importante della legge in sé.

Preoccupano la serie di confusi auspici, luoghi comuni, e il disordinato cumulo di temi senza alcuna visione e progettualità o impegno a dare un reale futuro alla sanità italiana.
 
Su tutte la questione finanziaria: “riduzione al minimo della compartecipazione dei singoli cittadini”, dice il “Contratto”, cioè i tickets. Bene ma non si dice quali e quanti: neache l’impegno a cancellare il superticket sulla specialistica.
 
“E’ necessario recuperare integralmente tutte le risorse economiche sottratte in questi anni con le diverse misure di finanza pubblica, garantendo una sostenibilità economica effettiva ai livelli essenziali di assistenza attraverso il rifinanziamento del fondo sanitario nazionale… ”, insiste il “Contratto”.
Bene, anzi benissimo. Solo che si tratta all’incirca di 40 mld più gli spicci.
E si aggiungerebbero ai 120 mld calcolati dall’Osservatorio CPI delle altre misure previste nel contratto di Governo.
 
Queste risorse si dovrebbero recuperare con la sempreverde “efficace lotta agli sprechi”. Nonché con l’informatizzazione e la digitalizzazione del SSN (si parla di Fascicolo Sanitario Elettronico, ricette digitali…).
L’informatizzazione del sistema non è una novità, è prevista da anni. E questi obiettivi sono in fase avanzata di realizzazione: la ricetta elettronica è diffusa in tutte le regioni con percentuali diverse ma sempre elevate; il Fascicolo Sanitario è attivo in 14 regioni e in altre 4 è in via di attivazione. Rimane certo molto da fare su questi temi, ma servono investimenti non risparmi.
 
Aggiungiamo inoltre alle spese: “adeguate risorse economiche da garantire a Comuni e Regioni per l’integrazione e i servizi socio-sanitaria” ; “risorse per lo sviluppo del territorio” superando (come si dice sempre) il modello ospedalocentrico, e in quest’ottica “dovrebbe essere rivisto il ruolo dei medici di medicina genarale”; “risorse adeguate per l’assistenza diretta e personalizzata dei soggetti affetti da malattie rare e croniche”, recita il “Contratto”
Non si dice nè cosa, nè come e nè quanto e si usa pure il condizionale ( come è noto, tutti i contratti si fanno con il condizionale).
 
Si vorrebbero poi ridurre le attese ai PS attraverso “l’implementazione di strutture a bassa intensità di cure”, insiste il “Contratto”. E anche queste dovrebbero essere gratis.
 
E si parla naturalmente di “assunzioni di specialisti, infermieri, personale medico e sanitario”, insomma tutte le categorie. Nonché di “aumentare i posti nel corso di laurea in medicina e le borse di studio per gli specializzandi”.

Infine il Ministero per la Disabilità. Un’idea che sembra in controtendenza rispetto alla filosofia e alla cultura dell’inclusione sociale contenuta nella convenzione ONU di New York del dicembre 2006 per i diritti elle persone con disabilità. Forse una barriera in più.
 
E anche qui non si va al risparmio: incremento del fondo, implementazione degli insegnati di sostegno, incentivi alle assunzioni con la legge 68/99, abbattimento completo delle barriere architettoniche.

Insomma, si apprezza il pensiero. Il tutto è senz’altro sostanzioso e ambizioso. Saremmo a posto se solo indicassero dove hanno trovato Il Tesoro.
Ma in questo quadro di confuse velleità, forse la sanità pubblica sarà fortunata se non diventerà l’agnello sacrifcale sull’altare della flat tax e del reddito di cittadinaza.
 
Nicola Preiti
Neurologo e Fisiatra – Perugia  

18 Maggio 2018

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