Violenza sulle donne. Ancora non ci siamo

Violenza sulle donne. Ancora non ci siamo

Violenza sulle donne. Ancora non ci siamo

Gentile Direttore,
l’ennesimo episodio di stupro in Italia, vittima una giovane donna di 21 anni di Parma, ci porta  necessariamente, ed ancora una volta, a manifestare il nostro fermo dissenso invitandoci implicitamente per senso civico ad esprimere considerazioni sulla violenza di genere.  
 
Negli episodi di violenza sessuale risultano maggiormente vittime giovani ragazze e gli autori della violenza sono indifferentemente italiani e stranieri, di diverso ceto sociale. Le cronache ci rimandano purtroppo a casi di violenze, o presunte tali, perpetuate addirittura da allievi della Scuola di Polizia, da operatori  socio sanitari, agenti pubblicitari, baristi, camerieri, etc.
 
Non è da dimenticare – poi – gli atti di violenza sessuale, assurti agli onori della cronaca nera recentemente,  perpetuati su donne medico nell’esercizio della professione, subite anche da pazienti a cui si prestava aiuto.
 
La violenza di genere, però, non riguarda solo le giovani in Italia, ma finisce  per colpire drammaticamente  anche le donne over 65. Sono circa 2,5 milioni di esse che subiscono, secondo le stime ufficiali, violenze verbali e fisiche ad opera di badanti, familiari e personale di sostegno. Le anziane di solito sono vedove sole e vivono in silenzio gli abusi per la condizione di estrema fragilità legata all’età.
 
E allora c’è da chiedersi, è sufficiente il piano antiviolenza in vigore, oppure sarebbe opportuno che le donne stipulassero un’assicurazione anti violenza obbligatoria?
 
Ben sette anni fa vi fu, in Italia, un comunicato stampa che annunciava la nascita di una polizza anti-stupro: Amidonna”,che prevedeva per le assicurate, consulto telefonico psicologico e rimborso spese fino a 5000 euro ed una indennità mensile fino a 1200 euro per 12 mesi. Risultava prevista, inoltre, una tutela legale fino a 15000 euro, con un rimborso per il soggiorno in albergo nel caso fosse stato necessario allontanare la vittima dal luogo della violenza ed il consulto medico telefonico 24 h su 24, con invio di medico a domicilio e la possibilità del trasporto in ambulanza per recarsi in ospedale, in caso di lesioni e traumi. 
 
Ed ancora, non  si potrebbero rendere obbligatori i corsi di educazione sentimentale anche nelle scuole primarie e secondarie, iniziativa che appare adesso essere concreta e fattiva solo nella città di Torino, ma solo per gli studenti delle ultime due classi delle scuole medie superiori?
                                                                                                                         
dott.ssa Maria Ludovica Genna
Osservatorio  Sanitario di Napoli

01 Settembre 2018

© Riproduzione riservata

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...