Volontariato e Terzo Settore: non gettonisti, ma attori complementari e non sostitutivi del Ssn nelle nuove strutture territoriali

Volontariato e Terzo Settore: non gettonisti, ma attori complementari e non sostitutivi del Ssn nelle nuove strutture territoriali

Volontariato e Terzo Settore: non gettonisti, ma attori complementari e non sostitutivi del Ssn nelle nuove strutture territoriali

Gentile Direttore, ho letto con interesse l’approfondimento del prof. Ettore Jorio dal titolo “Accreditamento sanitario, l’erosione silenziosa che svuota le garanzie pubbliche”, pubblicato nella sezione “Studi e Analisi” di codesto Quotidiano il 17 luglio 2026.

Gentile Direttore,
ho letto con interesse l’approfondimento del prof. Ettore Jorio dal titolo “Accreditamento sanitario, l’erosione silenziosa che svuota le garanzie pubbliche”, pubblicato nella sezione “Studi e Analisi” di codesto Quotidiano il 17 luglio 2026.

Un’analisi che trae spunto dall’avviso pubblicato da questa Azienda “per l’acquisizione di manifestazione di interesse da parte di enti del Terzo Settore, finalizzato alla formazione di un elenco al quale attingere per la stipula di convenzione ex art. 56 del D.Lgs. n. 117/2017 aventi ad oggetto la realizzazione di attività sociosanitarie, sociali ed affini di interesse per le case di comunità dell’Asl Salerno”.

Pur condividendo le finalità di tale iniziativa, il prof. Jorio opera una riflessione in merito all’opportunità di ricorrere alla precitata procedura, in quanto “la cura della persona costituisce materia troppo delicata per essere disciplinata attraverso protocolli aziendali, inevitabilmente differenti da una ASL all’altra…”.

Nello stesso approfondimento viene inoltre paventato un allarme: “da alcuni anni il sistema sembra avere imboccato una strada pericolosa: quella di ritenere che l’organizzazione sanitaria possa essere modificata in qualsiasi momento mediante protocolli, convenzioni, cooperative, società di servizi, medici gettonisti, personale esterno o altre forme di reclutamento non riconducibili all’ordinario sistema pubblicistico…. La sostituzione dell’organizzazione accreditata con personale reclutato fuori dalle procedure pubbliche svuota l’accreditamento e tradisce la fiducia del cittadino, che si affida a una struttura pubblicamente verificata, non a un’organizzazione variabile”.

Credo anzi tutto che non sia giusto equiparare la condizione dei cd. “gettonisti” a quella delle Associazioni di Volontariato, soprattutto rispetto alla procedura della ASL Salerno. E non è opportuno, poiché la partecipazione del Terzo Settore nel SSN è disciplinata sin dalla sua istituzione attraverso un coinvolgimento stabile e codificato nella programmazione.

Però, pur condividendo in linea di massima alcuni aspetti del contributo, non si possono non evidenziare alcuni aspetti fondamentali, che pongono i termini della questione su un piano decisamente diverso rispetto a quello oggetto dell’analisi pubblicata. Contribuendo, in tal modo, a fare chiarezza sull’argomento, ed in particolare sui principi che hanno stimolato l’Asl Salerno nell’adozione della procedura che ha ispirato il prof. Jorio nella sua “critica”.

Vi è infatti una corposa e solida attività regolatoria che stabilisce quale sia il perimetro all’interno del quale il Terzo Settore può partecipare istituzionalmente alle attività del Servizio Sanitario. Sin dalla sua istituzione, il SSN ha individuato il volontariato quale “sentinella” delle attività ordinarie, stabilendo che nella partecipazione si esplicano processi fondamentali di umanizzazione, informazione, consultazione, partecipazione attiva ed empowerment.

Cosa ancora più marcata all’interno del Decreto del Ministero della Salute 23 maggio 2022 n. 77, che “apre definitivamente le porte” delle Case della Comunità alle associazioni di volontariato, per consentire la piena integrazione tra gli aspetti marcatamente sanitari e quelli sociali. Un termometro, quindi, per la verifica anche di tutti quei requisiti di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale che l’accreditamento (questo sì, è competenza esclusiva delle Regioni e delle Aziende Sanitarie) dovrebbe garantire ad ogni cittadino.

Il DM 77/2022 definisce le CdC come il luogo di riferimento per i bisogni di assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale della popolazione, punto di accesso integrato alle cure primarie e alle reti di prossimità. È dunque il DM 77/2022 – da ultimo – a richiamare la necessità da parte del SSN a rafforzare i servizi territoriali anche attraverso la coprogettazione con gli utenti, nonché attraverso la valorizzazione della partecipazione di tutte le risorse della comunità nelle diverse forme e attraverso il coinvolgimento dei diversi attori locali (ASL, Comuni, professionisti, pazienti e loro caregiver, associazioni/organizzazioni del Terzo Settore, ecc.). Per le Case della Comunità, in particolare, è indicata la “partecipazione della Comunità e valorizzazione della co-produzione, attraverso le associazioni di cittadini e volontariato” quale standard organizzativo obbligatorio per le CdC (e quindi come requisito implicito di accreditamento istituzionale). 

Sono perciò raccomandate iniziative d’integrazione con le risorse del territorio, comprese le istituzioni e soggetti sociali come la scuola, gli enti locali, gli organismi culturali e di gestione del territorio, le imprese, le organizzazioni religiose, centri di servizio per il volontariato, per sostenere azioni condivise per la salute intesa come bene comune.

Gli Enti del Terzo Settore devono quindi assumere (anche amministrativamente) un ruolo riconosciuto all’interno del modello di comunità, e in questo senso ha proceduto la ASL Salerno. Già il D.Lgs. 117/2017 prevedeva esplicitamente strumenti di co-programmazione e co-progettazione tra pubbliche amministrazioni e Terzo Settore, definendo un quadro normativo in cui questi ultimi sono veri e propri interlocutori della pubblica amministrazione. Il DM 77/2022 s’inserisce in questa cornice, prevedendo il coinvolgimento diffuso del Terzo Settore nella costruzione delle reti territoriali di prossimità e nei processi di integrazione sociale e socio-sanitaria. Se letti insieme (oltre che a quanto previsto dal D.Lgs 502/1992 e al Piano della Cronicità), quindi, anche questi due riferimenti normativi disegnano un modello in cui il volontariato assumere funzioni che vanno dal supporto all’erogazione degli interventi fino alla partecipazione attiva alla loro programmazione.

Va inoltre ricordata la differenza sostanziale che esiste tra l’accreditamento e la convenzione stipulata ai sensi dell’art. 56 del D.Lgs. n. 117 del 3 luglio 2017 (Codice del  Terzo Settore), che è la strada perseguita in questo caso dall’Asl Salerno. L’accreditamento, com’è noto, è rivolto a tutti gli enti del terzo settore (quindi profit/no profit). Esso prevede il pagamento di tariffe/corrispettivi standard per erogazione di prestazione socio-sanitarie su richiesta del cittadino.

Le convenzioni ex art. 56, invece, sono rivolte solo a specifici enti no-profit del Terzo Settore (APS/Odv).  Esse non prevedono tariffe, ma solo un eventuale rimborso delle spese effettivamente sostenute, e che non generano utili/profitti (art. 56 c.2 del precitato decreto), per lo svolgimento di “servizi sociali di interesse generale”. Fatta questa doverosa differenziazione della natura e dei termini del rapporto e delle funzioni affidate, si ritiene che non possano sussistere motivi preoccupazione in merito alla “garanzia che la persona affidata alle cure del Servizio sanitario nazionale venga presa in carico da una organizzazione previamente validata da idoneità pubblica”.

Infatti, come ben specificato nell’avviso pubblicato dall’Asl Salerno, “l’attività richiesta agli Enti del Terzo Settore individuati, sarà di carattere non sanitario, e deve essere intesa come forma di assoluta sussidiarietà e mera collaborazione, mai sostitutiva di mansioni aventi contenuto professionale proprie dell’Azienda. L’attività degli operatori di Terzo Settore, pertanto, si porrà sempre in rapporto d’integrazione con quella del personale sanitario aziendale”.

La partnership con il Terzo Settore consentirà all’ASL Salerno di sviluppare nuove forme di collaborazione e progettualità partecipata, contribuendo in maniera determinante alla costruzione di una rete di supporto capace di integrare le attività delle Case di Comunità, rafforzando la prossimità dei servizi e l’accompagnamento dei cittadini nei percorsi sanitari e sociali. E consentirà ai cittadini, attraverso anche le proprie associazioni di rappresentanza, di poter svolgere al meglio quel ruolo di sentinelle della rendicontazione pubblica (l’accountability) a cui la Istituzioni sono tenute a porre grande attenzione.

Le CdC, nella realizzazione delle quali l’Asl Salerno è fortemente impegnata (ne sono previste complessivamente 33 su tutto il territorio) sono concepite come strutture di prossimità atte a supportare efficacemente il processo di deospedalizzazione e a rafforzare i servizi di prevenzione e salute nelle comunità locali. Si tratta di una sperimentazione gestionale unica nel suo genere, che risponde appieno ai bisogni sociosanitari dei cittadini delle aree interne e disagiate del complesso e vasto territorio salernitano.

Un modello di assistenza territoriale che integra l’aspetto sanitario con quello sociale attraverso, appunto, il coinvolgimento attivo degli Enti del Terzo Settore, dei Comuni, degli Uffici di Piano, al fine di costruire una offerta più adeguata ai bisogni della popolazione, creando sinergie innovative ed efficaci. Il loro apporto contribuirà, attraverso servizi specifici, ad arricchire i servizi già esistenti tramite la mediazione culturale, l’orientamento sanitario e l’orientamento sociale.

Casa della Comunità dove il volontariato svolge quella “generosa espressione dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale sanciti dalla Costituzione”, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Un modello, tra i primi in Italia, che parte dalla provincia del Sud e che ribadisce il ruolo fondamentale alla partecipazione, al ruolo che i cittadini e le associazioni hanno nella programmazione dei servizi e delle attività, oltre che nella valutazione dei risultati che si otterranno. In conclusione, quella della ASL Salerno è quindi una sperimentazione che si connota per i tratti innovativi, che da senso a quella modifica di naming voluta dal legislatore: la transizione dalla vecchia Casa della Salute, appunto, ad uno spazio integrato per l’intera comunità per la presa in cura della persona.

Gennaro Sosto
Direttore Generale ASL Salerno e Vicepresidente nazionale Federsanità

20 Luglio 2026

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