Caso Avastin/Lucentis. La Lombardia riduce a 55 euro il rimborso per i farmaci salvavista. Oculisti in rivolta. Ma la Regione replica: “Notizie infondate”

Caso Avastin/Lucentis. La Lombardia riduce a 55 euro il rimborso per i farmaci salvavista. Oculisti in rivolta. Ma la Regione replica: “Notizie infondate”

Caso Avastin/Lucentis. La Lombardia riduce a 55 euro il rimborso per i farmaci salvavista. Oculisti in rivolta. Ma la Regione replica: “Notizie infondate”
La decisione, contenuta nella deliberazione XI/1986 del 23 luglio scorso in cui si prende atto della recente sentenza del Consiglio di Stato, mira a ottenere risparmi e “un impatto che progressivamente promuova un utilizzo dei tre farmaci (aflibercept, ranibizumab e bevacizumab, ndr) adeguato alle più recenti evidenze di efficacia”. Ma per Soi e Goal “ancora una volta l’interesse economico prevale sulla salute e sul diritto alla cura del paziente”. Dura replica della Regione: "Sono gravi, false e totalmente infondate le dichiarazioni del Presidente della SOI"

“Considerato anche che tra i tre farmaci aflibercept e ranibizumab e bevacizumab, sia per trattamento della degenerazione maculare legata all'età e della compromissione visiva dovuta a edema maculare diabetico limitatamente ai pazienti con acuità visiva non peggiore di 20/40, non sono state dimostrate differenze statisticamente significative nell’efficacia e sicurezza, si stabilisce dal 1 agosto 2019 per il trattamento della degenerazione maculare legata all'età e della compromissione visiva dovuta a edema maculare diabetico relativamente al trattamento con i tre medicinali che sono rendicontati in File F un rimborso pari a 55,6 Euro per singola somministrazione per occhio”. È quanto si legge nella deliberazione XI/1986 approvata il 23 luglio scorso dalla Regione Lombardia, alla luce, tra le altre cose, della recente sentenza del Consiglio di Stato sulla vicenda Avastin/Lucentis.

La decisione della Regione Lombardia punta a ottenere risparmi e, spiega chiaramente la deliberazione, “è finalizzata ad ottenere sui costi del SSN un impatto che progressivamente promuova un utilizzo dei tre farmaci adeguato alle più recenti evidenze di efficacia e che è da considerarsi propedeutica alla eventuale attivazione della procedura di applicazione dell’articolo 15, comma 11-ter del DL 95/2012”, cioè la norma della Spending Review del Governo Monti in tema equivalenza terapeutica con cui si stabilisce che nell'adottare eventuali decisioni basate sull'equivalenza terapeutica fra medicinali contenenti differenti princìpi attivi, le regioni si attengano alle motivate e documentate valutazioni espresse dall’Aifa.

Per la Soi (Società oftalmologica italiana) e l’associazione di categoria Goal, si tratta però di una deliberazione rischiosa e non adeguata a recuperare il danno subito dalla vicenda Avastin/Lucentis.


 


Per il presidente Soi, Matteo Piovella, la Regione Lombardia, con la deliberazione 11, "decide di fatto di sospendere la terapia salvavista a 100 mila pazienti da maculopatia, condannandoli inevitabilmente alla cecità".

“Per riequilibrare la situazione pregressa che vedeva un farmaco (Avastin) fortemente penalizzato a vantaggio degli altri (ben più costosi) si tenta una pericolosissima inversione di marcia”, afferma Piovella, secondo il quale, con la norma che taglia “da 600 a 55 euro” il rimborso per l’acquisto di una singola dose dei farmaci salvavista, “ancora una volta l’interesse economico prevale sulla salute e sul diritto alla cura del paziente” e “le Regioni, che ipotizzano oggi inattesi risparmi di spesa si ritroveranno domani a dover fronteggiare costi esorbitanti dovuti ad una emergenza sociale ancor più dirompente rispetto all'attuale, con un ingente aumento di persone non vedenti”.


 

"L’Oculistica italiana – prosegue il presidente della Soi – con i suoi 7000 medici specialisti oculisti salva la vista ogni anno ad un milione e trecentomila persone  grazie ad un costante impegno ed a capacità finalizzate a mettere a disposizione dei cittadini le migliori cure supportate da incredibili nuove tecnologie e tecniche chirurgiche". Ma, per Piovella, "ogni virtuosa potenzialità si scioglie e svanisce come neve al sole. E’ dal 2012 che lo scandalo Avastin Lucentis  paralizza di fatto il nostro Paese, generando tanta e tale confusione alla quale la politica e gli Enti Regolatori con la loro incapacità gestionale non hanno saputo far fronte".
 
Per Piovella, poi, nel nostro Paese esistono "ingiustificabili limitazioni" che "hanno comportato che nel 2018 in Italia soltanto il 30% dei pazienti affetti da maculopatia abbia potuto accedere alla cura. Le 318.000 iniezioni intravitreali erogate sono lo specchio di un Paese del terzo mondo se rapportate ad oltre il milione messe a disposizione dei cittadini di Francia, Germania e Inghilterra". 
 
Per il presidente della Soi "è assurdo che a fronte di un’emergenza sociale i farmaci salva la vista siano posizionati in fascia H ospedaliera che consente a pochi Ospedali Italiani e a soli 200 medici oculisti di erogare la cura, mentre il semplice spostamento di questi farmaci in fascia A  consentirebbe a tutti gli Ospedali e a tutti i 7.000 medici oculisti di far fronte all’emergenza esattamente come avviene in ogni parte del mondo". 
 
Piovella si dice poi contrario alle scelte di alcuni Presidenti di Regione (Toscana, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna) di chiedere risarcimenti sul caso Avastin/Lucentis: "Hanno strumentalizzato tali sentenze limitandosi a chiedere rimborsi milionari alle case farmaceutiche, ovvero ai soggetti sbagliati, incuranti e disinteressati di tutte quelle criticità che limitano l’accesso alle cure per i pazienti affetti da maculopatia".
 
Anche Danilo Mazzacane, segretario generale della Cisl Medici Lombardia e segretario della società scientifica Goal (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi), contesta la delibera che “desta stupore”. “Viene riconosciuto dall'1/8/2019 un uguale rimborso di euro 55,60, per singola somministrazione per occhio, di due farmaci on-label (più costosi ma certificati dalle autorità internazionali e nazionali) e di un farmaco off-label (più economico ma che non ha indicazione specifica per uso oculare). L'intento della Regione Lombardia – prosegue Mazzacane – è quello di procedere ad un risparmio di spesa, ma occorre tener presente che l'utilizzo del farmaco off-label, in presenza di due on-label, comporta la possibilità  di rischi sia per la salute dei  pazienti, che per la responsabilità professionale dei  medici  oculisti  che lo somministrano. Inoltre il farmaco off-label necessita di una specifica preparazione farmaceutica da parte di strutture attrezzate ed autorizzate”.

Da Mazzacane l’auspicio di “una sollecita revisione del provvedimento con una efficace consultazione della qualificata comunità scientifica oftalmologica Lombarda” .

29 Luglio 2019

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