Caso San Raffaele. La ‘deroga Covid’ sui titoli esteri mette a rischio i malati. Rossi (Omceo): “Va cancellata”

Caso San Raffaele. La ‘deroga Covid’ sui titoli esteri mette a rischio i malati. Rossi (Omceo): “Va cancellata”

Caso San Raffaele. La ‘deroga Covid’ sui titoli esteri mette a rischio i malati. Rossi (Omceo): “Va cancellata”

La Legge consente a professionisti sanitari con titoli esteri di operare in Italia senza il rigoroso percorso ordinario di verifica, abilitazione, lingua e iscrizione agli Ordini. “Sta creando un sistema parallelo privo delle garanzie essenziali per la sicurezza delle cure” avverte il presidente dell’Omceo di Milano

“Non sappiamo nemmeno quanti sono, non esiste un solo dato ufficiale, regionale o nazionale, per capire quanti medici o infermieri sono entrati negli ospedali in deroga a qualsiasi segno di buon senso, ma purtroppo non di una Legge emanata in emergenza, comunque già sbagliata e da noi avversata da subito. Questa legge va cancellata ora, non domani”.

Così il presidente dell’ordine dei medici di Milano, Roberto Carlo Rossi commenta il caos verificatosi nei giorni scorsi al San Raffaele di Milano. Non un ‘incidente’ ma il segnale definitivo che la norma emergenziale sui titoli sanitari esteri va smantellata senza esitazioni. Questa scorciatoia è l’articolo 13 del decreto “Cura Italia”, concepito per far fronte alla fase più acuta della pandemia, poi ampliato dall’articolo 15 del DL 34/2023 e infine prorogato fino al 2027 dalla legge 187/2024. Una struttura normativa che, pur essendo nata per rispondere a un’urgenza, continua ad operare come se l’emergenza non fosse mai finita. Il risultato è un sistema in cui, accanto ai professionisti formati e verificati secondo le regole italiane, operano laureati assunti sulla base di titoli stranieri non sottoposti al medesimo controllo. Non è una questione di nazionalità, ma di sicurezza: nei reparti non si arriva senza aver dimostrato competenze, comprensione della lingua, capacità di lavorare secondo gli standard del nostro Servizio sanitario.

“Abbiamo atteso solo un paio di giorni per capire ciò che sapevamo già – aggiunge Rossi -: la situazione che si è creata nei reparti ad alta intensità, dove personale reclutato tramite la procedura in deroga, ha mostrato difficoltà tali da costringere a bloccare l’area, deviare pazienti e intervenire d’urgenza. Questo dimostra in modo inequivocabile ciò che gli Ordini denunciano da tempo: esiste un canale legale che permette a operatori non sottoposti alle rigorose verifiche ordinarie di entrare in reparti altamente complessi, dove ogni errore può tradursi in un danno per i cittadini. Una vera follia. Questa legge ha creato un doppio binario. Da una parte chi segue il percorso regolare: riconoscimento del titolo, esame di lingua, iscrizione all’Albo, responsabilità deontologica. Dall’altra un sistema alternativo, costruito in emergenza, che consente l’accesso alla professione senza queste garanzie fondamentali. È un’impostazione sbagliata, pericolosa, e oggi ne vediamo le conseguenze concrete”.

Un’ulteriore criticità riguarda la totale assenza di trasparenza sui numeri: non esistono dati pubblici e aggiornati che indichino quanti medici, infermieri e operatori siano oggi in servizio attraverso la deroga, con quali titoli, in quali reparti e con quali verifiche completate. Quali sono le cooperative che ne gestiscono i contratti. L’unica stima disponibile, risalente al periodo pandemico, parla di oltre 5.000 professionisti assunti grazie a questa procedura, ma non c’è alcun monitoraggio nazionale sulle conseguenze attuali e i numeri possono essere molto maggiori. Per l’Omceo Milano, questo vuoto informativo rappresenta esso stesso un rischio: se non si sa chi lavora, dove e con quali abilità certificate, non è possibile garantire la sicurezza dei pazienti e la qualità dell’atto medico (in senso sanitario e in senso lato).

La posizione dell’Ordine dei Medici è chiara: non si può più tollerare un sistema parallelo che aggira i controlli ordinari, anche se ‘legale’. Le sentenze dei TAR (Lombardia e Veneto) hanno già individuato profili di irregolarità nella gestione regionale di questa stessa deroga, richiamando l’esigenza di controlli reali e non solo formali. “Continuare su questa strada – aggiunge Rossi – significa accettare che nei reparti più o meno delicati, possano operare laureati, di cui non conosciamo con certezza competenze, formazione e capacità. Questo non è un modello di sanità: è un azzardo».

Alla luce degli eventi e delle evidenze accumulate negli anni, l’Ordine dei Medici di Milano chiede: 1) Abrogazione immediata dell’intero impianto normativo della deroga (art. 13 DL 18/2020 – art. 15 DL 34/2023 – art. 2, comma 8-bis legge 187/2024); 2) Divieto assoluto, fino all’abrogazione, di impiegare personale reclutato tramite la procedura in deroga in reparti ad alta intensità, terapie intensive, emergenza-urgenza e aree critiche; 3) Ripristino di un unico percorso nazionale di verifica dei titoli esteri, basato sugli ordinari controlli sostanziali, accertamento linguistico, iscrizione agli Ordini e responsabilità deontologica; 4) Introduzione di un registro pubblico che renda trasparente il numero, la provenienza e l’impiego dei professionisti assunti tramite qualunque canale straordinario.

“Il caso San Raffaele – conclude Rossi – dimostra che non siamo di fronte a un problema astratto. Quando si abbassano le tutele, purtroppo, si espongono i pazienti a rischi diretti e concreti. Bisogna chiudere questa parentesi normativa nata nell’emergenza: mantenerla oggi è ingiustificabile e pericoloso”.

10 Dicembre 2025

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