Dossier. Le performance dei nostri ospedali. Prima puntata: le strutture del Nord Ovest

Dossier. Le performance dei nostri ospedali. Prima puntata: le strutture del Nord Ovest

Dossier. Le performance dei nostri ospedali. Prima puntata: le strutture del Nord Ovest
Il Programma nazionale esiti di Agenas e ministero della Salute ha scandagliato per la prima volta i risultati delle cure ospedaliere e la loro tempestività. Ecco una panoramica puntuale dei principali indicatori esaminati, regione per regione, a partire da Val d'Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria.

Se hai un infarto e vivi a Torino, l’ospedale Umberto I, il Martini e quello degli Infermi a Rivoli sono, senza incertezza alcuna, strutture d’eccellenza. Non solo, sempre l’Umberto I e il S. Giovanni Battista sono gli ospedali ideali per sottoporsi a un intervento di By pass aortocoronarico.

Mentre in Lombardia, il Niguarda di Milano e l’Ospedale di Lecco lavorano così bene da ridurre fino a zero il rischio di morte associato all’intervento: sono tra le migliori dell’intera penisola. Sempre in Lombardia l’Istituto clinico Humanitas a Rozzano brilla in appropriatezza in caso di ricovero per ictus e non solo, invece i tassi di mortalità per broncopneumopatia cronica più bassi di tutta Italia se li aggiudica la Fondazione Maugeri di Tradate.
 
In Liguria invece in caso di infarto e cerchi una struttura che risponda in maniera appropriata, l’Azienda ospedaliera San Bartolomeo di Sarzana risponderà brillantemente. Così come, in caso di frattura del femore, sarai operato entro le 48 ore all’ospedale Villa Scassi Genova che conquista la palma della struttura più veloce di tutta Italia, ma anche la maglia nera per la struttura con il maggior numero di parti cesarei tra tutte le Regioni del Nord Ovest della penisola.
Non devono invece espatriare i valdostani grazie alle buone perfomance dell’Ospedale Parini di Aosta per più patologie.
 
Ma se queste sono, tra le tante strutture, quelle che brillano in appropriatezza, ce ne sono altrettante che arrancano. Qualche esempio? A Torino la maglia nera per i più alti tassi di mortalità per infarto spetta agli Ospedali Riuniti di Ciriè. Ma se andiamo in Lombardia in ben tre strutture capitanate dalla clinica Policlinico di Monza, va un po’ peggio. E poco meno dell’8% dei pazienti con frattura di femore riesce a entrare in camera operatoria entro 48 ore al Niguarda Ca' Granda di Milano. Il Gaslini di Genova inciampa in un eccesso di parti cesarei: poco meno del doppio della media italiana, già troppo alta rispetto al resto d’Europa.

 Ecco la fotografia delle strutture pubbliche e private delle regioni del Nord Ovest del Bel Paese scattata dal “Programma nazionale di valutazione degli esiti” affidate ad Agenas dal Ministero della Salute. Un programma che, commenta l’Agenas, esclude assolutamente l’utilizzazione dei risultati come una sorta di pagelle degli ospedali, dei servizi, dei professionisti o come la pubblicazione di una loro classifica, ma punta invece a promuovere un’attività di auditing clinico e organizzativo per valorizzare l’eccellenza, individuare le criticità per promuovere il miglioramento delle cure.
Ma, la di là degli intenti, è indubbio che per la prima volta sono disponibili dati dettagliati e valutati con tutte le accortezze e le compensazioni del caso, di come funzionano realmente i nostri ospedali
E così, Quotidiano Sanità, districando la matassa di dati e variabili statistiche ha cercato di mettere a fuoco l’attività delle strutture nelle varie Regioni, scattando un’istantanea per macro aree. A livello regionale i dati emersi delineano una situazione fortemente variegata, anche tra ospedali strutturalmente simili, dove ci sono aree di eccellenza, ma anche zone d’ombra. In questa prima puntata abbiamo messo sotto la lente, le Regioni del Nord Ovest: Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Liguria. (E.M.)

Legenda
Per facilitare la lettura dell’amplissimo database dell’Agenas, Quotidiano sanità ha preso in considerazione solo nove indicatori relativi alle 31 prestazioni analizzate nel Programma nazionale esiti, selezionando in ogni Regione le prime cinque e le ultime cinque strutture con le performance più o meno favorevoli.
Le diverse strutture sono state collocate, così come realizzato dagli epidemiologi dell’Agenas, in tre fasce: quella blu, i cui dati aggiustati (ossia quei dati per i quali sono state considerate le possibili disomogeneità tra le popolazioni come l’età, il genere, presenza di comorbità croniche, ecc) e “favorevoli”, sono statisticamente certi; quella rossa in cui dati aggiustati “sfavorevoli” non presentano margini di errore statistico; quella grigia dove invece c’è un rischio relativo di errore di un risultato (quello che i tecnici chiamano fattore “p”).  
A cura di Luciano Fassari ed Ester Maragò

02 Maggio 2012

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