Infarto. Gestire lo stress migliora la riabilitazione cardiaca

Infarto. Gestire lo stress migliora la riabilitazione cardiaca

Infarto. Gestire lo stress migliora la riabilitazione cardiaca
Tecniche di rilassamento e di coping, per valutare e affrontare lo stress, ridurrebbero del 50% le complicanze cardiache dopo la riabilitazione. Lo dimostra uno studio americano pubblicato da Circulation.

(Reuters Health) – Anche l’esercizio mentale fa bene al cuore. Tecniche di gestione dello stress, infatti, aiuterebbero i pazienti che si sottopongono a riabilitazione cardiaca. E il beneficio sarebbe evidente: 50% in meno di complicanze nei pazienti che si esercitano nella riduzione dello stress. A dimostrarlo è stato uno studio coordinato da James Blumenthal, psichiatra alla Duke University di Durham, in North Carolina, e pubblicato sulla rivista Circulation.
 
Lo studio
Tutti i 151 pazienti con patologie coronariche presi in considerazione per lo studio si sono sottoposti a 12 settimane di esercizi di riabilitazione. La metà del campione ha inoltre partecipato a sessioni settimanali per la gestione dello stress durante le quali i pazienti si esercitavano con tecniche di rilassamento e di coping, per valutare e affrontare gli eventi stressanti. I ricercatori hanno anche analizzato altri 75 pazienti che erano simili per età e stato di salute ma non avevano aderito al programma di riabilitazione. Metà delle persone sono state quindi seguite per almeno tre anni. Tutti i partecipanti alla riabilitazione hanno compilato un questionario che valutava la depressione, l’ansietà, la rabbia e lo stress e si sono sottoposti ad analisi del sangue per misurare biomarkers di salute cardiovascolare come il colesterolo e la frequenza cardiaca.

I risultati
Dallo studio è emerso che le persone che avevano ricevuto la riabilitazione con esercizi fisici e mentali per la riduzione della stress stavano meglio di tutti gli altri. In questo gruppo, il 18% dei pazienti ha sofferto di un evento cardiaco fatale o minore come infarto, ictus, o angina, che ha richiesto il ricovero. Mentre tra i pazienti che hanno ricevuto solo la riabilitazione fisica, il 33% ha sofferto di eventi cardiovascolari, contro il 47% del gruppo che non si era proprio sottoposto a riabilitazione.

Gli stessi autori hanno sottolineato che, dal momento che si tratta di uno studio che ha coinvolto pochi pazienti, non hanno incluso molte morti causate da eventi cardiaci seri. Inoltre, il campione è stato anche troppo piccolo per misurare gli effetti di specifici interventi per ridurre lo stress. I ricercatori, inoltre, non hanno indagato sul perché alcune persone non si sono volute sottoporre a riabilitazione, supponendo, però, che fossero in condizioni finanziarie, sociali o cliniche differenti.

I commenti
“I dati raccolti dallo studio suggeriscono che questo approccio potrebbe migliorare i programmi di riabilitazione cardiaca”, ha dichiarato Eric Aldrich ricercatore in neurologia e riabilitazione alla Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora. “Dal momento che i problemi cardiaci sono la principale causa di morte negli Stati Uniti, questo potrebbe rappresentare un nuovo trattamento per aiutare a ridurre l’impatto di questa malattia”. Più cauto è invece Rod Taylor dell’Institute of Health Research della University of Exeter Medical School, in Inghilterra, che non era coinvolto nello studio. “La gestione dello stress non è una terapia curativa, non necessariamente ridurrà l’impatto delle malattie cardiovascolari e non funzionerà su tutti i pazienti”, ha spiegato.

Fonte: Circulation 2016

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Lisa Rapaport

23 Marzo 2016

© Riproduzione riservata

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