Influenza. Il contagio avviene prima della comparsa dei sintomi

Influenza. Il contagio avviene prima della comparsa dei sintomi

Influenza. Il contagio avviene prima della comparsa dei sintomi
Ecco perché controllare le epidemie potrebbe essere più difficile di quanto non si pensasse: i furetti sono contagiosi anche prima che arrivino febbre e starnuti. Ma i ricercatori rassicurano: “non è ancora detto che la stessa cosa valga anche per gli esseri umani. Lo studio su PLoS One.

Non è detto che virus dell’influenza si diffonda soltanto quando ci sono naso che cola e grandi starnuti. Il contagio – secondo uno studio dell’Imperial College di Londra – potrebbe avvenire addirittura prima della comparsa dei sintomi, o almeno questo è quanto accade nei furetti. Se il risultato, pubblicato su PLoS One, dovesse essere confermato anche per gli esseri umani vorrebbe dire che contenere un’eventuale pandemia potrebbe risultare ancor più complicato del previsto, poiché l’infezione potrebbe trasmettersi prima che i pazienti si accorgano di essere malati.
 
Alcuni studi precedenti avevano infatti portato alla luce il problema: modelli matematici dimostravano come la maggior parte della trasmissione dell’agente patogeno avvenisse subito dopo la comparsa dei sintomi, ma che parzialmente il contagio avvenisse anche prima. Per meglio indagare la questione, gli scienziati inglesi hanno allora deciso di osservare cosa succede nel mondo animale, e in particolare nei furetti, considerati il modello più adatto allo studio dell’influenza.
 
Gli animali sono dunque stati prima infettaticon il ceppo di suina che fu causa della pandemia del 2009 e poi messi a contatto con altri soggetti sani, per brevi periodi di tempo in diversi momenti dopo l’infezione. La trasmissione è stata così osservata già prima che il primo sintomo, la febbre, comparisse, sia quando i furetti si trovavano nella stessa gabbia, che quando si trovavano in gabbie vicine diverse. Gli scienziati hanno dimostrato dunque che i furetti erano in grado di diffondere il contagio anche 24 ore prima di avere prove evidenti di essere stati infettati a loro volta. “Questo risultato ha implicazioni cruciali per la pianificazione di strategie di risposta in caso di pandemia”, ha spiegato Wendy Barclay, coordinatrice dello studio. “Significa che la diffusione del virus dell’influenza è più difficile da controllare di quanto si pensasse, anche nel caso in cui si applicassero correttamente i metodi di autodiagnosi e misure di controllo della febbre negli aeroporti”.
 
Invece, a cinque o sei giorni dall’infezione l’influenza veniva trasmessacon frequenza molto minore, il che implica – rapportato agli esseri umani – che una persona che si ammala di influenza può ricominciare a uscire e andare al lavoro anche quando i sintomi non sono del tutto passati, senza rischio per le persone con cui vengono a contatto.
Tuttavia, spiegano gli esperti, prima di trarre delle conclusioni su cosa succede su modello umano bisogna essere cauti. “È vero che i furetti sono ad oggi il migliore modello animale su cui studiare l’influenza – ha commentato la prima autrice dello studio, Kim Roberts – ma non è il caso tirare dallo studio su di loro delle conclusioni rispetto agli uomini. In più la ricerca è stata condotta su pochi esemplari, quindi non possiamo essere certi di quale proporzione di contagio avvenga prima della comparsa dei sintomi e quale dopo. Probabilmente è una cosa che dipende dal ceppo”.
 
Laura Berardi

01 Settembre 2012

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