La farmaceutica tra innovazione, crescita e sostenibilità. I players in coro: “Ora tocca alla politica”

La farmaceutica tra innovazione, crescita e sostenibilità. I players in coro: “Ora tocca alla politica”

La farmaceutica tra innovazione, crescita e sostenibilità. I players in coro: “Ora tocca alla politica”
I principali soggetti del settore si sono confrontati, durante una tavola rotonda, nel convegno organizzato da Asis. Unanime l'appello al governo: "Servono interventi decisi, non c'è più tempo". Le priorità: semplificazione burocratica, investimenti in ricerca, maggior accesso al credito.

Innovazione e ricerca, necessità di investimenti in uno scenario di recessione, nuove tecnologie e tutela delle competenze esistenti. Temi complessi e articolati che sottopongono il mercato della farmaceutica a sfide decisive, spesso piene di insidie. Per trovare vie percorribili e per studiare soluzioni efficaci, i principali attori del comparto si sono confrontati in una tavola rotonda a Tirrenia (Pisa) nell’ambito di ‘Innovare per crescere’, il convegno promosso da Asis.

In primis sono le istituzioni a dover accettare una forte assunzione di responsabilità affinché “le aziende siano valorizzate come players fondamentali per lo sviluppo dei territori sotto un profilo industriale”, ha esordito Andrea Paolini, direttore della Fondazione Toscana Life Sciences. In quest’ottica le Regioni “dovrebbero fungere da traino per disegnare nuovi scenari e per trasformare i distretti industriali, concetto ormai superabile, in cluster per l’innovazione”. Senza un supporto istituzionale adeguato, infatti, le pmi, che costituiscono la linfa vitale anche nel settore farmaceutico, rischiano “di disperdere il loro enorme patrimonio e di non riuscire a diventare effettivamente un volano per l’innovazione”. I problemi in campo sono molteplici e riguardano soprattutto “l’accesso al credito legato agli investimenti più a rischio”. La priorità deve essere quindi quella di puntare su razionalizzazioni e integrazioni, in modo da “passare da una logica dimensionale di tipo orizzontale a una impostata verticalmente”.

Le delicate sfide che attendono la farmaceutica non chiamano in causa soltanto le amministrazioni, ma coinvolgono pienamente anche il tessuto universitario. “Negli anni ’70 e ’80 la collaborazione tra università e industria farmaceutica raggiunse l’apice – ha ricordato Ettore Novellino, membro del Consiglio universitario nazionale – Al termine di quella stagione d’oro l’interazione si è progressivamente affievolita, poiché il mercato si è evoluto verso altre direzioni”. Il ruolo degli atenei si è quindi trasformato e ”allo stato attuale serve soprattutto a fornire un indirizzo culturale”. Tuttavia sono emersi problemi di non poco conto, “dato che per anni abbiamo chiesto che la facoltà di Farmacia fosse dotata del numero programmato, modulato sulle esigenze del Ssn. Questa istanza non è stata accolta e quindi stiamo mettendo in campo una politica incentrata sulla diversificazione delle competenze”. Secondo Novellino, il mercato farmaceutico si sta però orientando verso contesti ancora de decodificare, ma un interrogativo si afferma prepotentemente “Stiamo andando verso una medicina a due livelli, una per i ricchi e l’altra per i poveri?”.

Una domanda spinosa, cui ha provato a fornire una risposta Daniel Lapeyre, vicepresidente di Farmindustria. “La scissione tra medicina per ricchi e per poveri non si sta verificando e non si verificherà – ha garantito – poiché in Italia il Ssn garantisce ancora oggi livelli di accesso alle cure omogenei ed eccellenti”. Questo, però, non significa che manchino le note dolenti. “C’è una carenza atavica di politiche che sostengano l’innovazione a 360 gradi e ciò sta mettendo in crisi il sistema industriale”. Il comparto farmaceutico “è riuscito a sopperire a questa lacuna, conservando stabilità, grazie all’enorme qualità delle classe imprenditoriale che, costruendo un export di eccellenza, si è garantita un potentissimo antidoto alla crisi”. Ora però è il turno della politica, “che è chiamata a scegliere immediatamente se accompagnare e sostenere un settore così virtuoso”.

Le responsabilità della politica vengono chiamate in causa anche da Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec. “Chi ci governa deve decidere se le biotecnologie fanno parte o meno del motore economico dell’Italia”. Sino a oggi i riscontri sono stati assolutamente negativi, “basti pensare che il tema non è mai stato inserito nelle agende degli ultimi governi. Si tratta di un errore madornale, in quanto i costi per i farmaci biotech si tramutano automaticamente in plusvalore per la salute e successivamente in volano di sviluppo per tutto il sistema economico”. I problemi sembrano di carattere strutturale, “come la mancanza di seri incentivi alla ricerca, di un efficace credito di imposta e di riforme finalizzate alla semplificazione burocratica”. In questo modo l’economia della conoscenza “si sta impoverendo sensibilmente e quindi spetta a tutti i soggetti in gioco alfabetizzare il governo sui temi della biofarmaceutica. L’approdo deve essere la costruzione di una visione nazionale, che consenta un salto dimensionale: il numero delle industrie biotecnologiche è elevato, ma sono quasi tutte di dimensioni ridicole”.

Altro ambito spesso sottovaluto è quello legato all’automedicazione, “caratterizzato da farmaci che invece consentirebbero di curare circa l’80% delle patologie – ha osservato Stefano Brovelli, presidente di Assosalute”. Si tratta di un settore “che ogni anno assorbe 40 milioni di euro, mentre in Francia sono a quota 80. L’importante è lavorare in primo luogo sul profilo comunicativo, così da sensibilizzare i comportamenti. In base ai riscontri effettuati dall’Istituto superiore di Sanità, in Italia ci sono oltre duemila siti che trattano tematiche legate alla medicina, ma tra questi soltanto duecento possono essere giudicati attendibili”. Anche in questo caso si pone un problema di burocrazia, “perché sarebbe il caso di certificare i portali consultabili. Si tratta quindi di una questione di pura volontà, certamente non di risorse”.

Nel complesso l’innovazione stenta maledettamente a decollare. E non c’è quindi da stupirsi “se le aziende non vogliono investire in un Paese che sembra refrattario a recepire il cambiamento e le trasformazioni – ha riflettuto amaro Stefano Rimondi, presidente di Assobiomedica – Per il comparto dei dispositivi medici parlare di innovazione è vitale, forse ancor più che altrove. I nostri listini cambiano ogni tre anni e la vita media di un prodotto è di cinque anni, a testimonianza del nostro dinamismo. Nuova linfa è necessaria anche in relazione alla nostra morfologia dimensionale, che presenta 3mila aziende ma soltanto mille addetti. Serve assolutamente un salto di qualità: sino a oggi è stata fatta troppa lobby e costruita poca cultura”.

Gennaro Barbieri

Gennaro Barbieri

21 Marzo 2014

© Riproduzione riservata

Caldo record. Aumenta il rischio di malattie infettive. “Servono più prevenzione e cooperazione in Europa”. L’Ecdc lancia l’allarme
Caldo record. Aumenta il rischio di malattie infettive. “Servono più prevenzione e cooperazione in Europa”. L’Ecdc lancia l’allarme

Le estati sempre più lunghe e calde stanno aumentando il rischio di diffusione di alcune malattie infettive in Europa. Per questo servono una cooperazione più stretta tra i Paesi e...

Autocura. L’Oms punta su test fai da te, IA e servizi di prossimità per rafforzare la lotta contro HIV, tubercolosi ed epatiti
Autocura. L’Oms punta su test fai da te, IA e servizi di prossimità per rafforzare la lotta contro HIV, tubercolosi ed epatiti

L’autocura non è più soltanto una scelta individuale, ma una componente strategica delle politiche sanitarie globali. È questo il messaggio che arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che rilancia gli...

Hantavirus, in Cile allerta sanitaria in 13 regioni: letalità al 39%, preoccupa la variante Andes
Hantavirus, in Cile allerta sanitaria in 13 regioni: letalità al 39%, preoccupa la variante Andes

Il governo del Cile ha dichiarato l’allerta sanitaria per l’hantavirus in 13 delle 16 regioni del Paese, da Atacama a Magallanes. La misura è stata formalizzata con un decreto del...

Leishmaniosi. L’Oms aggiorna le linee guida: arrivano terapie più brevi, sicure e meno tossiche per kala-azar e PKDL
Leishmaniosi. L’Oms aggiorna le linee guida: arrivano terapie più brevi, sicure e meno tossiche per kala-azar e PKDL

Trattamenti più brevi, meno tossici e meglio tollerati per una delle malattie parassitarie più letali al mondo. L'Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato le linee guida per la cura della...