Ieri su Qs sono state riportate alcune dichiarazioni di Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao-Assomed, l’associazione maggiormente rappresentativa della dirigenza medica e sanitaria dipendente del Ssn, che mi sembrano particolarmente interessanti da analizzare e commentare. Le dichiarazioni fanno seguito alla audizione di ieri presso la 10ª Commissione Affari sociali del Senato sul disegno di legge per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera. Prima dell’analisi e commento di queste dichiarazioni una sottolineatura mi sembra opportuna: storicamente Anaao prima e Anaao-Assomed dal 1995 ad oggi hanno svolto un ruolo prezioso di critica e supporto (più la prima del secondo, ma non per colpa del Sindacato) alle scelte di politica sanitaria fatte dai vari Governi. Basti ricordare l’enorme anticipo con cui l’Anaao identificò nella gobba pensionistica e nell’imbuto formativo le cause delle enormi difficoltà di sistema che la inadeguata programmazione della formazione dei medici avrebbe determinato. Di questo ruolo sono testimonianza i numerosi interventi di Anaao-Assomed fa su queste pagine a proposito di tutti i temi emergenti nella crisi del Ssn e nel dibattito che la accompagna. Analogo ruolo nella mia esperienza viene svolto da questo Sindacato a livello regionale, come testimoniato da una recente iniziativa che si è tenuta una decina di giorni fa nelle Marche che è stata l’occasione per analizzare anche ciò che è successo in questa Regione a seguito dello scioglimento dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale.
Di solito quando si fanno fervorini così poi di solito parte un “ma”, con una frase tipo “Anaao-Assomed svolge un ruolo fondamentale nel dibattito sulla sanità pubblica italiana, ma…”. Ecco io vorrei fare qualche considerazione su come proseguire questa frase alla luce di alcune dichiarazioni di Pierino Di Silverio riportate ieri su Qs. In particolare mi ha colpito questo virgolettato: “La sostenibilità del Servizio sanitario passa per la valorizzazione, l’autonomia e la responsabilità dei suoi professionisti, il cui lavoro reclama un diverso valore, anche salariale, diverse collocazioni giuridiche e diversi modelli organizzativi che riportino i medici, e non chi governa il sistema, a decidere sulle necessità del malato”. Sono voluto allora andare a leggere il documento completo prodotto da Anaao-Assomed in occasione della audizione e l’ho trovato interessante e largamente condivisibile, a dimostrazione che la capacità di analisi maggiore delle criticità del Ssn stanno molto più in alcuni Sindacati che non nei Partiti. La lettura di questo documento mi porta finalmente a esplicitare quel “ma” che avevo anticipato: “ma occorre che Anaao-Assomed si schieri con decisione a favore di una razionalizzazione delle reti ospedaliere e come conseguenza di un riequilibrio tra ospedale e territorio”.
Una lettura attenta e completa del documento fa emergere una attenzione sia nei confronti del territorio, compresa la prevenzione, che delle altre professioni. Attenzione non scontata per un Sindacato che è nato come Sindacato dei medici ospedalieri. Ma questa particolare attenzione del Sindacato all’ospedale qua e là giustamente riemerge come quando nelle conclusioni Anaao-Assomed scrive “Siamo convinti che l’unica riforma efficace sia quella che parta dai professionisti e miri a garantire ai pazienti un’assistenza più razionale, con minori sprechi di risorse, un adeguato potenziamento degli organici, dei reparti e dell’efficienza complessiva delle strutture ospedaliere. Una riforma che eviti la frammentazione dei servizi e impedisca la creazione di un sistema in cui sussista un “diritto alle cure per pochi e un non-diritto alle cure per molti”, in nome della salvaguardia della missione che la Costituzione ci ha affidato.”
Questa frase finale mi sembra contenga due richiami importanti quando parla della necessità sia di un potenziamento della efficienza complessiva delle strutture ospedaliere che di ridurre la frammentazione dei servizi. Condivido totalmente questa posizione che però impone per coerenza che Anaao-Assomed si schieri per l’applicazione del DM 70/2015, magari rivisto, su cui però il Documento è prudente. Al riguardo scrive infatti che “È necessario inoltre rinnovare i luoghi di cura nella loro organizzazione e nel numero nonché nella razionalizzazione e riavvicinare il dirigente medico e sanitario all’ospedale e il paziente al medico. Lo stesso DM 70 che riorganizzava gli ospedali in base a logiche e criteri demografici ormai obsoleti, richiede una profonda revisione sul piano organizzativo. E sugli effetti prodotti dall’applicazione del Decreto Ministeriale vanno fatte le dovute riflessioni.” Purtroppo è una dichiarazione molto generica che ammette interpretazioni molto diverse, da una revisione del DM 70 che ne accentui l’orientamento alla razionalizzazione delle reti ospedaliere a una sua revisione che porti alla riapertura delle maglie che il DM 70 cercava invece di stringere. La coerenza con gli obiettivi riportati nella parte finale del documento di Anaao-Assomed ( potenziamento della efficienza complessiva delle strutture ospedaliere e riduzione della frammentazione dei servizi) porterebbe per logica il Sindacato a scegliere la strada di un rafforzamento dell’utilizzo del DM 70 aggiornato come strumento di razionalizzazione delle reti ospedaliere regionali compresa la ridefinizione del ruolo delle strutture private (che debbono smettere di essere un’area protetta), ma questa direzione il Sindacato non sembra volerla sostenere con decisione e con proposte mirate. Questo a mio parere è un errore perché è l’unica direzione coerente con il quadro epidemiologico e con il quadro di vincoli in cui il Ssn opera. La incertezza del Sindacato e dei professionisti sulla necessità di prendere questa strada porta poi alla nascita di quelle assurdità dei super ospedali e degli ospedali elettivi che ancora non si sa cosa sono. Aggiungo anche che una posizione chiara di Anaao-Assomed su un riordino ospedaliero che riduca la frammentazione e aumenti l’efficienza è urgente e va portata dentro le Regioni perché in molte di queste (le Marche in testa) si sta andando e pure di corsa nella direzione opposta.
Ma magari mi sbaglio e Anaao-Assomed di questo è già convinta e su questo sta già lavorando. In questo caso di chi ma ferisce…
Claudio Maria Maffei